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Scavi alla Casa del Jazz, si entra nel tunnel: sul posto Pietro Orlandi e il figlio del giudice Adinolfi

Ripresi gli scavi alla Casa del Jazz per le ricerche dei resti del giudice Adinolfi ed Emanuela Orlandi. Il fratello Pietro: “Serve autorizzazione, poi entrano nel tunnel”.
A cura di Beatrice Tominic
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Pietro Orlandi.
Pietro Orlandi.

L'attesa è finita. Gli inquirenti che da giorni stanno effettuando sopralluoghi nei sotterranei della casa del Jazz avrebbero trovato un punto di accesso alla galleria nascosta. Gli inquirenti mantengono lo stretto riserbo sulla ricerca e sul loro intervento, difficile dire cosa si aspettano di trovare al suo interno: sembra che manchi soltanto l'autorizzazione per abbattere una struttura in cemento prima di addentrarsi nella galleria e scoprire cosa c'è realmente.

Esplosivi, armi, denaro, documenti. E, come sostiene da anni l'ex giudice Guglielmo Muntoni, forse anche i resti del giudice Paolo Adinolfi. Qualora fossero ritrovati resti umani servirà più tempo per cercare di risalire all'identità delle persone coinvolte. E, qualora dalle analisi risultassero trovarsi resti appartenenti anche a una persona di sesso femminile, potrebbe aprirsi ulteriori scenari riconducibili anche a Emanuela Orlandi.

Nel frattempo nella giornata di oggi, giovedì 19 febbraio 2026, da questa mattina, davanti alla Casa del Jazz sono presenti anche il figlio del giudice Paolo Adinolfi, Lorenzo, e il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro.

"Hanno fatto un foro per superare un muro di cemento armato, ma serve un permesso della sovrintendenza per sfondare la struttura e proseguire – ha fatto sapere Pietro Orlandi a Simona Berterame, che si trova anche lei davanti alla struttura, per Fanpage.it – Sono fiducioso sul lavoro che stanno svolgendo qui alla Casa del Jazz. Ma il fatto che nessuna delle persone che stanno lavorando alle tre inchieste aperte (in Vaticano, in Procura di Roma e con la bicamerale d'inchiesta, ndr) si sia presentata qui in tutti questi mesi mi lascia sicuramente deluso".

A sinistra Paolo Adinolfi, a destra Emanuela Orlandi.
A sinistra Paolo Adinolfi, a destra Emanuela Orlandi.

Pietro Orlandi: "Il Prefetto mi sembra convinto che lì sotto ci sia qualcosa"

"Adesso hanno interrotto gli scavi – ha proseguito Pietro Orlandi dalla Casa del Jazz – perché stanno aspettando l'autorizzazione della sovrintendenza per proseguire e al momento stanno mettendo in sicurezza quanto scavato finora. Hanno fatto un buco alla fine della famosa scalinata, che era stata murata con una porta di cemento. Ora dovranno andare oltre, ma potrebbe essere che davanti ce ne sia un'altra. L'importante adesso è riuscire a creare un varco attraverso cui scendere sotto e provare ad accedere al tunnel", ha aggiunto il fratello della ragazza scomparsa nel 1983.

"Questa chiusura di cemento armato penso sia stata fatta da Nicoletti o da qualcun altro. Evidentemente perché avevano qualcosa da nascondere. Io sono contentissimo che dopo 42 anni ci sia del movimento. Partito per una questione che riguardava il giudice Adinolfi, però le situazioni e i personaggi sono legati. E infatti tutti, dal Prefetto in giù, mi sembrano convinti dell'importanza di andare a vedere che cosa c'è là sotto. Come se abbiano l'impressione che ci sia qualcosa, cosa, però, non si sa".

Il mistero: cosa potrebbe contenere il tunnel segreto sotto alla Casa del Jazz

Non è chiaro cosa possa trovarsi nel tunnel sotto alla Casa del Jazz. Il fatto che sia appartenuto a Enrico Nicoletti, considerato dagli inquirenti il cassiere della Banda della Magliana, però, fa ipotizzare che al suo interno possano essere stati nascosti oggetti o documenti riconducibile all'attività criminale del gruppo malavitoso romano, forse al boss di maggiore spicco, Enrico De Pedis detto Renatino (che Nicoletti, come dichiarato a Fiore De Rienzo per Chi l'ha visto? avrebbe conosciuto in carcere, ma con cui ha raccontato non avrebbe avuto alcun rapporto di intimità e confidenza, ndr) o, almeno, allo stesso cassiere Nicoletti.

Enrico Nicoletti.
Enrico Nicoletti.

L'ipotesi dei resti umani: a chi potrebbero appartenere

Come sappiamo, però, gli scavi sono stati aperti giovedì 13 novembre, su insistenza dell'ex giudice Guglielmo Muntoni, secondo il quale negli spazi sotterranei che si trovano sotto alla Casa del Jazz si troverebbero i resti del giudice Paolo Adinolfi, scomparso sabato 2 luglio 1994. Quella tragica mattina è uscito di casa, dando appuntamento a moglie e figli per pranzo. Ma non è più tornato a casa.

Enrico De Pedis.
Enrico De Pedis.

"Mi dissero era stato assassinato dalla Banda della Magliana su incarico dei Servizi Segreti: aveva scoperto dei collegamenti fra loro e società immobiliari fantasma", è quanto dichiarato da un criminale pentito sul caso. Non sappiamo se anche le sue dichiarazioni siano fra le fonti su cui si basano le ipotesi di Muntoni e, come lui, di altri giudici e magistrati attivi in quegli anni. Ma sicuramente può aver contribuito a creare la leggenda, l'ennesima, che si muove fra i cunicoli sotterranei della capitale.

Emanuela Orlandi all’epoca della scomparsa e il fratello Pietro oggi
Emanuela Orlandi all’epoca della scomparsa e il fratello Pietro oggi

Perché sotto alla Casa del Jazz potrebbero anche esserci i resti di Emanuela Orlandi

Non soltanto il giudice Adinolfi. "Un magistrato mi disse che sotto alla Casa del Jazz poteva trovarsi anche il corpo di mia sorella", ha dichiarato Pietro Orlandi nei giorni in cui si iniziava a scavare. Ipotesi che, però, almeno fino a oggi non avrebbero avuto riscontro. "Mi dissero anche che, dopo averla comprata dall'avvocato Osio, fu una scelta del vicariato venderla proprio a Nicoletti, rinunciando anche ad offerte economicamente più vantaggiose".

"Solo suggestioni", ha infatti precisato anche a Fanpage.it l'avvocata della famiglia Orlandi Laura Sgrò. Qualora dovessero essere restituiti dal tunnel sotterraneo dei resti umani e qualora si rivelasse appartenere a una persona, ancora nella fase della adolescenza, di sesso femminile, potrebbe riaccendersi la possibilità di dare un epilogo a questa tragica scomparsa che dura da 42 anni.

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