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Ritrova la nipote mai conosciuta dopo 25 anni, la storia di Irina arrivata a Roma dal Tagikistan: “È un miracolo”

Scopre che la nipote mai conosciuta la stava cercando con un post di Facebook. Fanpage.it ha intervistato la zia Irina, arrivata a Roma dal Tagikistan negli anni Novanta: “Non potevo credere che fosse davvero lei”.
A cura di Beatrice Tominic
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I genitori di Irina, con lei da piccola.
I genitori di Irina, con lei da piccola.

Qualche riga postata su Facebook con un appello per rintracciare la zia mai conosciuta che si è trasferita dal Tagikistan a Roma quasi trent'anni prima. "Sono una studentessa dell'università di Siena e sto cercando disperatamente mia zia Irina, la mia famiglia non ha notizie di lei da circa 20 anni – esordisce la giovane in un gruppo di quartiere di Torpignattara – Ho ritrovato una vecchia lettera inviata a un indirizzo della vostra zona, dove si era trasferita dal Tagikistan negli anni Novanta, con suo marito. Purtroppo non ho una sua foto, ma so che viveva lì o frequentava quella zona in quegli anni. Se qualcuno di voi abita nei dintorni o conosce la famiglia vi chiedo umilmente un aiuto. Ogni piccola informazione può essere fondamentale per me".

E a qualche giorno dalla pubblicazione del post è arrivata la sorpresa. Un profilo con il nome di Irina ha lasciato un commento: "Non ci posso credere! Sono io la tua zia – ha scritto – Mi è arrivata la notizia attraverso degli amici che qualcuno mi stava cercando qui", ha aggiunto poi.

Raggiunta da Fanpage.it, Irina ha raccontato la sua storia: "Ho il cuore che va a mille, non avrei mai immaginato che potesse capitarmi una cosa del genere – racconta – Alcuni conoscenti mi hanno parlato del post, mi sono fatta girare tutto. Poi ho visto la foto della lettera che avevo inviato 25 anni fa a casa della seconda moglie di mio padre. Mi si è gelato il sangue. Nessuno mi aveva mai risposto. Fino a quel momento, su Facebook".

Dal Tagikistan all'Italia: la storia di Irina

La storia di Irina è tutt'altro che lineare. "Io sono nata in Tagikistan nel 1970. Mia mamma era russa, arrivava dalla Siberia e mio papà era uzbeco. Oltre a me, hanno avuto una sorella: abbiamo un anno di differenza". Ma la relazione fra i genitori non dura a lungo. "Non saprei dire cosa sia successo, forse le culture diverse. Ma si sono separati e siamo andate a vivere con la mamma in Tagikistan, mentre mio papà si è fatto un'altra vita. Ha sposato una donna musulmana e ha avuto altre quattro figlie". Ciò che Irina non sapeva è che proprio la figlia di una di loro quattro, oltre cinquant'anni dopo, l'avrebbe cercata.

Il papà di Irina con la seconda moglie e le loro quattro figlie, fra cui la madre di Lola.
Il papà di Irina con la seconda moglie e le loro quattro figlie, fra cui la madre di Lola.

"Non viveva molto distante da noi. Lui era nella capitale, noi in un'altra cittadina a una ventina di chilometri. Ma noi siamo cresciute con la mamma e con i nonni, non abbiamo mai avuto alcun rapporto con lui. Non ci ha mai cercato". Nel frattempo il tempo è passato, Irina è diventata una giovane adulta e ha iniziato a farsi strada nella sua vita, ha iniziato la scuola di ostetrica. "Io avevo bisogno di lui, avevo voglia di cercarlo, volevo capire perché non fosse mai venuto a cercarmi – ricorda – Lui mi ha risposto, abbiamo parlato e ha cercato di darmi le risposte e i tasselli del puzzle che mi mancavano. Così abbiamo iniziato a ricostruire il nostro rapporto. Mi sono sposata e lui è venuto al mio matrimonio. È nato mio figlio e lui è venuto a trovare suo nipote".

La guerra in Tagikistan e il trasferimento di Irina

Negli anni Novanta, dopo il crollo dell'URSS, il Tagikistan ha vissuto una situazione di instabilità molto forte, una vera e propria guerra civile. "Noi abbiamo abbandonato il nostro Paese con lo status di profughi quando è diventato uno Stato indipendente. Dovevo proteggere mio figlio e nel 1992 mi sono trasferita in Russia". Irina nel frattempo era diventata vedova, sua sorella si era trasferita anche lei in Russia ma a molti chilometri di distanza. "È in quegli anni che ho conosciuto il mio secondo marito, romano. Oggi siamo separati, ma restiamo in buoni rapporti. È con lui che mi sono trasferita a Torpignattare nel 1999. Ed è per quello che mia nipote mi ha cercato nel gruppo di quel quartiere". Ormai Irina non vive più lì, ma l'unico contatto che la nipote aveva con lei era quella lettera.

