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Dopo l’attacco all’Iran si va verso una guerra regionale

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Ventitré anni dopo l'invasione dell'Iraq, lo scenario mediorientale subisce una nuova, radicale destabilizzazione. Se nel 2003 i protagonisti erano George W. Bush e Tony Blair, oggi sono Donald Trump e Benjamin Netanyahu a determinare il caos nell'area. L'offensiva contro l'Iran si è trasformata in un conflitto esteso che, secondo gli annunci dello stesso Trump, non sarà un'operazione lampo ma una campagna di durata indefinita.

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In un dejà vu storico, il Regno Unito ha confermato il proprio appoggio bellico agli Stati Uniti e a Israele. Il premier laburista Keir Starmer ha annunciato l'ingresso in guerra, segnando una continuità con la linea di Blair, nonostante le ombre proiettate dall'arresto di Mandelson — figura chiave del blairismo e vicino a Starmer — accusato di aver passato documenti riservati a Jeffrey Epstein.

A differenza del 2003, quando l'intervento venne giustificato con la retorica dell'esportazione della democrazia e la ricerca di inesistenti armi di distruzione di massa, l'attuale operazione si muove in un contesto mutato. L'Iraq e l'Afghanistan restano moniti di fallimenti strutturali che hanno favorito la nascita di formazioni jihadiste come Al-Nusra e Daesh. L'Iran, tuttavia, rappresenta un attore differente, con una capacità di influenza regionale consolidata attraverso milizie coordinate, un tempo, da Qasem Soleimani, ucciso da Trump durante il suo primo mandato.7

La morte di Ali Khamenei

Le notizie delle ultime ore descrivono una decapitazione della catena di comando iraniana. Risulterebbe confermata l'uccisione della guida suprema Ali Khamenei, colpito da missili antibunker simili a quelli utilizzati contro il segretario di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Nel bombardamento sarebbero rimasti uccisi anche il capo di Stato, il vertice delle forze armate e numerosi funzionari delle Guardie Rivoluzionarie. Sul campo si registrano pesanti perdite civili: un attacco nel sud del Paese avrebbe colpito una scuola elementare, causando la morte di oltre ottanta bambine.

Trump come Bush

Mentre la propaganda internazionale mostra immagini di festeggiamenti nelle strade di Teheran, la realtà appare più complessa. Una parte della popolazione, pur non sostenendo il regime, respinge l'ipotesi di un'invasione straniera. Il dato politico rilevante resta però il cambio di paradigma di Donald Trump: eletto con la promessa dell'isolazionismo e del "Make America Great Again", il primo presidente Maga ha finito per ricalcare le orme dei neocon, aprendo nuovi fronti bellici e smentendo la narrazione di un'America non più interessata ai conflitti esterni.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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