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Servizi tagliati e personale in fuga: il disastro di Fdi all’istituto per ciechi Sant’Alessio. E ora, le dimissioni del direttore

Dal taglio dei servizi alle condizioni degli anziani, fino a incarichi e nomine controverse: cosa sta succedendo al Sant’Alessio, l’istituto per ciechi di Roma. L’inchiesta di Fanpage.it ricostruisce un sistema in cui a pagare sono sempre gli stessi: i fragili.
A cura di Marco Billeci
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Può un istituzione gloriosa –  nata oltre un secolo e mezzo fa e riconosciuta per decenni come eccellenza nell'assistenza alle persone cieche – cadere sotto i colpi della destra targata Colle Oppio? È questo il timore che da mesi esprimono utenti e lavoratori del Sant'Alessio, istituto con sede a Roma e specializzato nella cura della disabilità visiva. Sorto nel 1868 per volontà di Papa Pio IX, come altre istituzioni religiose di questo tipo nel corso del ‘9oo è passato sotto il controllo pubblico, fino alla recente trasformazione in Azienda di Servizi alla Persona (Asp), ente pubblico non economico vigilato dalla Regione Lazio.

È di poco fa la notizia delle dimissioni di Massimo Canu, direttore del Sant'Alessio in quota Fratelli d'Italia, la cui gestione è stata al centro di questa nostra inchiesta di Fanpage.it. Solo quattro giorni fa abbiamo chiesto a Canu un commento riguardo tutto ciò che in questi mesi gli è stato contestato: ha gentilmente declinato la nostra offerta, spiegando che avremmo dovuto rivolgerci al Consiglio d'amministrazione. Il video che avevamo realizzato uscirà domani su tutti i canali di Fanpage.it.

Da decenni il Sant'Alessio è considerato un punto di riferimento, nel Lazio e non solo, per l'assistenza delle persone cieche e ipovedenti: bambini che devono imparare a convivere con la disabilità visiva, giovani e adulti alla ricerca di percorsi di autonomia, anziani costretti a fare i conti con la perdita della vista, magari avvenuta in tarda età. Persone la cui condizione è spesso aggravata dalla presenza di altre patologie, fisiche o mentali. A tutti loro, il Sant'Alessio offre percorsi di terapia e riabilitazione personalizzati, a cui si associavano fino a poco tempo fa un'altra serie di altre iniziative, dallo sport per i ragazzi alla radio per i più anziani.

L’ingresso dell’Istituto Sant’Alessio da Roma
L’ingresso dell’Istituto Sant’Alessio da Roma

"Io sono entrata in contatto con il Sant'Alessio quando mio figlio Gabriele  aveva 11 mesi", racconta a Fanpage.it Isabella, madre di un bambino con una grave disabilità visiva. "Il suo percorso di terapia continua ancora oggi che ha quasi dieci anni, e se ora Gabriele è un bambino in gran parte autonomo è perché è stato seguito in maniera eccellente", spiega la donna, che insieme a molti altri madri e padri di piccoli utenti dell'istituto ha creato il Comitato Genitori del Sant'Alessio, per difendere la qualità dell'assistenza della Asp.

L'arrivo di Canu al Sant'Alessio

Da oltre un anno infatti i genitori denunciano il progressivo impoverimento dei servizi di cura e terapia offerti dall'ente. L'inizio del declino viene fatto coincidere con l'arrivo alla guida operativa dell'istituto dello psicoterapeuta Massimo Canu, nominato direttore generale della Asp a luglio 2024. Canu è un professionista con una chiara connotazione politica: è stato tra i fondatori di Fratelli d'Italia e responsabile Politiche Sociali del partito. Più recentemente,  Canu è stato anche consulente del governo Meloni per le politiche antidroga. Ma il suo legame con l'attuale premier e gli altri vertici di Fdi è  ben più antico e risale ai tempi della comune frequentazione della mitologica sezione di Colle Oppio a Roma, che ha allevato gran parte della classe dirigente della Fiamma.

