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Prepariamoci a una lunga crisi economica causata dalla crisi energetica. Trump è riuscito in un'impresa che in pochi potevano fare: trattare la fine di una guerra scatenata da lui per il ritorno allo status quo precedente. Direte voi: c'era in ballo l'arma atomica del regime. Sapete chi si è ritirato dall'accordo sul nucleare con l'Iran e ha dato vita a una nuova fase di ricerca e sviluppo? Trump durante la sua prima presidenza.
Lo stesso Trump che si è fidato di Netanyahu per attaccare l'Iran, convinto che sarebbe durata poco e con una vittoria già in tasca, mentre i suoi fedelissimi gli dicevano di non farlo, compreso il capo della Cia. Oggi e nei prossimi mesi saremo noi a pagare le conseguenze, anche per colpa dell'estrema destra europea che ha fatto una battaglia tutta ideologica contro il Green Deal e ci ha fatto tornare indietro alla dipendenza dal gas e dal petrolio.
La destra della Lega e di Fratelli d'Italia, alleati del più longevo autocrate europeo che ieri ha perso nettamente contro un'altra destra, che almeno prova a essere più presentabile. La sconfitta di Orban non può che essere una buona notizia, soprattutto con un Trump così debole in casa sua. Segno che l'estrema destra si può sconfiggere. Ma attenzione a festeggiare: Peter Magyar è nato e cresciuto nella destra ungherese e ha militato a lungo dentro Fidesz, il partito di Orban. Lo ha sconfitto perché ne conosce i segreti, ma la linea politica è diversa su alcuni punti, non molti. La battaglia si è concentrata sulla corruzione del regime di Orban. 138 seggi a Magyar, 55 a Orban, 6 a un gruppo più estremista di quello di Orban. Bene per l'Europa che si è tolta una spina nel fianco, ma in Ungheria la strada è tutta da tracciare.
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