La lettera inviata da Irina alla famiglia del padre.
La lettera inviata da Irina alla famiglia del padre.

"Dopo qualche anno dal mio arrivo in Italia, mia madre dalla Russia mi ha comunicato che mio padre era morto nel 1997. In quegli ani stavo provando anche a fare il riconoscimento del mio titolo di ostetrica in Italia, così avevo necessità di tornare nel mio Paese per prendere dei documenti – continua – Così ho scritto questa lettera, indirizzata dove sapevo che papà viveva con la sua famiglia. Volevo fare le condoglianze e avvertire della mia visita. Ma nessuno mi ha mai risposto".

Nel 2001, però, Irina è arrivata davvero in Tagikistan. "Fu un viaggio lampo, mi servivano le mie cose. Siamo andate anche a casa della nuova famiglia di papà, c'erano la seconda moglie e le figlie. Poi siamo andate via – ricorda – Alla fine non mi hanno riconosciuto i documenti e ho dovuto ricominciare a studiare per diventare infermiera, che è diventato il mi mestiere. E a quanto pare, dalla famiglia di mio padre non ricordavano neanche del nostro arrivo in Tagikistan quell'anno".

Il ritorno in Tagikistan

Ma quello del 2001 non è stato l'unico viaggio in Tagikistan. "Lo scorso anno ci sono tornata con mia sorella, per il mio cinquantacinquesimo compleanno. Mi sono voluta fare questo regalo. Lei mi ha raggiunto dalla Russia e io sono arrivata dall'Italia. E abbiamo fatto tutte le cose che si fanno quando si manca da tanto tempo nel luogo delle proprie radici: una visita al cimitero dal nonno, abbiamo cercato la casa di papà e gli altri luoghi della nostra infanzia. Ma dopo tutti questi anni era tutto cambiato. Eravamo emozionate. Invece non abbiamo più ritrovato i nostri posti, la nostra vita precedente. Ci ha lacerato il cuore".

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Il messaggio su Facebook: "Cerco disperatamente mia zia"

Sono passati altri mesi ed è arrivato il post su Facebook. "Me lo hanno detto degli amici. Ho controllato. Ho riconosciuto mio padre nelle foto, al matrimonio con la sua seconda moglie (foto in basso). L'indirizzo nella lettera era il mio, la scrittura stessa era la mia – racconta ancora Irina – Lola, mia nipote, è la figlia di una delle quattro sorelle nate dalla seconda relazione di mio padre. Ci incontreremo prestissimo. Lei vive a Siena e mi raggiugnerà qualche giorno a Roma".

Che fine ha fatto quella lettera, a cui nessuno aveva mai risposto in tutti questi anni? "Lola mi ha spiegato che sua mamma ha fatto un trasloco a gennaio. E l'ha ritrovata così, fra gli scatoloni e quelle cose che una persona si dimentica di avere in casa. Ed è sbucata 25 anni dopo che l'ho scritta. Credo sia un segno del destino. Lola aveva anche provato a rintracciarmi su Instagram, ma io sono un po' boomer, non avevo visto il messaggio. Ma per fortuna non si è arresa, ha continuato a pubblicare questi post e in qualche maniera vedi questo post è arrivato da me".

Il papà di Irina nella foto del matrimonio con la seconda moglie.
Il papà di Irina nella foto del matrimonio con la seconda moglie.

Ovviamente Irina non poteva aspettarsi una situazione del genere. "Potevo pensare che avessero dei figli anche le mie sorelle, ma non mi aspettavo che qualcuno mi stesse cercando, non pensavo che volesse conoscermi. L'ultima volta che sono stata in Tagikistan Lola non era neanche nata, è nata nel 2002. E comunque mi ha detto che nessuno si ricorda della nostra visita di due anni prima. Ma non ne faccio una colpa alle più giovani. Spesso, quando siamo piccoli o giovani, sono gli adulti, i più grandi che decidono per noi".

Un bel regalo quello di Lola alla zia: "Il mio cuore mi balla dentro il petto, felice è poca roba. Non vedo l'ora di conoscerla – continua – Crescendo abbiamo bisogno di trovare le nostre radici, di tornare nel nostro passato, magari per mettere i puntini su i. E oggi con i social è più facile. La vita è stata travagliata, perché ci sono stati tanti dolori, perdite, mia sorella ed io siamo cresciute senza padre".

E se pensa al primo incontro con la nipote non può fare a meno di commuoversi. "Non ho idea di come possiamo reagire, se ci riconosceremo subito. Non lo so ancora. Forse mi limiterò soltanto ad abbracciarla. E a dirle Grazie".

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