Massimo Canu durante un’iniziativa di Fratelli d’Italia
Massimo Canu durante un’iniziativa di Fratelli d’Italia

Come spesso succede nelle storie che riguardano Fratelli d'Italia, ai legami politici di Canu si sommano quelli personali: il dg del Sant'Alessio infatti è anche il marito della viceministra del Lavoro meloniana, Teresa Bellucci. Una relazione che tornerà d'attualità più avanti in questo racconto. Prima di parlare di come ha agito Massimo Canu alla direzione della "Asp dei ciechi" e delle critiche che gli rivolgono genitori e operatori, è necessario però capire come si è arrivati a questo punto.

Il nodo del patrimonio immobiliare

Anche in passato, infatti, al Sant'Alessio non era tutto oro quel che luccicava. Se l'assistenza ai non vedenti era d'eccellenza, non altrettanto si può dire dell'amministrazione finanziaria dell'istituto, che da anni accumula debiti e bilanci in rosso. Questo nonostante i contributi economici alle attività dell'ente erogati in varie forme dalla Regione Lazio e all'imponente patrimonio immobiliare, posseduto dalla Asp. Un parco di immobili dal valore stimato di almeno 220 milioni di euro (ma secondo altri calcoli, la cifra sarebbe di molto superiore), con edifici di pregio nel centro di Roma e non solo. Proprio la gestione del patrimonio tuttavia in passato è stata oggetto di scandali e polemiche, sotto amministrazioni sia di sinistra che di destra.

Gli esterni di un immobile di prorietà del Sant’Alessio in via Margutta a Roma
Gli esterni di un immobile di prorietà del Sant’Alessio in via Margutta a Roma

Nel 2017, nel periodo della giunta Zingaretti, viene deciso di conferire la gestione del patrimonio con una gara a una Sgr privata, per provare a migliorarne la redditività. L'operazione però fino a ora non ha avuto il successo sperato e nonostante il passaggio del fondo immobiliare a una seconda società di gestione, a oggi l'affitto degli immobili non ha fruttato niente alle casse del Sant'Alessio. Colpa della cattiva amministrazione del fondo, ha accusato più volte la destra. No, il problema è il pessimo stato di manutenzione degli stabili, si sono difesi i responsabili della  Sgr.

Sia come sia, è in questo clima di difficoltà economica che la giunta Rocca una volta insediata ha prima deciso il commissariamento della Asp e poi l'insediamento di un nuovo direttore e di un nuovo Cda. Da quando è arrivato al Sant'Alessio, però, Massimo Canu non ha affrontato in alcun modo la questione del patrimonio, mentre utenti e lavoratori dell'istituto sostengono che per risparmiare abbia deciso di tagliare con l'accetta quantità e qualità dei servizi offerti dall'azienda pubblica.

La viceministra al Lavoro Maria Teresa Bellucci con Giorgia Meloni
La viceministra al Lavoro Maria Teresa Bellucci con Giorgia Meloni

Il Sant'Alessio tra licenziamenti e fuga del personale

I genitori denunciano il fatto che le peggiorate condizioni retributive e di lavoro imposte da Canu hanno portato all'allontanamento – volontario o forzato – di almeno venti figure sanitarie. Professionisti dedicati all'area dell'età evolutiva, molti dei quali operavano da lungo tempo dentro il Sant'Alessio ed erano riconosciuti e stimati: neuropsichiatri, assistenti sociali, oculisti. Alcuni di questi sarebbero state sostituiti solo dopo diversi mesi di vuoto, altri non sarebbero state sostituiti affatto.

In particolare ci sarebbe un continuo turnover dei terapisti che si occupano della riabilitazione dei bambini e degli adolescenti ciechi o ipovedenti. Questo ricambio avrebbe provocato l'interruzione di percorsi intrapresi da tempo, con il venir meno di terapisti che si erano guadagnati l'affetto e la fiducia dei bambini.  I sostituti – in diversi casi poco preparati per il ruolo da svolgere – hanno dovuto ricostruire da capo il rapporto con i piccoli pazienti, spesso senza avere nemmeno il tempo e le condizioni per farlo.

