Famiglia uccisa sulla Collatina, i ladri gravissimi in ospedale: al guidatore amputata la gamba

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha convalidato gli arresti dei tre ladri in fuga coinvolti nel tragico incidente avvenuto la sera di domenica 1 marzo 2026 in via Collatina, costato la vita a tre membri della stessa famiglia. La decisione è stata presa senza procedere all’interrogatorio di garanzia, a causa delle gravi condizioni di salute dei fermati. Tutti e tre sono ancora ricoverati all’ospedale di Tor Vergata, con il conducente dell’auto, Ramiro Julian Romero, che ha riportato le ferite più gravi e ha subito l’amputazione di una gamba. Insieme a lui sono accusati di omicidio con dolo eventuale, resistenza a pubblico ufficiale e porto di arnesi da scasso anche Marcelo Vesquez Anacura e Alver Suniga.
Lo schianto al termine dell'inseguimento
I tre, tutti di origine sudamericana, sono stati bloccati dalla polizia subito dopo lo schianto, avvenuto al termine di un inseguimento iniziato dopo che non hanno rispettato un alt nella zona del Quarticciolo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, coordinati dalla pubblico ministero Giulia Guccione, l'auto dei ladri viaggiava a circa 150 chilometri orari e procedeva a zig zag. La dinamica dell’accaduto è stata in parte documentata anche dalle immagini registrate dalla telecamera installata sulla volante, che hanno ripreso circa un quarto d'ora d'inseguimento.
All'altezza del civico 661 di via Collatina, nella periferia est della Capitale, la Toyota Yaris degli arrestati ha invaso la corsia opposta centrando frontalmente la Fiat Punto sulla quale viaggiava la famiglia Ardovini. Nello schianto hanno perso la vita Alessio Ardovini, 41 anni dipendente di McDonald's, il padre Giovanni Battista Ardovini, infermiere in pensione di 70 anni, e la madre Patrizia Capraro di 64.
Indagini sul contratto di noleggio dell'auto dei ladri
Le indagini proseguono anche per capire come i tre fermati siano entrati in possesso dell'auto su cui sono stati trovati vari arnesi da scasso. La Yaris risulta intestata a una società di autonoleggio, da cui l'avrebbe presa una società più piccola che l'avrebbe a sua volta subaffittata agli arrestati. Nessuno di loro, però, ha una patente di guida valida in Italia.