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Protesta dei lavoratori Istat: “Vogliono privatizzare parte dell’istituto, dipendenti a rischio”

Da giorni i lavoratori Istat protestano contro la decisione del governo di esternalizzare il servizio informatico: “No alla privatizzazione, siamo in mobilitazione permanente”.
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A cura di Natascia Grbic
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"Il settore informatico dell'Istat è stato riconosciuto come uno dei più virtuosi dal ministero per la Transizione digitale. Smantellarlo e affidarlo a una società privata creata insieme a Inail e Inps è una decisione che ci sembra assurda. In questo modo non solo l'Istat dovrà dare una quota per il suo capitale sociale, ma verosimilmente anche una quota dei suoi dipendenti. Ci troviamo di fronte al rischio che un pezzo di lavoratori pubblici divenga privato. Oltre al fatto che in questo modo anche la produzione statistica ne risentirà in quanto a qualità del servizio offerto". A parlare a Fanpage.it è Alberto Violante, del sindacato Clasp, attivo all'interno dell'Istituto nazionale di statistica di Roma. Da alcuni giorni i lavoratori sono in mobilitazione: il motivo è l'esternalizzazione di tutte le funzioni informatiche dell'ente, reparto che da solo conta circa duecento impiegati. Ieri si è svolto un presidio a largo Argentina: i dipendenti Istat denunciano il rischio di privatizzazione e la conseguente perdita di diritti e tutele dei lavoratori del reparto informatica.

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La creazione della 3-I tra Istat, Inps e Inail

La 3-I (dove le tre ‘I' stanno per Istat, Inail e Inps) è una società privata a capitale pubblico creata dall'art.28 del decreto legge per l'attuazione del PNRR. Per la sua costituzione i tre istituti dovranno versare ciascuno quindici milioni di euro. Un'operazione, spiega il sindacato, che non è stata condivisa con il consiglio d'istituto dell'Istat. "Questa privatizzazione forzata si va ad aggiungere a un taglio di bilancio di quaranta milioni, incredibilmente operato dal Governo sulla produzione di dati, che sarà operativo a partire dai prossimi anni e a una diminuzione del personale che, solo nell’ultimo quadriennio, oltrepassa le trecento unità a causa del mancato rimpiazzo dei pensionati con Quota 100", spiega l'assemblea permanente dei lavoratori Istat in una nota. Per il sindacato Clasp inoltre, lo smantellamento del comparto informatico in particolare sarebbe in atto da tempo. "Avevano detto che ci sarebbe stato un concorso per assumere nuovi tecnici dato che siamo in sofferenza di personale – spiega Violante – il concorso ci sarà, ma per un generico ruolo di ‘collaboratore tecnico'. Un chiaro segnale che non hanno più intenzione di investire nel settore".

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La protesta dei lavoratori Istat

"Il piano del governo non è stato condiviso con l'istituto e non possiamo prevederne le conseguenze – dichiara Violante – ma la società privata che gestirà la parte informatica avrà bisogno di lavoratori. Verosimilmente Istat chiederà ai suoi dipendenti di lavorare per la 3-I, col rischio che poi rimangano lì perché le loro funzioni nel pubblico non esisteranno più. Il fatto è che gli informatici in Istat non gestiscono solo l'infrastruttura: scrivono i software usati dal dipartimento di statistica, e non possiamo pensare che l'istituto continui a lavorare in questo modo se si affida il servizio ai privati".

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"A rischio la privacy dei cittadini"

Uno dei rischi paventati dai lavoratori è che i dati sensibili raccolti dall'Istat su cittadini e imprese possano non essere più protetti adeguatamente. "Il fatto che le informazioni vadano nei database di una società privata non vuol dire che questa ci metterà per forza il naso – continua Violante – Ma per la normativa italiana chi ospita i dati è titolare della garanzia di riservatezza. E quest'ultimo può decidere di distribuire il permesso di accesso alle informazioni sensibili, con il rischio della perdita di privacy per i cittadini. Sebbene questo non sia automatico, non si hanno garanzie del contrario, perché nel decreto legge non c'è scritto chi rimarrà garante della tutela. E questo viola il codice delle statistiche europee cui l'Istat è soggetto, che stabilisce come solo gli istituti di statistica siano responsabili della sicurezza dei dati". I lavoratori hanno annunciato un nuovo presidio per il 31 maggio: "Siamo in assemblea permanente – dicono – E non lasceremo che parte dell'istituto sia privatizzato e smantellato".

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