Racconta a Fanpage.it Isabella, la mamma di Gabriele: "Mio figlio ha cambiato nel giro di pochi mesi quattro neuropsicomotricisti e non mi ricordo più quanti logopedisti. Ha perso due figure storiche che lo seguivano da tanto". E un'altra madre del Comitato genitori del Sant'Alessio –  che preferisce rimanere anonima – aggiunge: "Alcuni terapisti stanno per un mese e poi vanno via, quindi questo significa un trauma continuo per i bambini".

Una protesta di lavoratori e utenti del Sant’Alessio sotto la Regione Lazio
Una protesta di lavoratori e utenti del Sant’Alessio sotto la Regione Lazio

Fonti a conoscenza delle dinamiche interne al Sant'Alessio descrivono anche una decisa diminuzione delle ore di terapia effettive erogate dall'istituto: la conseguenza è che da tempo gli ingressi di nuovi  bambini sono quasi del tutto bloccati, mentre le liste d'attesa si ingrossano. Una situazione che penalizza soprattutto i più piccoli, che pure avrebbero particolare bisogno di intraprendere il prima possibile un percorso, che li metta in grado di affrontare la propria disabilità.

L'istituto in rovina: sospeso lo sport per i bambini

Le proteste però non si limitano alle questioni strettamente sanitarie. I genitori del Sant'Alessio descrivono un ambiente prima accogliente e ora invece deteriorato e senza dialogo, dove ogni comunicazione che non passa dai canali approvati dal direttore viene vista con diffidenza, se non apertamente osteggiata. Non solo, si fa l'elenco di tutta una serie di attività collaterali, che prima contribuivano a rendere la comunità della Asp una vera e propria "famiglia" e adesso sono state eliminate o sospese.

Tra le altre cose, padri e madri dei bambini seguiti dalla struttura citano l'eliminazione del servizio di accoglienza o la rimozione degli spazi dedicati all'ausilioteca, un'area di 30 mq dove i piccoli utenti potevano provare e sperimentare i materiali didattici e tutti gli strumenti necessari ad affrontare la propria disabilità. E ancora, la cancellazione delle attività ricreative nel parco dell'istituto o  ancor più grave  la sospensione di tutte le attività sportive – dal karate all'atletica – che erano curate dall'associazione del campione paralimpico Daniele Cassioli. Una perdita non di poco conto, visto che i ragazzi ciechi o ipovedenti molto  difficilmente possono trovare spazio nelle società sportive a cui si iscrivono i loro coetanei. Mamma Isabella si dispera: "Mio figlio mi chiede: perché io non posso fare sport? Che cosa gli dico? Come glielo spiego?".

Le attività sportive dei bambini del Sant’Alessio in alcune immagini d’archivio
Le attività sportive dei bambini del Sant’Alessio in alcune immagini d’archivio

Questione a parte è quella della trascrizione dei libri scolastici in braille o in formato ingrandito – un servizio finanziato dal Comune di Roma – che il Sant'Alessio fornisce agli studenti ciechi o ipovedenti delle scuole della capitale. Peccato che il direttore Canu abbia deciso di sbarazzarsi dei trascrittori che da anni svolgevano questo compito per conto dell'istituto. Al loro posto sono state incaricate dieci persone, formate allo scopo con un corso di sole 18 ore.

Il risultato è che negli ultimi due anni scolastici i libri siano arrivati agli studenti con mesi di ritardo rispetto all'avvio delle lezioni. Non solo, tre delle persone ingaggiate risultano legate da stretti rapporti di parentela con una delle più alte dirigenti del Sant'Alessio. A settembre 2025 questa stessa dirigente della Asp ha ottenuto una consulenza da 20mila euro con il ministero della Disabilità, direttamente dalla presidenza del Consiglio. E recentemente è stata avvistata in prima fila a manifestazioni per sostenere il Sì al referendum organizzate dalla viceministra Bellucci, consorte del direttore del Sant'Alessio.

