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Aggiornamenti sul caso Emanuela Orlandi

Quello che non torna sulla pista legata a Mario Meneguzzi, lo zio di Emanuela Orlandi

Nel corso della trasmissione Rai ‘Chi l’ha visto?’ sono stati sollevati dubbi sul presunto coinvolgimento di Meneguzzi nella scomparsa di Emanuela Orlandi.
A cura di Enrico Tata
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Le rivelazioni sul possibile coinvolgimento di Mario Meneguzzi, lo zio di Emanuela Orlandi, nel caso della scomparsa della ragazza fanno leva su un dettaglio: la somiglianza del parente con l'identikit di un uomo visto accanto alla giovane nel giorno della misteriosa sparizione.

Effettivamente la somiglianza è evidente. Ma c'è qualcosa che non torna, come dimostrato da Federica Sciarelli nel corso della trasmissione Rai ‘Chi l'ha visto?‘.

Da dove proviene quell'identikit? Il 22 giugno 1983 (il giorno della scomparsa) il vigile urbano Alfredo Sambuco, in servizio davanti al Senato, afferma di aver visto Emanuela in compagnia di un uomo a bordo di una Bmw. All'apparenza l'uomo dimostrava circa 35 anni e viene descritto come longilineo, con il viso allungato, alto circa 1.80 con capelli chiari radi su fronte e tempie. La Bmw viene descritta come di colore scuro.

Il vigile Sambuco, nota Sciarelli, certamente ha visto lo zio di Emanuela, perché Mario Meneguzzi appariva spesso in telegiornali e programmi tv come portavoce della famiglia. Sambuco lo ha visto, ma non lo ha mai indicato come l’uomo visto con la ragazza, che invece ha descritto in due identikit.

Chi l'ha visto? ha inoltre verificato che tra le automobili a disposizione della famiglia Meneguzzi non c'è alcuna Bmw. La famiglia Orlandi ha detto che il giorno della scomparsa di Emanuela, Mario Meneguzzi si trovava nella sua casa di villeggiatura a Torano, nel Reatino. Non esistendo all'epoca i cellulari, gli Orlandi hanno telefonato al numero fisso di Torano. I giornalisti di Chi l'ha visto? hanno verificato che in effetti esisteva un numero di telefono a Torano intestato a Mario Meneguzzi.

Intanto il direttore della sala stampa del Vaticano, Matteo Bruni, ha fatto sapere che "in merito alle notizie che coinvolgono un parente di Emanuela, si rileva che la corrispondenza in questione indica espressamente che non vi è stata alcuna violazione del sigillo sacramentale della Confessione". La Santa Sede ha ribadito ancora una volta di condividere "il desiderio della famiglia di arrivare alla verità sui fatti e, a tale fine, auspica che tutte le ipotesi di indagine siano esplorate".

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