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La vicenda del voto degli studenti e delle studentesse fuori sede è significativa e rappresentativa dell'Italia di oggi: un ostacolo che poteva essere superato molto facilmente con la richiesta di iscrizione alle liste elettorali nel collegio dove quelli stessi studenti e le stesse studentesse studiano, oppure lavorano o semplicemente si trovano in quel momento.
Quando si parla di elezioni politiche, nazionali o europee, la situazione è differente perché ogni territorio elegge i propri rappresentanti nel collegio di riferimento; quelle stesse persone rappresenteranno proprio quel territorio nei cinque anni successivi. Ma quando si parla di un referendum con un quesito così semplice, sì o no su tutto il territorio nazionale, non c'era davvero nessuna scusa per negare il diritto a 5 milioni di giovani di votare.
Anche perché spesso i boomer si lamentano che i giovani non credono più in niente, che loro quando erano giovani hanno fatto la storia con la rivolta studentesca e con la militanza nei partiti di massa. Ma oggi invece quelle stesse persone si sono arroccate su posizioni di comando in molti settori cruciali della nostra società: dal giornalismo alla politica, dall'imprenditoria a tanti altri settori. È quella generazione che ha deciso di restare al comando fino alla fine senza lasciare spazio alle nuove generazioni, alla Generazione Z o alla Generazione X.
Eppure c'è stato un movimento incredibile: migliaia e migliaia di giovani hanno scelto di fare i rappresentanti di lista nei seggi solo per poter votare, bypassando quindi questo problema per rivendicare il proprio diritto. La grande affluenza di queste ore è un segnale positivo per la democrazia che tutti i sondaggi non avevano previsto; alla fine sarà circa il 60% dei votanti, secondo le proiezioni dei sondaggisti.
Manca ancora un bel pezzo di società, il 40%, che si deve sentire coinvolta all'interno delle scelte politiche così cruciali come la giustizia per la nostra società; ma quello che fa ben sperare è che questi giovani, gli attuali studenti e le attuali studentesse universitarie, si sentono coinvolti e hanno voglia di cambiare. Hanno voglia di dire la loro. Questo per il nostro futuro non può che essere un segnale positivo.
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