Ascensori rotti e anziani autosufficienti lasciati col pannolone

Le criticità, però, non si fermano qui. Perché anche la residenza per anziani del Sant'Alessio ha avuto un decadimento che ha compromesso non solo le condizioni lavorative del personale, ma anche quelle di vita dei suoi ospiti. In questo contesto, le più basilari condizioni di sicurezza non sono rispettate, così come i diritti degli utenti. E non parliamo solo di questo: perché all’interno della residenza per anziani del viene fuori che anche la dignità dei pazienti è stata gravemente compromessa.

Non stiamo parlando per sentito dire: stiamo parlando di uomini e donne autosufficienti e con il pieno controllo degli sfinteri che devono usare il pannolone a causa della carenza di personale. Per gli unici due Oss presenti nella struttura, infatti, non è fisicamente possibile accompagnare gli ospiti al bagno nel momento del bisogno: non hanno tempo, i minuti sono contati e capitano dei momenti in cui, a causa di questioni di sicurezza che coinvolgono magari altri pazienti, non è proprio possibile far fronte a questa necessità. E così questi anziani rimangono con il pannolone sporco, in attesa che ci sia tempo per garantire loro l’assistenza di cui avrebbero diritto.

La struttura ha a disposizione quaranta posti letto, occupati in larga parte da persone cieche o ipovedenti. Un quadro di elevata complessità assistenziale, che non può essere assimilato a quello di una Rsa ‘standard' – dove già il carico di lavoro è pesante –  in quanto richiede un livello di attenzione e supporto molto superiore. In tale contesto, la presenza di soli due operatori socio-sanitari per l’assistenza a circa 40 ricoverati — ciechi, ipovedenti e con gravi disabilità — rende oggettivamente impossibile garantire standard assistenziali adeguati. Questa criticità però, non è imputabile alla volontà o alla professionalità degli operatori, ma alle condizioni organizzative in cui sono costretti a operare.

Attenzione: qui la responsabilità non è del personale, che fa di tutto per poter garantire ai pazienti un servizio adeguato. Secondo quanto ricostruito da Fanpage, gli operatori sociosanitari sono passati da quattro a due: un numero insufficiente per garantire assistenza costante. Oltre alla evidente lesione della dignità personale, inoltre, si configura anche un rilevante problema di sicurezza. Alcuni ospiti necessitano infatti di essere costantemente sorvegliati durante l’assunzione dei pasti, in quanto esposti al rischio di soffocamento. Tuttavia, a causa della grave insufficienza di personale, tale sorveglianza non può essere garantita in modo continuativo per tutti. Ne deriva un concreto e significativo rischio clinico per l’incolumità degli ospiti. Una cosa cui si potrebbe sopperire assumendo un numero di persone adeguato alle circostanze, in un quadro che non può essere sottovalutato. Di fatto, dato il costante contesto di emergenza, i due operatori presenti devono selezionare cosa fare, trascurando così i pazienti e decidendo un ordine di priorità degli interventi che non fa stare bene nessuno. Né gli anziani né i lavoratori.

Vari gli episodi pericolosi che si sono verificati al Sant'Alessio. Dei tre ascensori della struttura, uno non è stato funzionante per mesi senza che per lungo tempo nulla fosse fatto per ripararlo. Gli altri due, invece, funzionano a singhiozzo, ed è anche capitato si rompessero nel momento del bisogno. Per le operazioni di manutenzione, bisogna però aspettare anche fino a dieci giorni. C’è un episodio, che risale al 26 novembre 2025, che è emblematico delle criticità che sta vivendo l’istituto al suo interno. Ossia quando un’ambulanza, intervenuta per un paziente in crisi respiratoria, e quindi per un’emergenza, non ha potuto usare l’ascensore porta-barelle perché rotto. E in questa situazione, l’unico ascensore funzionante si è bloccato con dentro il paziente in carrozzina e i paramedici diretti al pronto soccorso. Sono dovuti intervenire i Vigili del Fuoco per liberarli: il paziente è sopravvissuto, ma non era improbabile, date le condizioni, che la vicenda che oggi raccontiamo avrebbe potuto avere un epilogo diverso.

