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Miss Hitler a processo per propaganda razzista insieme ad altri cinque neonazisti

La donna conosciuta come Miss Hitler e altri cinque sono stati rinviati a giudizio per propaganda e istigazione all’odio razziale. Sui social scrivevano: “Shoah menzogna dell’umanità”.
A cura di Francesco Esposito
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Andranno a processo Francesca Rizzi, anche conosciuta sul web come ‘Miss Hitler', e altri cinque neonazisti di un gruppo conosciuto come ‘Ordine Ario Romano'. Accusati dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla propaganda e all’istigazione per motivi di discriminazione etnica e religiosa, Rizzi e i suoi soci compariranno davanti alla corte del Tribunale di Roma il prossimo 4 giugno.

Sei neonazisti a processo: c'è anche Miss Hitler

Francesca Rizzi, Luigi Petricca, Gregory Rossi, Remo Governatori, Piersimone Volpe e Mario Marras sono una parte del gruppo di dodici persone che erano state indagate dalla procura della Capitale. Come riporta il Corriere della Sera, altri tre – Alessandro Caizzi, Massimiliano Brunamonti e Giancarmine Bonamassa – sono stati condannati con rito abbreviato a due anni di carcere. Altri tre, invece, hanno preferito il patteggiamento.

Parti civili nel processo saranno l'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), assistita dall'avvocato Cesare Gai, l'Anpi, con il suo avvocato Emilio Ricci, e la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta all'orrore della Shoah, riguardo a cui Miss Hitler scriveva: "Questi subumani devono sparire dalla faccia della terra. Con i forni ci vorrebbe troppo tempo"

L'inchiesta sulla propaganda antisemita del gruppo

L'inchiesta, condotta dai carabinieri del Raggruppamento operativo Speciale, era nata nel novembre 2019. Le evidenze di reato raccolte avevano portato allo smantellamento, nel giugno 2021, della sigla neonazista i cui componenti avevano un'età compresa tra i ventisei e i sessantadue anni e provenivano da varie regioni d'Italia, dal Lazio alla Sardegna.

I contatti fra i membri avvenivano perlopiù attraverso chat Whatsapp e social network, dove venivano condivisi post e immagini antisemite, islamofobe e in generale razziste. Diffondevano anche teorie negazioniste sull'Olocausto, sostenendo che le camere a gas dove vennero sterminati ebrei e altre minoranze non fossero mai esistite.

I neonazisti fan di Bannon e Borghezio

Il gruppo neonazista non prendeva di mira solo gli ebrei, ma anche i migranti e le persone di religione musulmana. Dalle intercettazioni è emerso inoltre che Rizzi e i suoi condividevano molte teorie dell'estremista statunitense Steve Bannon e riprendevano spesso le parole dell'ex europarlamentare della Lega Mario Borghezio, famoso per le sue esternazioni razziste del 2013 sull'allora ministra per l'integrazione Cécile Kyenge e da poco aderente a Futuro Nazionale, il nuovo partito di Roberto Vannacci. Fra i vari post, scrivevano anche: "Bisogna creare un nostro esercito perché purtroppo l’esercito e le forze dell’ordine sono, per tre quarti, fedeli allo Stato e non si ribelleranno mai".

Miss Hitler, la neonazista ora a processo

Francesca Rizzi, quarantuno anni, originaria di Pozzo d'Adda in provincia di Milano, è sicuramente il nome più noto fra quelli degli imputati. La donna, che aveva il sogno di dare vita ad un nuovo partito nazionalsocialista, appariva sui social con i capelli biondo platino e tatuaggi di svastiche e altri riferimenti al Terzo Reich. Era conosciuta come “Miss Hitler” dopo che aveva partecipato a uno speciale concorso lanciato da un social network russo, vincendo.

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