Condannato a 24 anni di reclusione Valentino Talluto, il 36enne affetto da Hiv che ha contagiato volontariamente una trentina di donne attraverso rapporti sessuali non protetti. Si è così chiuso il processo di secondo grado voluto dalla Cassazione, che il 30 ottobre dello scorso aveva confermato la responsabilità dell'imputato e restituito gli atti a una nuova sezione della corte di assise di appello affinché venissero esaminati quattro episodi dai quali Talluto era stato assolto ottenendo una pena a 22 anni di carcere per lesioni gravissime con dolo eventuale e non per epidemia dolosa.  La sezione 3 bis della corte d'assise di appello ha riconosciuto le responsabilità dell'uomo anche per i quattro casi residui, confermando in questo modo i 24 anni di carcere stabiliti il 27 ottobre del 2017.

Rapporti sessuali non protetti nonostante la sieropositività

Valentino Talluto, ragioniere originario di Caltanissetta ma residente a Roma, scopre nel 2006 di essere affetto dal virus dell'Hiv. Nonostante la sieropositività continua ad avere rapporti sessuali con decine di donne, senza mai rivelare le sue reali condizioni alle proprie amanti conosciute attraverso chat e social network. La vicenda emerge nel novembre del 2015, dopo che una delle sue partner scopre di aver contratto il virus. Nel corso del tempo emergono molte altre donne che denunciano di aver avuto rapporti non protetti con l'uomo e risultate in seguito positive all'Hiv. Talluto viene arrestato e il processo inizia nel marzo del 2017: il 27 ottobre dello stesso anno viene condannato in primo grado a 24 anni di carcere per lesioni gravissime, ma non per il reato di epidemia dolosa mosso dall'accusa, che aveva chiesto l'ergastolo per Talluto. L'11 dicembre del 2018 la Corte d'Appello ha ridotto la pena a 22 anni per lesioni gravissime con dolo eventuale, assolvendolo per quattro casi di donne da lui contagiate secondo gli inquirenti. Alla fine del 2019 la Cassazione chiede un nuovo processo d'appello nei confronti di Talluto, portando a riesaminare i quattro casi per i quali l'uomo è stato precedentemente assolto, ma non ritenendolo responsabile di epidemia. Il processo bis si è chiuso oggi, 19 ottobre.