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Omicidio Primavalle, Michelle Causo uccisa a Roma

Omicidio Primavalle, l’interrogatorio del killer: “Ci ho pensato 5 secondi e l’ho uccisa per 15 euro”

La versione dell’assassino di Michelle Causo nei verbali dell’interrogatorio del 29 giugno pubblicati da Repubblica.
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Michelle Causo
Michelle Causo
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Non solo ha sconvolto l'intera comunità di Primavalle, ma ha avuto un profondo impatto su scala nazionale: per settimane non si è parlato d'altro, con ricostruzioni, ipotesi e dettagli che si aggiungevano man mano finendo sulle prime pagine di ogni quotidiano. Sarà per l'efferatezza, per la giovane età della vittima o per la macabra scelta di nascondere il suo corpo senza vita dentro un sacco della spazzatura e abbandonarlo, in un carrello, vicino ai cassonetti, ma l'omicidio di Michelle Causo resta ancora oggi, dopo più di due mesi, al centro delle cronache.

Ad alimentare l'attenzione mediatica contribuisce anche il fatto che una "verità" non è mai venuta a galla. Continuano a indagare gli agenti della sezione omicidi della Squadra mobile della Questura di Roma: uno dei tasselli ancora mancanti, ad esempio, è la ragione che ha spinto il killer a prendere quel coltello per colpire mortalmente la ragazza. Il giovane, trasferito pochi giorni fa in un carcere del nord Italia perché a rischio pestaggi, ha dato la sua versione dei fatti nell'interrogatorio terminato poco dopo la mezzanotte del 29 giugno, appena il giorno dopo il delitto. Repubblica ha avuto accesso ai verbali: molte affermazioni dell'omicida sono ormai state smentite o non hanno trovato conferme nel corso degli ultimi due mesi. Ripercorriamo alcune delle ricostruzioni.

Il presunto debito

Il killer 17enne ha dichiarato che Michelle spacciava: sarebbe proprio quello il motivo per cui si trovava in casa sua quel 28 giugno. "Prendevo da lei tre cannette di hashish ogni settimana, pagavo 10 euro", si legge sui verbali diffusi da Repubblica. Anche quel giorno "le ho scritto chiedendole del fumo. È arrivata verso le 11.30. Abbiamo cominciato a parlare di quanti soldi le dovevo dare. L’avevo avvertita la sera prima dicendole che potevo darle 20 euro in meno perché dovevo vedermi con la mia ex per andare al McDonald’s. Lei era fissata che le dovevo dare tutto, 35 euro. Ha alzato la voce dicendomi che i soldi le servivano e che ero un coglione".

La minaccia con un'arma e la smentita degli inquirenti

Sarebbero a quel punto bastati pochi secondi per passare dalla presunta lite alla violenza: "All'improvviso mi sono ritrovato una scacciacani davanti", ha continuato il giovane. "Lo sapevo che Michelle l’aveva, me l’aveva prestata in passato e io ho fatto delle storie su Instagram perché sono un coglione. Poi mi ha detto che aveva un amico che poteva modificarla", sempre secondo la sua versione, il 17enne si sarebbe a quel punto spaventato, temendo per la sua vita. "Solo in seguito mi sono reso conto che la pistola non era modificata: non c’era la canna di cui lei mi aveva parlato e nemmeno i proiettili". Ma questo racconto è stato ormai smentito dagli inquirenti: i primi risultati della perizia tecnica sull'arma, infatti, non hanno rilevato le impronte digitali della giovane. Non solo, il giovane ha riferito che Michelle indossava un vestito rosa ed era arrivata senza borsa, non è chiaro quindi dove avrebbe potuto nascondere l'arma.

"Ci ho pensato 5 secondi e l'ho colpita"

"Vicino a me c’era un contenitore con posate, coltelli: ci ho pensato per 5 secondi – continua il racconto del giovane – Ho cominciato ad accoltellarla che lei era di fronte a me, lei si muoveva e poi è cascata per terra. C’era sangue dappertutto. Sono stato fermo per qualche minuto a guardarla; pensavo di chiamare l’ambulanza perché aveva le convulsioni, ho preso il telefono ma non l’ho fatto". A quel punto il giovane ha ammesso di essersi messo all'opera per sbarazzarsi del corpo e pulire le tracce: il cadavere nascosto in un sacco nero presente in casa e poi trasportato su un carrello trovato vicino ai cassonetti. L'incontro con i vicini e il tentativo di pulire il sangue con gli stracci "a occhi chiusi, perché non ci riuscivo". Ma la polizia ha suonato a casa sua prima che avesse il tempo di finire l'opera.

Le incongruenze nella ricostruzione, parzialmente smentita dalle indagini condotte dagli agenti in questi due mesi, lasciano ancora troppi dubbi, a partire dal movente dietro al brutale assassinio. Al centro delle ricerche, la relazione tra i due (per il killer, "solo amici") e il movente, diverso secondo gli inquirenti da quello "futile" riportato nell'interrogatorio.

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