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Anche Santanchè si è dimessa, ora Meloni vada in Parlamento per assumersi le sue responsabilità

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Daniela Santanchè, la ministra del Turismo, si è dimessa dopo una richiesta fin troppo esplicita di Giorgia Meloni arrivata a circa ventiquattro ore prima che le chiedesse la stessa sensibilità istituzionale di Andrea Delmastro e di Giusy Bartolozzi che si erano dimessi proprio il giorno precedente. Ieri è stata una lunga giornata perché le dimissioni si attendevano già da metà mattinata. Arrivavano voci da un lato ufficiali di Daniela Santanchè che diceva che il lavoro stava andando avanti, che sarebbe andata al Ministero e che non c'erano problemi e sarebbe rimasta al suo posto. Dall'altro invece si parlava proprio di dimissioni imminenti e sono arrivate alla fine del pomeriggio con una lettera che in realtà è un atto di accusa nei confronti della Presidente del Consiglio dei Ministri, anche perché appunto dice "pago per altri", lo dice in maniera molto esplicita e tutti i giornali oggi la riprendono. Soprattutto è il tempismo che ha fatto arrivare a queste conclusioni Daniela Santanchè.

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Daniela Santanchè ha un'inchiesta, anzi ha un processo in corso per il caso Visibilia. A giugno finiranno le udienze e si aspetterà il primo grado di giudizio, e poi c'è una questione per la quale però bisognerà aspettare la Corte per truffa ai danni dell'INPS. Parla anche di questo nella lettera dicendo: "La mia fedina penale è immacolata". In qualche modo respinge completamente le accuse per questo processo e per un eventuale processo, e quindi l'accusa a Giorgia Meloni è sul tempismo. Sta cercando uno scaricabarile e sta cercando di dare la colpa ad altri. Appare evidente però che Santanchè non doveva dimettersi ieri dopo un referendum perso, ma doveva dimettersi molto tempo prima quando c'è stato appunto il rinvio a giudizio.

Il nodo della responsabilità politica e il precedente storico

Questo doppiopesismo evidentemente ha pesato sul giudizio anche dei votanti, degli italiani e delle italiane rispetto proprio a un governo che aveva come tema principale proprio quello della giustizia e della sicurezza, intesa in maniera più ampia e non solo repressione delle piazze come invece lo interpreta questo governo. Questo ha fatto scontare a Giorgia Meloni questo doppiopesismo nella gestione dei casi Delmastro, che è stato anche condannato per rivelazioni di atti d'ufficio per il caso Cospito, e di tutta la questione legata ad Caroccia, ovvero un prestanome della camorra a Roma. Adesso c'è la questione Santanchè: insomma si sono dimessi, Meloni ha dei capri espiatori.

La sensibilità politica

Nel frattempo però Nordio resta lì. Non voglio andare troppo indietro, però ventisei anni fa era il diciannove aprile del duemila quando Massimo D'Alema, Presidente del Consiglio dei Ministri, si dimise dopo una sconfitta elettorale dove pesò soprattutto la sconfitta in Molise. Senza nulla togliere all'importanza della piccola regione del centro Italia, è evidente che un referendum costituzionale su una riforma della giustizia centrale per questo governo forse conta di più di una sconfitta elettorale di una regione. Eppure l'allora Presidente del Consiglio disse: "Lo faccio per un atto di sensibilità politica, non certo per dovere istituzionale". Disse questa frase perché Gianfranco Fini, in questo momento padre nobile riscoperto di Fratelli d'Italia e di Giorgia Meloni, disse che "se D'Alema avesse avuto un minimo di decoro istituzionale avrebbe rassegnato oggi stesso le dimissioni perché al voto delle regionali era uscito seccamente sconfitto"

Oggi questa sensibilità politica non c'è più. Giorgia Meloni non solo non si dimette, lo ha detto già prima del referendum, ma continua a dire che questo referendum non c’entra nulla con la politica e con il governo, come se questa riforma non fosse arrivata proprio dal governo e soprattutto il governo non l'avesse blindata.
Questo governo non può non assumersi la responsabilità, non dico per sensibilità politica utilizzando le parole di Massimo D'Alema, ma almeno un passaggio alle Camere, una richiesta di fiducia o una verifica di governo. Di vie di uscita da una crisi ce ne sono tantissime, ma negare sembra essere la linea di Giorgia Meloni. Quello che sta accadendo poteva essere evitato con un coinvolgimento delle opposizioni o assumendosi la responsabilità. Invece si sono trovati tre capri espiatori: Delmastro, Bartolozzi e Santanchè.

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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