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Cosa sapeva Netanyahu prima del 7 ottobre: i dossier dell’intelligence, i negoziati e il caso Shin Bet

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Netanyahu sapeva dell'operazione di Hamas del 7 ottobre 2023, questo è quello che emerge da diverse fonti giornalistiche e di intelligence. Se vogliamo raccontare quello che è accaduto quel giorno non possiamo non partire da questo.

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La tesi dell'attacco del tutto imprevedibile cade di fronte ai documenti riservati e ai verbali emersi nei mesi successivi all'operazione di Hamas. La strategia politica seguita per anni dal governo israeliano era basata sul concetto di mantenere divisa la rappresentanza palestinese, consentendo l'afflusso di fondi del Qatar alla leadership di Hamas a Gaza per indebolire l'Autorità Nazionale Palestinese. Il concetto romano del dividi et impera per Netanyahu è un punto fermo nella gestione del conflitto.
Il premier israeliano era convito che bastassero il soldi e il potere a tenere buono Sinwar e per questo ha deciso di ignorare gli avvertimenti arrivati dalle strutture di sicurezza.

I dossier dell'intelligence: "Jericho Wall" e le note dell'Aman

Nel novembre 2023, un'inchiesta del New York Time firmata da Ronan Bergman e Adam Goldman ha rivelato che l'esercito e l'intelligence israeliana disponevano da oltre un anno del piano d'attacco dettagliato di Hamas, codificato come "Jericho Wall".

Qui ne riportiamo un passaggio:

"il documento di 40 pagine, che le autorità israeliane hanno ribattezzato "Jericho Wall", delineava esattamente il tipo di invasione che ha portato alla morte di circa 1.200 persone. […] Hamas ha seguito il piano con una precisione scioccante: lancio iniziale di razzi, droni per accecare le telecamere e le torrette automatiche lungo la recinzione, e uomini armati entrati in Israele con parapendii, moto e a piedi".

Nel luglio 2023, un'analista dell'Unità 8200 dell'esercito israeliano segnalò un'esercitazione di Hamas identica al piano Jericho Wall. I superiori hanno liquidato la segnalazione definendola "un esercizio immaginario".

Inoltre, il quotidiano Ynet ha documentato quattro lettere formali inviate tra marzo e luglio 2023 dal capo dell'Intelligence Militare (Aman) a Netanyahu. Qua riportiamo un passaggio:

"l’Intelligence Militare ha inviato quattro lettere d’avvertimento straordinarie a Netanyahu. Si spiegava che i nemici di Israele vedevano la spaccatura politica interna, causata dalla riforma della giustizia, come un punto di debolezza storica. L'intelligence segnalava che la deterrenza era crollata e che gente come Sinwar e Nasrallah vedeva un’occasione d’oro per colpire".

Le segnalazioni da Egitto ed Emirati Arabi Uniti

Pochi giorni dopo l'attacco, l'agenzia Associated Press ha riportato la testimonianza di un alto funzionario dell'intelligence egiziana:

"Un alto funzionario dell’intelligence egiziana ha raccontato ad AP che Il Cairo aveva avvertito più volte gli israeliani che stava per succedere "qualcosa di grande". Il capo dei servizi egiziani, Abbas Kamel, ha telefonato di persona a Netanyahu appena 10 giorni prima dell'attacco per dirgli che da Gaza ci si aspettava un'operazione enorme".

Mentre l'ufficio del Premier smentiva, inchieste di Haaretz hanno confermato che avvertimenti sulla crescita della tensione a Gaza erano giunti anche dai canali diplomatici degli Emirati Arabi Uniti.

La propaganda immediata e le notizie smentite

Nelle ore successive all'attacco, la comunicazione ufficiale si è concentrata sul mobilitare il sostegno internazionale. In questa fase sono state diffuse informazioni non verificate, come la presenza di "40 bambini decapitati" o "neonati messi nei forni".

La giornalista della CNN Sara Sidner, dopo aver citato in diretta la conferma dell'ufficio del Primo Ministro israeliano su queste ricostruzioni, ha successivamente smentito la notizia su X:

"L’ufficio del Primo Ministro israeliano ieri aveva detto di aver confermato le decapitazioni dei bambini mentre eravamo in diretta. Oggi dicono che NON possono confermarlo. Dovevo stare più attenta, mi dispiace. Siamo stati tratti in inganno". 

