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Furti alla Coin di Termini, niente carcere per la cassiera. L’avvocato: “Richiesta sproporzionata”

Disposto l’obbligo di firma per la commessa accusata di aver rubato nel negozio con poliziotti e carabinieri. L’avvocato: “Siamo soddisfatti, nessuna misura cautelare per altre tre dipendenti”.
A cura di Francesco Esposito
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Il negozio Coin di Roma Termini ora chiuso (da Google Maps)
Il negozio Coin di Roma Termini ora chiuso (da Google Maps)

Sarà sottoposta all‘obbligo di firma la cassiera del punto vendita Coin della stazione Termini accusata di furto aggravato in concorso per aver rubato vestiti e profumi dal negozio insieme ad altri 43 indagati fra cui ventuno fra poliziotti e carabinieri. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha, quindi, respinto la richiesta della procura, che suggeriva la custodia cautelare in carcere. "Siamo soddisfatti della prudente decisione del gip", ha commentato a Fanpage.it l'avvocato Carlo Testa Piccolomini, che insieme alla collega Irene Bisiani difende la commessa.

"La richiesta del pubblico ministero era sproporzionata e non corrispondente alle necessità del procedimento – aggiunge l'avvocato -, anche alla luce del fatto che lei è stata licenziata. Per cui l'unica esigenza cautelare possibile era quella di reiterazione, ma questa non si poteva dare non lavorando più lì".

Camicie, slip e profumi rubati alla Coin di Termini

Filmati delle videocamere di sorveglianza e chat telefoniche testimonierebbero un saccheggio messo in piedi proprio dalla donna di 43 anni a vantaggio suo e di vari clienti fra cui appartenenti alle forze dell'ordine di stanza proprio a Termini. Maglioni, camicie, mutande e profumi venivano messi da parte, dopo che era stato tolto il dispositivo antitaccheggio, e venivano poi ritirati da agenti e militari, che o pagavano in nero un prezzo simbolico o simulavano transazioni elettroniche. A far partire le indagini la denuncia del direttore del negozio, che ha notato gravi ammanchi per tutto il 2024.

Misure cautelari rigettate per altre tre dipendenti

I legali difendono anche una ex dipendente della Coin delle altre tre per cui erano state richieste misure restrittive. Nel loro caso il gip ha rigettato del tutto l'ipotesi di cautelari. "A loro sono contestati un numero di episodi molto inferiore: circa tre o quattro a testa", contro i novanta che riguarderebbero la 43enne, che sarebbe molto sollevata e soddisfatta dalla notizia. "Era preoccupatissima avendo vissuto le ultime due settimane con questa spada di Damocle addosso. Adesso affronteremo con calma il processo", ha concluso a Fanpage.it l'avvocato.

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