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Luca Varani ucciso da Manuel Foffo e Marco Prato

Omicidio Luca Varani, parla la fidanzata: “Non l’ho potuto salvare, è il mio unico rimpianto”

A 10 anni dall’omicidio del suo fidanzato, Marta Gaia racconta in una lunga intervista come ha affrontato un lutto così traumatico.
A cura di Simona Berterame
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Marta Gaia Sebastiani e Luca Varani
Marta Gaia Sebastiani e Luca Varani
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Il 4 marzo 2016 il corpo senza vita di un giovane viene ritrovato in un appartamento al decimo piano di via Igino Giordani, al Collatino a Roma. Si chiama Luca Varani, il suo cadavere è avvolto in una coperta, il corpo e il viso sono sfigurati da 100 colpi tra martellate e coltellate. Per questo delitto è stato condannato a 30 anni di carcere Manuel Foffo, il proprietario di quell'appartamento. Insieme a lui c'era anche Marco Prato, indagato per omicidio e che si è poi tolto la vita in carcere a poche ore dalla sua prima udienza.

A 10 anni esatti dal suo brutale omicidio abbiamo avuto un lungo colloquio con Marta Gaia Sebastiani, allora fidanzata storica della vittima e diventata suo malgrado uno dei protagonisti di questo caso di cronaca. Si è ritrovata travolta da una vicenda così grande, quando aveva poco più di 20 anni ed è finita catapultata nelle aule di tribunale (insieme al suo avvocato Guglielmi Savino) come parte lesa.

Marta sono trascorsi 10 anni da quando Luca è stato ucciso. Un tempo lunghissimo, ma rispecchia la tua percezione? Oppure ti sembra ancora di aver vissuto quei momenti solo poco fa?

Mi sembra ieri. Dieci anni sono un tempo lunghissimo sulla carta, ma dentro di me è come se il 4 marzo 2016 fosse successo la settimana scorsa. Ci sono giorni in cui anche solo per un secondo lo penso ancora oppure sento una canzone e mi aspetto di vederlo arrivare da dietro l’angolo con quel sorriso inconfondibile. Il tempo non ha cancellato niente: ha solo cambiato la forma del dolore. È un'assenza costante, non necessariamente dovuta dalla relazione ma dalla persona in sé. Mi manca parlare con uno come Luca.

Cosa è successo nel frattempo nella tua vita?

Ho vissuto. Ho perso pezzi di me e ne ho ritrovati altri. Ho conosciuto un nuovo amore che mi ha tenuta in piedi quando pensavo di crollare per sempre. Ho ricostruito una vita, una routine che a volte mi sembra ancora irreale. Ho avuto momenti in cui ridevo davvero, in cui ho viaggiato, in cui ho pianto per cose diverse da lui. Ho imparato che si può amare di nuovo senza tradire chi c’era prima. Ma Luca è rimasto lì. Non è andato via. È solo diventato parte di una storia vissuta una vita fa, ma che a pensarla fa ancora parecchio male.

Come racconteresti Luca a chi non lo ha mai conosciuto?

Lo descriverei come un ragazzo che aveva un sorriso capace di illuminare una stanza intera, ma che nascondeva dentro un buio che non faceva vedere a nessuno. Era solare, simpatico, amico di tutti, il tipo che entrava e tutti si giravano. Ma era anche fragile, bisognoso di approvazione, con un vuoto enorme che cercava di riempire in modi sbagliati. Era il mio Mascottino. Era il ragazzo che mi faceva sentire al sicuro quando mi abbracciava e mi diceva “tranquilla piccola, sei a casa”. L’amore adolescenziale che tutti sognano. E più di tutto, Luca era buono, ma allo stesso tempo troppo ingenuo.

E come racconteresti la vostra storia?

Era una storia d’amore adolescenziale, di quelle che sembrano eterne perché hanno la forza della prima volta. È stata una storia piena di amore immenso e di ingenuità, di passione e di bugie, di “per sempre” detti probabilmente troppo presto. È finita in un modo che nessuno dei due avrebbe mai immaginato. Lui mi ha fatto sentire la persona più importante del mondo e allo stesso tempo la più insicura. Io ho cercato di salvarlo da sé stesso, ma non ci sono riuscita. Molte persone mi domandano di scrivere un libro, a volte ne sentirei il bisogno anche io, come per “chiudere” un cerchio e rispettare la volontà di Luca, ossia quella di far conoscere a più persone possibili la nostra storia. Ma dall’altra c’è la paura di non esserne all’altezza, di non saper usare le parole più giuste e di non dare a Luca il giusto valore che merita. Vorrei essere capace anche solo di trasmettere “il bello", anche se solo per un momento.

