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Coronavirus
15 Luglio 2021
14:05

Variante Delta nel Lazio, che età ha chi l’ha contratta e in quali zone è più diffusa

D’Amato ha diffuso le cifre sui contagi della variante Delta del Covid-19. Dai dati emerge come nel Lazio il 90% dei casi non si è sottoposto a vaccinazione, oppure ha ricevuto una sola dose. L’età media delle persone infettate è 29 anni e la zona nella quale è maggiormente diffusa è l’area metropolitana di Roma.
A cura di Alessia Rabbai
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"Chi contrae la variante Delta nel Lazio per il 90% dei casi non si è sottoposto a vaccinazione, oppure ha ricevuto una sola dose. L'età media delle persone infettate è ventinove anni e la zona nella quale è maggiormente diffusa è l'area metropolitana di Roma Capitale". Sono le parole dell'assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato, che ha fornito le cifre di un periodico bilancio sull'andamento dei contagi, in particolare, della variante Delta, la quale attualmente è prevalente in tutte le Asl del territorio regionale, in particolare nelle Asl Roma 1, 2, 3, nella zona di Fiumicino e, in parte, nella 4 e 6. Prosegue spedita la campagna vaccinale, ma nonostante i numeri raggiunti delle persone che si sono sottoposte volontariamente alla vaccinazione, per una copertura totale del 50%, D'Amato ribadisce che "i casi positivi sono destinati ad aumentare e, grazie alle vaccinazioni, al momento senza particolari aggravi sulla rete ospedaliera".

Chi contrae la variante delta nel Lazio ha un'età media di 29 anni

Il 90,4% dei casi con variante Delta nel Lazio, spiega D'Amato, non ha ricevuto alcuna dose di vaccino, oppure non ha completato l'iter vaccinale. Questo è quanto emerso dalle verifiche. Per quanto riguarda l'età delle persone che l'hanno contratta finora all'interno della regione, sono emersi i seguenti dati: il 66% è al di sotto ai 30 anni e mentre l'età media è di 29 anni. Il 76,5% dei casi con variante Delta non è vaccinato, mentre, se consideriamo anche i vaccinati con una sola dose, la percentuale supera il 90%. A fronte di questo l'assessore ribadisce: "Risulta evidente come questa pandemia, nelle prossime settimane, porterà a colpire soprattutto coloro che non si saranno vaccinati".

"Green pass per mantenere attività aperte"

D'Amato è tornato sull'importanza del green pass, come strumento "che serve per far mantenere aperte le attività, anziché andare verso interventi di chiusure generalizzate, che rischiano di penalizzare coloro che, invece, con grande senso civico, hanno effettuato il percorso vaccinale". E ha esortato il governo a stabilirne "presto ed in maniera univoca le modalità". Sulla stessa lunghezza d'onda il direttore sanitario dell'Istituto nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani Francesco Vaia, che in un'intervista rilasciata a Fanpage.it ha dichiarato che, qualora il green pass venisse rilasciato dopo la doppia vaccinazione, potrebbe rivelarsi prezioso a livello europeo per consentire la libera circolazione in sicurezza delle persone già immunizzate".

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