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False fatture e società fittizie, maxi-sequestro da 24 milioni per il critico gastronomico Stefano Cocco

La Guardia di Finanza ha sequestrato 24 milioni di euro per un sistema di frode fiscale. Indagato l’imprenditore Stefano Cocco, conosciuto sui social come ‘L’uomo delle stelle’.
A cura di Francesco Esposito
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Stefano Cocco
Stefano Cocco

Un sistema di false fatture per prestazioni inesistenti con cui truffare lo Stato utilizzando anche società fittizie. È così che una rete di imprenditori avrebbe messo da parte un bel bottino, in parte sequestrato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma. Ben 24 milioni fra conti e beni di persone e società. Il perno di questo sistema di evasione fiscale e contributiva, attivo tra il 2019 e il 2022, sarebbe l'imprenditore ed editore romano Stefano Cocco, a capo della Vision Srl.

Sequestro da 24 milioni: indagato il critico gastronomico Stefano Cocco

Costruitosi una reputazione di critico gastronomico con anche il soprannome di "L'uomo delle stelle", nel 2015 Cocco ha fondato So Wine So Food, rivista e sito dedicati al mondo della ristorazione e del vino, tradotti in più lingue e successivamente approdati anche in televisione con una produzione realizzata in collaborazione con Sky.

Oltre a lui, il sequestro interessa in via principale 21 persone giuridiche, ovvero società. Qualora i beni delle società non fossero sufficienti a coprire l’intero importo, il provvedimento potrà estendersi anche a 31 persone fisiche ritenute indiziate, a vario titolo, nella vicenda. Le ipotesi di reato contestate sono emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele e indebita compensazione di crediti fiscali inesistenti.

Come funzionava il sistema di frode ideato da Cocco

Secondo quanto ricostruito dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, l’organizzazione avrebbe fatto ricorso a numerose società intestate a prestanome, attive in diversi settori economici, attraverso le quali sarebbero stati generati crediti fiscali fittizi per circa 11 milioni di euro, oltre a fatture false per un importo superiore a 12,5 milioni di euro.

Falsi crediti Iva

La frode si basava su questo schema strutturato che ha funzionato per anni. In questa fitta rete di società con capitali vicini allo zero, venivano simulate operazioni commerciali come acquisti di rami d’azienda, prestazioni di servizi, consulenze, cessioni. Da queste operazioni "di carta" venivano generati crediti IVA. Questi strumenti si generano quando l’IVA detraibile sugli acquisti effettuati da una società supera l’IVA dovuta sulle vendite. I crediti erano poi usati per pagare altre imposte o possono essere ceduti a terzi, banche o altre società, in cambio di liquidità. Il risultato del sistema orchestrato da Cocco e gli altri indagati, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era pagare meno imposte o non pagarle affatto, superando spesso la soglia penale dei 30 mila euro.

Le indagini hanno inoltre fatto emergere un "sistematico ricorso alla somministrazione illecita di manodopera, occultata dietro rapporti commerciali ritenuti solo formalmente leciti", come scrive la Guardia di Finanza. Veniva redatti dei falsi contratti di lavoro con le società satellite della Vison Srl di Cocco per aggirare i limiti dei regimi contributivi e far sembrare la società più piccola di quanto fosse in realtà.

Cocco e gli altri

Nel decreto di sequestro, Cocco emerge con "il ruolo di capo". Per la procura e per il giudice per le indagini preliminari Livio Sabatini, "dava disposizioni in ordine all'acquisto di rami d'azienda di società che vantassero crediti IVA inesistenti da parte delle società di cui era amministratore di fatto o comunque a lui riconducibili" e "gestiva personalmente le società, pur vantanti un diverso amministratore di diritto". Sarebbe stato lui a coordinare "lo schema fraudolento ricostruito per la Vision" e poi "ripetuto in relazione a ulteriori quattordici soggetti giuridici, attivi in eterogenei settori economici".

Marco Rizzi, "l'organizzatore"

Insieme a lui, al vertice di questo schema, ci sarebbe stato Marco Rizzi, "con il ruolo di organizzatore, presentandosi come commercialista, compilava e inviava i modelli F24, eseguendo personalmente le compensazioni contestate ai capi che seguono, procacciava i rami d'azienda interessati dalle cessioni, pianificava insieme a Cocco le operazioni".

Matteo Tozzi, "l'associato"

Terzo soggetto di questo triumvirato sarebbe stato Matteo Tozzi, "con il ruolo di associato, gestiva personalmente le società riconducibili a Cocco dal punto di vista amministrativo, partecipando alle riunioni, curando le comunicazioni con Rizzi e la tenuta della documentazione tributaria, nonché relativa al personale, partecipava alle negoziazioni delle operazioni simulate".

Attorno a loro una continua rotazione di società e amministratori, con ruoli formali spesso intercambiabili. Gli altri nomi, così come quelli di Cocco, Rizzi e Tozzi, ricorrono in più imprese, consentendo al meccanismo di proseguire nel tempo e di essere replicato su larga scala.

Sequestro per "impedire protrazione dei danni erariali"

Il gip, visto il tempo passato dai fatti contestati, non ha ritenuto necessario procedere con misure cautelari verso Cocco e gli altri indagati. Non è valso lo stesso ragionamento per quanto riguarda il sequestro da 24 milioni di euro, "trattandosi di utilità monetarie delle quali è evidente il rischio di dispersione nonché per impedire l'ulteriore protrazione dei danni erariali causati dalle ingenti evasioni documentate dall'esito delle indagini".

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