“Non farmi spendere soldi, sto rovinato”: così i poliziotti nelle chat con la commessa della Coin di Termini

Profumi, mutande, calzini, maglioni messi da parte per loro, clienti speciali: bastava un messaggio su WhatsApp alla cassiera e la merce veniva imbustata fino a che non veniva ritirata e spesso pagata a prezzi simbolici in contanti o simulando transazioni elettroniche. È uno dei retroscena che emerge dalle chat finite nell’inchiesta della Procura di Roma sul presunto sistema di furti all Coin della stazione Termini, che coinvolge dipendenti del negozio e 21 appartenenti alle forze dell’ordine tra poliziotti e carabinieri per un totale di 44 indagati.
Slip firmati e "bacetti" fra agenti e dipendenti
"Gli slip vedi di prendermeli Calvin Klein. Poi i calzini, ho 41 di piede. Ancora qualche maglioncino a filo, misura large. Ci vediamo domani". Così uno dei poliziotti, soprannominato "Nini", scrive ad "Anto", una delle commesse ora indagate. Come riporta il Corriere della Sera, la risposta arriva poco dopo: "Senti, le tue cose le ho io. Ci vediamo dopodomani. Un bacetto". Un rapporto tra alcuni clienti "abituali" e le dipendenti del negozio che sarebbe stato ormai consolidato.
Secondo quanto ricostruito dalla procura, le richieste arrivavano via chat e la merce veniva preparata in anticipo. In molti casi, sostengono i carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Roma Centro, il pagamento avveniva con sconti molto superiori a quelli consentiti o attraverso operazioni di cassa fittizie. In un altro scambio, sempre lo stesso agente scrive alla commessa chiedendo aiuto: "Mi servono mutande, calzini, non ho niente. Ti do il 30%. Aiutami perché non so dove sbattere la testa". La risposta è immediata: "Nini, mi devi dire la taglia però. Non ho tempo da perdere con te".
Toni confidenziali e favori personali
Le chat raccontano anche piccole richieste personali. Alla vigilia del compleanno della figlia, il poliziotto domanda: "Qualcuno a cui chiedere un profumo da donna? Domani è il compleanno di mia figlia. Non farmi spendere soldi, sto rovinato". La commessa lo indirizza subito verso una soluzione: "Chiedi al magazziniere". E aggiunge: "Te lo faccio preparare dalla collega".
Tra i clienti abituali del negozio, secondo gli inquirenti, ci sarebbe stata anche una dirigente della Polfer, indagata per tre episodi di furto. In una chat scrive alla cassiera: "Buon pomeriggio Anto, non sono potuta passare sabato. Vengo domani". La risposta arriva con tono confidenziale: "Ciao cara, tranquilla le tue cose sono da parte. Passa quando puoi".
Le immagini delle telecamere del negozio, secondo l’accusa, mostrerebbero la dirigente mentre esce con merce non pagata o pagata molto meno del dovuto e in nero. In un caso porta via due sciarpe senza passare dalla cassa. In un altro paga circa 70 euro per borsette e altri articoli, una cifra definita dagli investigatori "un prezzo di fantasia".
Le rassicurazioni dei poliziotti alla commessa: "Noi ci siamo"
Dalle chat verrebbe fuori anche come la notizia dell’inchiesta ha cominciato a circolare all’interno del negozio. Siamo nei primi mesi del 2025 e tra le commesse cresce la preoccupazione. In una chat Anto si sfoga e uno dei poliziotti prova a rassicurarla: "Qualunque cosa, tu lo sai: noi ci siamo".
Non tutti però, secondo quanto emerge dalle indagini, avrebbero approfittato del sistema. Un altro agente citato nelle chat, ad esempio, si limita a ritirare la merce regolarmente pagata. "Passo tra venti minuti", scrive alla cassiera. E lei lo avverte: "Una delle commesse ti dà la borsa, ricordati lo scontrino perché se lo perdi poi non possiamo fare il cambio".