Nonostante le verifiche condotte dai quotidiani israeliani come Haaretz abbiano escluso questi specifici elementi, le affermazioni sono state riprese all'estero. In Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha continuato a citare pubblicamente il resoconto dei bambini bruciati nei forni anche a seguito delle precisazioni fornite dai portavoce militari.

La gestione dei negoziati sugli ostaggi

Durante l'operazione militare a Gaza, i rappresentanti delle famiglie degli ostaggi e i vertici negoziali di Mossad e Shin Bet hanno contestato la gestione delle trattative al Cairo e a Doha da parte del governo.

Un'inchiesta del Wall Street Journal ha ricostruito la dinamica dei colloqui:

"i negoziatori israeliani e stranieri erano sempre più frustrati per le uscite di Netanyahu, che tirava fuori nuove richieste ogni volta che si arrivava a un punto di svolta. L'insistenza dell'ultimo minuto nel voler tenere le truppe sul Corridoio Filadelfia ha bloccato tutto. Per i militari era una condizione del tutto inutile sul piano strategico, ma a Netanyahu serviva per non far crollare la sua coalizione con la destra radicale".

La prosecuzione delle operazioni militari è rimasta la condizione posta dai ministri ultranazionalisti Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich per non ritirare il sostegno alla maggioranza di governo.

Lo scontro con lo Shin Bet e la sostituzione di Ronen Bar

Nel corso del conflitto si è aperto uno scontro diretto tra Netanyahu e i vertici delle agenzie di sicurezza. Il caso principale riguarda Ronen Bar, direttore dello Shin Bet (il servizio di sicurezza interna).

Bar ha ammesso le responsabilità della propria struttura per le falle del 7 ottobre, ma si è opposto ai tentativi dell'esecutivo di condizionare le indagini interne. Quando il governo ha avviato le procedure per la sua rimozione, Bar ha inviato una lettera ai ministri, ripresa dalla stampa israeliana, in cui accusava l'esecutivo di interferire sui negoziati e sulle indagini relative all'ufficio del Premier.

Come riportato da The Times of Israel:

"in una lettera inviata ai ministri, il capo dello Shin Bet Ronen Bar ha affermato che Netanyahu ha sabotato intenzionalmente l'accordo sugli ostaggi e ha avvertito che la sua cacciata punta a minare le indagini sulla penetrazione di influenze straniere nell'ufficio del Primo Ministro".

Nonostante i ricorsi e gli interventi della Corte Suprema per congelare la procedura, l'esecutivo ha proseguito nell'iter per la sostituzione dei vertici dell'agenzia, indicando figure ritenute maggiormente allineate all'indirizzo politico del governo.

L'opposizione alla Commissione d'Inchiesta Statale

In Israele, l'analisi dei grandi fallimenti sistemici è affidata per legge alla Commissione di Stato d’Inchiesta, un organo indipendente presieduto da giudici della Corte Suprema.

Netanyahu ha respinto le richieste di istituire tale commissione, proponendo la creazione di comitati di indagine parlamentari o governativi. Il quotidiano Haaretz ha sintetizzato le ragioni di questo rifiuto:

"Netanyahu sa benissimo che una Commissione vera non si fermerà a quello che è successo la mattina del 7 ottobre. Andrà a scavare negli ultimi dieci anni: i valigioni di contanti del Qatar fatti passare a Gaza con il via libera del governo, gli avvertimenti dell'intelligence ignorati e la scelta di far crescere Hamas per deprimere l'Autorità Palestinese. Ecco perché vuole controllarla lui".

L'insieme dei fatti documentati mostra un percorso lineare: la mancata considerazione dei report d'intelligence prima dell'attacco, la gestione della comunicazione nella fase iniziale del conflitto, i vincoli posti alle trattative per gli ostaggi, la riorganizzazione dei vertici dei servizi di sicurezza e il blocco di indagini indipendenti sulle responsabilità politiche e strategiche.

Insomma, Netanyahu ha ignorato gli allarmi e ha utilizzato il massacro del 7 ottobre 2023 a proprio favore, per evitare i processi per corruzione e abuso d'ufficio e per restare in carica rinviando le elezioni.
Tra 20 giorni si voterà, dopo più di 3 anni da quel giorno e vedremo cosa accadrà.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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