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I complotti dietro gli Epstein files: mossad, russi e il tentativo di insabbiare tutto

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Il caso degli Epstein Files sta travolgendo il dibattito pubblico globale, ma in Italia la discussione procede a rilento, e questo che non rende giustizia alla gravità né alle vittime del finanziere né delle crisi politiche in atto tra Stati Uniti e Regno Unito. Eppure, oltre i dettagli scabrosi che abbiamo affrontato nella puntata di giovedì scorso con l'antropologa Giulia Paganelli , emerge un fenomeno strutturale più profondo: il tentativo deliberato di saturare l'attenzione pubblica per renderla incapace di distinguere il fatto dal complotto.

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Negli ultimi 3 milioni di email e documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia c’è tutto e il contrario di tutto. Questa mole di dati permette a chiunque di selezionare frammenti utili a puntellare la propria narrazione. Non siamo di fronte a una deriva spontanea di "pazzi scellerati", ma a una precisa volontà di allagare i campi: alzare la posta con dettagli talmente assurdi e atroci — come le narrazioni su bambini uccisi e seppelliti — da rendere l’intera vicenda inverosimile e, dunque, non credibile.

Il piano dello scontro politico è netto. Negli Stati Uniti, i repubblicani continuano l'offensiva contro i democratici: a fine febbraio è prevista l'audizione al Congresso dei coniugi Clinton in merito ai rapporti intrattenuti durante i festini del finanziere. Di contro, i democratici evidenziano il legame tra Epstein e Donald Trump, un dato supportato da un archivio fotografico e documentale difficilmente confutabile.

Ma la ragnatela è transnazionale. Si rafforza la pista che porta al Mossad, alimentata dai rapporti con l’ex premier israeliano Ehud Barak e dalle analisi della stampa araba che vedono in Epstein un agente dell’intelligence di Tel Aviv. Parallelamente, si apre il fronte russo: sebbene manchino prove fotografiche di incontri diretti con Putin, le email suggeriscono un doppio gioco di Epstein, teso da un lato ad accreditarsi presso la diplomazia russa e dall'altro a favorire un cambio di regime al Cremlino. Su questo versante, l’indagine aperta in Polonia sui flussi finanziari del finanziere potrebbe fornire risposte cruciali.

A questo quadro si aggiunge il ruolo delle società private di sorveglianza, con Palantir in posizione dominante. La società, che controlla segmenti vitali dell'intelligence mondiale attraverso contratti con l'esercito israeliano, l'ICE e i servizi britannici, vede tra i propri soci numerosi soggetti legati alla galassia Epstein.

Mentre proliferano account nati per monetizzare lo scandalo attraverso la rivisitazione di vecchi complotti antisemiti, dobbiamo comprendere la natura reale del soggetto in questione. Jeffrey Epstein era un broker, un intermediario che faceva della rete di relazioni sterminate il proprio capitale professionale. La sua mancanza di coerenza politica non era un limite, ma una funzione del suo lavoro: vendere informazioni e accreditarsi presso nuovi gruppi di potere.

Comprendere questa vicenda significa guardare dentro i meccanismi opachi dell'influenza globale. Scanner parte da qui.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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