Il quadro generale che ne emerge non è episodico, ma sistemico. In queste condizioni, infatti, prevenire le emergenze non è solo complicato, ma quasi impossibile, e la continuità assistenziale non può essere garantita. Anche le cure riabilitative, in questo modo, ne fanno le spese: nella struttura è presente una sola fisioterapista assunta part-time, per cui è impossibile che riesca a seguire bene tutti i pazienti.

Un altro nodo da sottolineare, è la mancanza di un servizio di portineria: dopo le 18 e nei weekend, questo servizio non è più garantito. Sembra una sciocchezza a fronte delle diverse criticità elencate in precedenza, ma non è così. Se non c’è nessuno a rispondere al citofono e ad aprire il cancello, a chi tocca secondo voi? Agli operatori ovviamente. Che non solo devono occuparsi dei pazienti, ma anche della logistica interna al Sant’Alessio che, ricordiamo, è una struttura sanitaria. Può accadere che il citofono non venga sentito e che, di conseguenza, nessuno si occupi del cancello. Questo comporta difficoltà sia per i familiari e i visitatori, che spesso sono costretti ad attendere a lungo prima di poter accedere alla struttura, sia per gli ospiti, che di fatto risultano limitati nei movimenti e impossibilitati a muoversi in autonomia.

Il tutto si inserisce in una condizione di stress continuo per il personale, già insufficiente e costretto a operare in queste condizioni, all’interno di un clima lavorativo pesante in cui la logica economica sembra prevalere su quella sanitaria. Secondo quanto appreso da Fanpage, inoltre, chi ha provato a segnalare o denunciare tali criticità sarebbe stato richiamato in modo autoritario e invitato a non sollevare ulteriori problemi. Numerosi professionisti sono stati allontanati, altri sono andati in burnout e hanno preferito lasciare.

Un’altra immagine delle proteste sotto la Regione
Un’altra immagine delle proteste sotto la Regione

L'allontanamento dei lavoratori ciechi o ipovedenti

E non sono  solo le figure sociosanitarie ad essere venute a mancare al Sant'Alessio, sotto la direzione Canu. Si calcola che dal momento del suo insediamento, almeno 35 lavoratori abbiano concluso le loro prestazioni tra dimissioni volontarie, allontanamenti forzati, collaborazioni troncate. Anche in questo caso, solo una parte delle persone andate via è stata sostituita.

Tra i professionisti esterni con cui è stata chiuso il rapporto, ci sono otto persone cieche, ipovedenti o caregiver di bambini con disabilità visiva. Alcuni di loro si erano formati professionalmente proprio grazie ai corsi del Sant'Alessio e avevano poi trovato nella Asp una possibilità d'impiego. Si occupavano a vario titolo della comunicazione dell'istituto e dell'ufficio telemarketing, tramite cui venivano venduti corsi formativi per operatori sociosanitari. Altri gestivano la black box, una stanza buia in cui gruppi di persone esterne al mondo del Sant'Alessio potevano capire cosa volesse dire doversi muovere nello spazio, senza la vista. Oggi queste attività – che garantivano anche introiti utili a rimpinguare le casse dell'azienda – risultano viaggiare molto a rilento.

Completamente sospesa invece appare – sui canali ufficiali del Sant'Alessio – l'attività della webradio. Un'iniziativa che dal 2021 aveva coinvolto molti utenti della Asp nella produzione di podcast, approfondimenti, dirette, anche con il supporto di importanti realtà della capitale, come il Teatro dell'Opera. Dice a Fanpage.it Sonia Gioia, giornalista con disabilità visiva, responsabile del progetto fino al 2025: “Poter dare l'opportunità alle persone – soprattutto le più anziane – di raccontarsi anche all'esterno è stata la molla che mi ha fatto scattare e quindi ho detto, quale occasione migliore della webradio e i podcast?”. Sonia ricorda che per i residenti anziani della Asp, quasi tutti ciechi o ipovedenti, la creazione dei contenuti audio era tra gli appuntamenti più attesi della settimana. “Una donna di 94 anni  – racconta – cieca e sulla sedia a rotelle, tutte le volte che entravo nella stanza, mi stringeva le mani mi diceva, tu mi hai ridato la vita”.

