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Delitto di Arce, omicidio di Serena Mollicone

Serena Mollicone uccisa ad Arce, inizia il processo d’Appello: cosa succede adesso

Tornano alla sbarra i Mottola e i due carabinieri imputati per l’omicidio di Serena Mollicone. Dopo l’assoluzione del luglio 2022, domani inizia il processo di Appello.
A cura di Beatrice Tominic
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È atteso per la giornata di domani, giovedì 24, il processo di appello per l'omicidio di Serena Mollicone, la studentessa di 18 anni scomparsa il primo giugno del 2001 da Arce e ritrovata senza vita due giorni dopo nel boschetto di Fonte Cupa, in provincia di Frosinone.

Davanti alla prima sezione penale della Corte d'Assise d'Appello di Rom compariranno i cinque imputati, assolti in primo grado. Si tratta dell'ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, la moglie Annamaria e il figlio Marco, accusati di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Oltre alla famiglia Mottola, l'appuntato dei carabinieri Francesco Suprano, accusato di favoreggiamento e il luogotenente Vincenzo Quatrale, di concorso esterno in omicidio.

L'assoluzione nel luglio 2022

È il mese di luglio del 2022 quando i Mottola e gli altri due imputati sono stati prosciolti per insufficienza di prove. Gli elementi, stando a quanto espresso dai giudici della Corte d'Assise del Tribunale di Cassino non bastano. Sono in molti, però ad aver presentato appello contro la loro assoluzione. Dai familiari di Serena alla figlia del brigadiere Santino Tuzi, suicidatosi per ragioni ancora poco chiare dopo aver reso testimonianza. Fino alla stessa Arma dei Carabinieri, che ha inoltre richiesto un risarcimento complessivo di 200.000 euro per il danno d'immagine.

Mentre la famiglia Mottola sposta l'attenzione sulla ricerca di un altro presunto assassino e chiedono una nuova riapertura delle indagini, sono in molti a schierarsi contro di loro.

Cosa succede adesso: da quali elementi si parte in Appello

Nella sentenza del luglio del 2022 diversi elementi non sarebbero stati presi in considerazione. La speranza è che si possa ripartire proprio da quelli per cercare di fare chiarezza sul caso. Ai Mottola, secondo la sentenza d luglio, inoltre, mancherebbe un movente che, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe da ricercare nella presunta attività di spaccio del figlio Marco che conosceva Mollicone fin dalle scuole medie.

Non sono stati presi in considerazione neppure i depistaggi che sembrerebbero essere ormai accertati da tempo, da parte del maresciallo Mottola. Nessun approfondimento neppure sulla porta della caserma, da alcune ricostruzioni considerata l'arma del delitto.

La figlia del brigadiere Tuzi: "Spero che qualcuno parli"

Fra loro, ad esempio, la figlia del brigadiere Tuzi che nel 2008 rivelò ai magistrati di aver visto Mollicone entrare in casa dei Mottola, senza mai più uscire. "Ha detto la verità, ma aveva paura – ha dichiarato a Fanpage.it – È stato lasciato solo. Oggi dicono che non era inattendibile: la verità è che si era messo contro persone più potenti di lui".

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