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Aggiornamenti sul caso Emanuela Orlandi

Gasparri contro Pietro Orlandi: “La commissione su Emanuela non può essere usata per insultare i santi”

“È bene che si sappia che questa commissione non potrà essere utilizzata per insultare i santi: non si possono formare commissioni per accontentare i parenti”, ha dichiarato Gasparri sulla commissione parlamentare sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.
A cura di Beatrice Tominic
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Pietro Orlandi e Maurizio Gasparri.
Pietro Orlandi e Maurizio Gasparri.
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Lo ha comunicato l'avvocata Laura Sgrò con un comunicato stampa a nome della famiglia Orlandi: "Tutti i capigruppo parlamentari hanno comunicato i nominativi dei parlamentari che prenderanno parte dalla commissione bicamerale d'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori". Manca sempre meno all'inizio dei lavori della commissione, rimasta in stallo per giorni in attesa che anche il senatore Maurizio Gasparri fornisse i nomi dei due senatori di Forza Italia che avrebbero preso parte alla commissione (uno dei quali, come ha sempre dichiarato, era proprio lui).

Oggi, dopo aver chiuso le pratiche che lo riguardavano, lo stesso Gasparri è tornato a parlare. "Le commissioni non si dovrebbero formare per accontentare singoli o familiari, per quanto feriti, che devono chiedere alla inerte magistratura risposte che non troveranno in Parlamento – ha ribadito, a il Messaggero – Questa Commissione non potrà essere utilizzata affinché qualche parente insulti i santi, come avvenne in un talk show". Proprio durante la discussione per l'approvazione aveva sottolineato: "Cerchiamo la verità, non un teatrino".

Il riferimento è chiaro ed è ad alcune frasi che Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, lo scorso anno aveva riportato in prima serata durante una trasmissione televisiva. A seguito delle sue parole gli è stata recapitata una lettera senza mittente in cui era accusato di essere un bugiardo. Anche papa Francesco aveva preso posizione, definendo le parole su Wojtyla "illazioni offensive e infondate".

Le richieste di Gasparri

Come anticipato, fin dalla discussione in aula della commissione parlamentare d'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, il senatore Gasparri ha dimostrato la volontà di essere presente. "Voglio essere presente per accertarmi che non si venga meno ai patti lateranensi – aveva dichiarato in aula – Per assicurarmi che non vengano toccati i santi, come avvenuto in tv e per fare in modo che non ci si dimentichi che il Vaticano è un altro Stato e che non possiamo fare un processo multinazionale. Sono richieste legittime e vorrei venissero rispettate".

Eppure, nonostante conoscesse fin da subito almeno uno dei due nomi dei senatori di Forza Italia che avrebbero partecipato alla commissione, è stato l'ultimo ad inviare la formale comunicazione.

"Per Gasparri 40 anni non sono abbastanza – ha commentato nei giorni scorsi il ritardo nelle comunicazioni Pietro Orlandi – Tutti si sono impegnati affinché questa commissione potesse partire, tranne lui. La verità è che non vuole questa commissione, ma ormai è diventata legge. L'unica cosa che gli resta da fare è rallentarla".

La commissione parlamentare d'inchiesta

L'okay della commissione è arrivato, dopo quasi un anno di rinvii e stop, lo scorso novembre. "Non cerchiamo un processo, ma la verità", ha ribadito a Fanpage.it il primo firmatario della proposta, Roberto Morassut che più volte ha espresso la necessità di una ricostruzione storica da realizzare insieme alla magistratura. Il fratello di Emanuela, Pietro, ha espresso subito soddisfazione una volta appresa la notizia del voto unanime anche in Senato: "C'è chi ha cercato di frenare la commissione e chi, anche in sede di voto, ha deciso di astenersi. Ma ho fiducia nei lavori di questa commissione". Ha detto, facendo probabilmente riferimento all'intervento in aula del senatore Pierferdinando Casini.

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