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I migranti sono la grande distrazione di massa per non parlare di economia, salari e clima

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Sono passati tredici anni dalla strage di Lampedusa, quando il 3 ottobre 2013 morirono 368 persone, annegate a poche decine di metri dalla terra che le avrebbe salvate.

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In questi tredici anni le migrazioni sono state al centro delle campagne elettorali e del dibattito politico italiano. Purtroppo nei prossimi mesi non cambierà nulla: continueremo a parlare di migranti, sbarchi, maranza e seconde generazioni.

La propaganda della destra come diversivo

La destra usa questi temi nel momento in cui non sa che altro dire sulla crisi economica che stiamo vivendo e come diversivo alle vere emergenze: la crisi climatica, che ci mette tutti in pericolo, e le disuguaglianze, che aumentano ogni giorno di più nel nostro Paese.

Preferiscono dare in pasto all'opinione pubblica il tema migratorio, parlando di remigazione, di centri in Paesi terzi e di repressione sempre più dura all'interno dei nostri confini.

Dalle classi agli hub esteri: il modello della repressione

In questi giorni si è parlato del tetto massimo per gli studenti stranieri all'interno delle classi italiane. In Europa sarà possibile istituire hub in Paesi terzi per deportare i migranti per capirci, il modello Albania di Giorgia Meloni e il Ministro dell'Interno Piantedosi ha annunciato l'apertura di nuovi CPR.

I Centri di Permanenza per il Rimpatrio non servono a nulla: spesso al loro interno vengono trattenuti migranti provenienti da Paesi con i quali non esistono accordi bilaterali per il rimpatrio. Si tratta di strutture dove le condizioni disumane risultano peggiori rispetto a quelle delle carceri.

In questi mesi un'inchiesta della Procura di Ravenna ha messo sotto accusa una rete di avvocati, medici e perfino una parlamentare, Ilaria Cucchi, che hanno assistito i migranti o denunciato le violazioni dei diritti all'interno dei CPR. Lo Stato, invece di migliorare quelle condizioni, preferisce attaccare chi le denuncia.

La detenzione amministrativa e l'abuso di psicofarmaci

Per capire quale sia la condizione nei CPR basta guardare la percentuale di psicofarmaci somministrati all'interno di queste strutture. I migranti trattenuti non hanno commesso reati, ma si trovano in fermo amministrativo perché non hanno i documenti in regola. La somministrazione di psicofarmaci nei CPR è di molto superiore a quella delle carceri italiane, dove già si registra un consumo oltre volte superiore rispetto alla popolazione libera.

Quello degli psicofarmaci è uno dei tanti elementi che chiariscono come questi centri non siano stati pensati come luoghi di trattenimento temporaneo come previsto originariamente per un massimo di 90 giorni, poi prolungato a 18 mesi dal governo, ma come una vera e propria detenzione punitiva applicata a chi non ha commesso alcun reato.

Il fallimento dei rimpatri e la produzione di marginalità

Se l'obiettivo fosse quello di rimpatriare, bisognerebbe farlo con procedure rapide ed evitandone la detenzione prolungata. Se invece l'obiettivo è punitivo, allora questo strumento risulta efficace.

Resta un interrogativo: una volta arrivati ai 18 mesi, dove andranno queste persone? Senza accordi di riammissione con i Paesi d'origine è impossibile eseguire i rimpatri. Di conseguenza, verranno rimesse sul territorio nazionale persone che hanno subito una violenza istituzionale inaudita, spesso dipendenti da psicofarmaci e spinte verso una condizione di profonda marginalizzazione sociale.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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