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“Non farmi spendere soldi, sto rovinato”: così i poliziotti nelle chat con la commessa della Coin di Termini

Dalle chat dell’inchiesta emergono le richieste degli agenti alle commesse della Coin di Termini: capi messi da parte, sconti fuori cassa e “prezzi di fantasia”.
A cura di Francesco Esposito
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Il punto vendita Coin della Stazione Termini ora chiuso (da Google Maps)
Il punto vendita Coin della Stazione Termini ora chiuso (da Google Maps)

Profumi, mutande, calzini, maglioni messi da parte per loro, clienti speciali: bastava un messaggio su WhatsApp alla cassiera e la merce veniva imbustata fino a che non veniva ritirata e spesso pagata a prezzi simbolici in contanti o simulando transazioni elettroniche. È uno dei retroscena che emerge dalle chat finite nell’inchiesta della Procura di Roma sul presunto sistema di furti all Coin della stazione Termini, che coinvolge dipendenti del negozio e 21 appartenenti alle forze dell’ordine tra poliziotti e carabinieri per un totale di 44 indagati.

Slip firmati e "bacetti" fra agenti e dipendenti

"Gli slip vedi di prendermeli Calvin Klein. Poi i calzini, ho 41 di piede. Ancora qualche maglioncino a filo, misura large. Ci vediamo domani". Così uno dei poliziotti, soprannominato "Nini", scrive ad "Anto", una delle commesse ora indagate. Come riporta il Corriere della Sera, la risposta arriva poco dopo: "Senti, le tue cose le ho io. Ci vediamo dopodomani. Un bacetto". Un rapporto tra alcuni clienti "abituali" e le dipendenti del negozio che sarebbe stato ormai consolidato.

Secondo quanto ricostruito dalla procura, le richieste arrivavano via chat e la merce veniva preparata in anticipo. In molti casi, sostengono i carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Roma Centro, il pagamento avveniva con sconti molto superiori a quelli consentiti o attraverso operazioni di cassa fittizie. In un altro scambio, sempre lo stesso agente scrive alla commessa chiedendo aiuto: "Mi servono mutande, calzini, non ho niente. Ti do il 30%. Aiutami perché non so dove sbattere la testa". La risposta è immediata: "Nini, mi devi dire la taglia però. Non ho tempo da perdere con te".

Toni confidenziali e favori personali

Le chat raccontano anche piccole richieste personali. Alla vigilia del compleanno della figlia, il poliziotto domanda: "Qualcuno a cui chiedere un profumo da donna? Domani è il compleanno di mia figlia. Non farmi spendere soldi, sto rovinato". La commessa lo indirizza subito verso una soluzione: "Chiedi al magazziniere". E aggiunge: "Te lo faccio preparare dalla collega".

Tra i clienti abituali del negozio, secondo gli inquirenti, ci sarebbe stata anche una dirigente della Polfer, indagata per tre episodi di furto. In una chat scrive alla cassiera: "Buon pomeriggio Anto, non sono potuta passare sabato. Vengo domani". La risposta arriva con tono confidenziale: "Ciao cara, tranquilla le tue cose sono da parte. Passa quando puoi".

Le immagini delle telecamere del negozio, secondo l’accusa, mostrerebbero la dirigente mentre esce con merce non pagata o pagata molto meno del dovuto e in nero. In un caso porta via due sciarpe senza passare dalla cassa. In un altro paga circa 70 euro per borsette e altri articoli, una cifra definita dagli investigatori "un prezzo di fantasia".

Le rassicurazioni dei poliziotti alla commessa: "Noi ci siamo"

Dalle chat verrebbe fuori anche come la notizia dell’inchiesta ha cominciato a circolare all’interno del negozio. Siamo nei primi mesi del 2025 e tra le commesse cresce la preoccupazione. In una chat Anto si sfoga e uno dei poliziotti prova a rassicurarla: "Qualunque cosa, tu lo sai: noi ci siamo".

Non tutti però, secondo quanto emerge dalle indagini, avrebbero approfittato del sistema. Un altro agente citato nelle chat, ad esempio, si limita a ritirare la merce regolarmente pagata. "Passo tra venti minuti", scrive alla cassiera. E lei lo avverte: "Una delle commesse ti dà la borsa, ricordati lo scontrino perché se lo perdi poi non possiamo fare il cambio".

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