Dopo tutto quello che è emerso sui giornali o soprattutto durante il processo, sei un po’ “arrabbiata” con lui? Intendo per averti nascosto una parte della sua vita.

Si, sono ancora arrabbiata con Luca. Per le bugie, per i dettagli che non tornavano e che non ho avuto il coraggio di approfondire. Per avermi lasciato con domande che non avranno mai risposta. Per aver scelto di tenere nascosta una parte di sé che poi lo ha portato via. Non lo giustifico, non assolvo nessuno e continuo a non capire. Era un ragazzo con un vuoto enorme dentro, che cercava approvazione ovunque, e a volte la cercava nei posti sbagliati. E qualcuno se ne è approfittato. La rabbia verso di lui è la più difficile da gestire, perché è rabbia verso qualcuno che non c’è più e che non può rispondermi.

C’è un luogo, una canzone, una frase che ti ricorda Luca?

Tante cose mi ricordano Luca – luoghi, canzoni, frasi, odori, gesti, fotografie – ma non si possono ridurre in un elenco veloce o in poche righe. Non sarebbe giusto, non verso di lui e nemmeno verso me. Quei ricordi hanno un peso e una profondità che non si prestano a essere “raccontati” come se fossero aneddoti in così poche righe, verrebbero quasi sicuramente decontestualizzati.

Ogni tanto pensi a come sarebbe la tua vita e come sarebbe lui se fosse ancora qui?

Ovvio che ci penso ancora, ma sono pensieri che non portano da nessuna parte. Sono solo “e se”, e gli “e se” fanno male. Basta solo pensare che molto probabilmente avrei amato la stessa persona per ben 19 anni consecutivi.

Perché hai scelto di parlare oggi e ricordare ancora Luca?

Perché non riesco a non farlo. Dieci anni sono un tempo che pesa tantissimo, e ogni anniversario riapre qualcosa che non si era mai chiuso del tutto. Scrivere mi aiuta a mettere in ordine i pezzi, a dare un senso al caos che ho dentro. Vorrei che Luca fosse ricordato per chi era davvero, non solo per come è morto. Vorrei che chi legge capisca che si può amare per sempre qualcuno e allo stesso tempo andare avanti, anche se a volte bisogna fare i conti con i sensi di colpa. Ma non voglio che rimanga solo una storia sentimentale o emotiva. È una storia che deve porre l’attenzione su questioni molto più gravi: la società di oggi è davvero malata, dà troppo “libero arbitrio” e poche giuste pene. Non voglio che venga riassunta come “io che mi rifaccio una vita” o “l’ennesima morte di uno sconosciuto qualunque”. Vorrei che questa tragedia facesse riflettere su problemi ben più profondi, che vanno oltre il dolore personale. Probabilmente i figli devono essere ancora più ascoltati e seguiti dai propri genitori -con questo non intendo che i genitori ne siano la sola e unica colpa, perché talvolta anche loro si ritrovano ad affrontare cose ben più grandi di loro- , e più vado avanti negli anni e più vedo che non si dà più senso a nulla. Vorrei lasciare davvero un messaggio importante: che non ci si può salvare da soli e che a volte, se è necessario, bisogna saper chiedere aiuto.

Tempo fa hai scritto, “Nella mia vita ho solo rimorsi, tu sarai l'unico rimpianto”. Perché?

Eccoci di nuovo, sarò ripetitiva. Perché Luca è l’unico che non ho potuto salvare, l’unico che non ho potuto tenere con me, l’unico che è rimasto un “e se” per sempre. Non ho rimorsi per tante cose piccole o grandi della vita quotidiana, che spaziano da errori miei, parole dette anche troppo in fretta, o le classiche scelte sbagliate (fortunatamente non nocive, ma fine a sé stesse). Luca è il rimpianto di ciò che poteva essere e di ciò che non abbiamo avuto il tempo di vivere, per la vita che ci è stata strappata. È quindi, proprio per questo, è l’unico rimpianto che non passa, perché non ha soluzione.

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