A partire dall'autunno 2024 però, secondo Sonia Gioia, gli interventi del direttore Canu si fanno sempre più pressanti: “C'era un confronto su tutto quello che veniva pubblicato, poi questo tutto è diventato troppo, ho cominciato ad avere degli impedimenti di pubblicazione sia di podcast sia di social”. La ex responsabile della webradio cita un episodio per tutti: “Ho lavorato a un podcast sulla violenza sulle donne usando il termine patriarcato, ma questa parola mi è stata contestato dal direttore generale. Io ho provato a difenderne l'utilizzo, ma mi è stato fatto capire chiaramente che quello che veniva pubblicato doveva seguire una determinata linea”.

Dall'inizio del 2025, le divergenze aumentano e la pubblicazione dei nuovi podcast è stata bloccata, con decine di contenuti già pronti rimasti in magazzino. A Sonia viene detto che c'è da attendere la realizzazione del nuovo sito dell'ente e la nuova piattaforma per la webradio. Di fatto, le attività non riprenderanno più e nell'estate 2025 la collaborazione con la giornalista radiofonica viene interrotta, senza nemmeno una comunicazione ufficiale. Oggi la responsabilità della webradio (al momento in cui scriviamo ancora ferma) e dell'ufficio di comunicazione è passata dai lavoratori ciechi, ipovedenti e caregiver in capo a una sola persona, Francesco Capasso. Il giovane oltre a lavorare per il Sant'Alessio è anche presidente di Magnitudo Italia, movimento della destra identitaria romana, considerato vicino all'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Acquisti inspiegabili e consulenze

Ci sono alcune eccezioni tuttavia alla politica di austerity e tagli imposta dal direttore Massimo Canu. Nelle loro denunce pubbliche, i genitori del Sant'Alessio chiedono conto di alcune spese. Parlano di 700 euro per un sacco di boxe, il cui acquisto è stato giustificato nei documenti ufficiali da Canu, come strumento per permettere all'utenza adulta (quindi per uomini e donne perlopiù anziani e affetti da disabilità) di "scaricare la tensione". Oppure 29mila euro per il rifacimento nel 2025 del sito web, che pure era già stato rifatto appena due anni prima, ma che secondo il direttore aveva costi di manutenzione troppo alti. E ancora, duemila euro per illuminare la facciata dalla Asp con i fasci di luce tricolore.

Più consistenti le spese per le parcelle di tre avvocati, a cui sono stati affidati incarichi per centinaia di migliaia di euro complessivi, la quasi totalità delle attività in ambito legale dell'ente, nonostante le regole della pubblica amministrazione prevedano una rotazione, per incarichi di questo tipo. Uno di questi tre avvocati peraltro nel corso del 2025 – mentre offriva le sue prestazioni professionali al Sant'Alessio – ha avuto anche consulenza presso il ministero del Lavoro retribuita con 50mila euro, come esperto in supporto proprio della viceministra Bellucci, ovvero la moglie del direttore Canu.

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C'è anche un'altro professionista con un ruolo di rilievo  al Sant'Alessio  che è ben conosciuto dalle parti di Fratelli d'Italia. Si tratta di Roberto Bellizia, nominato revisore dei conti della Asp dal presidente della Regione Lazio Rocca a marzo del 2024. Bellizia è stato consigliere comunale per il partito di Giorgia Meloni a Cava de' Tirreni ed è il compagno della deputata meloniana Imma Vietri.

Insomma, incarichi, consulenze e nomine che emergono mentre i servizi essenziali vengono ridotti, il personale qualificato viene mandato via, gli anziani versano in condizione molto lontane dal significato di dignità, e le condizioni dei bambini disabili passano in terzo piano. Una logica che appare ben diversa da quella dell'interesse pubblico. Ora con le dimissioni di Canu, famiglie e lavoratori del Sant'Alessio sperano di voltare pagina. Ma sanno che viste le condizioni in cui versano le casse dell'istituto e le esperienze di questi ultimi anni, la battaglia per difendere la qualità dei servizi della Asp dei ciechi è ancora molto lunga.

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