Dieci anni fa moriva Luca Varani, torturato e ucciso da Manuel Foffo e Marco Prato con 100 coltellate e martellate

Dieci anni fa Luca Varani è stato trovato morto a ventitré anni all'interno di un'abitazione in via Igino Giordani nel quartiere Collatino a Roma nella notte tra 4 e 5 marzo 2016. È stato torturato per ore, ucciso con cento colpi tra coltellate e martellate. Il suo cadavere è stato trovato avvolto in una coperta. Per omicidio volontario aggravato sono stati arrestati Manuel Foffo e Marco Prato, due giovani della "Roma bene", che lo hanno attirato in casa al termine di un festino a base di alcol e droga.
Foffo ha ricevuto una condanna a trent'anni, mentre Prato si è suicidato in carcere. Il movente non è mai stato chiarito, le indagini hanno portato a individuarlo nella volontà dei due di "fare del male a qualcuno, per vedere cosa si prova". Nel decimo anniversario della prematura e brutale scomparsa di Luca Varani ricordiamo tutte le tappe del delitto che ha scosso il Collatino e Roma.
Tre giorni di festini a base di droga e alcol
Gli inquirenti hanno ricostruito il contesto del delitto. Manuel Foffo e Marco Prato, un noto pr romano, avevano trascorso tre giorni consecutivi in un appartamento della famiglia Foffo, consumando grandi quantità di alcol e sostanze stupefacenti. I due hanno deciso di chiamare Luca Varani, che conoscevano poco e al quale hanno offerto un mix di alcol e Alcover, una sostanza usata nei festini.
Luca Varani è entrato nell'appartamento il 4 marzo 2016 e gli è stato dato da bere, con l'obiettivo di stordirlo e renderlo incapace di difendersi. Ciò è emerso successivamente dalle confessioni e dalle analisi tossicologiche. Luca è stato vittima di una violenza brutale, che durò a lungo ed è stata inferta con diversi oggetti: cento colpi tra coltellate e martellate, che lo hanno completamente sfigurato in volto.
Il silenzio e la confessione

Dopo l’omicidio Foffo e Prato sono rimasti nell'appartamento. Prato poi è uscito e ha incontrato persone, nascondendosi in un hotel del centro, mentre Foffo è rimasto in casa in stato di shock e alterazione. Foffo ha confessato l'omicidio il giorno dopo, il 5 marzo, raccontandolo a suo padre mentre era in auto con lui, che lo ha portato dai carabinieri. Dalla sua confessione sono partite le ricerche, con il conseguente ritrovamento del cadavere martoriato di Luca.
Le domande senza risposta dell'omicidio di Luca Varani
Nell'omicidio di Luca Varani restano alcuni aspetti irrisolti, domande senza risposta, tra le quali perché i due killer hanno scelto di uccidere il ventitreenne. I tre non erano amici, né c'erano stati conflitti tra loro, lo conoscevano superficialmente. Non è certo chi ha avuto per primo tra i due l'idea di adescare Varani. Un delitto quello di Luca Varani che colpisce ancora dopo dieci anni, per la sua brutalità e per come allo stesso tempo non si sia arrivati alla definizione di un movente chiaro: l'ipotesi più accreditata è che i due avrebbero agito per la sola intenzione di "fare del male a qualcuno".
La confessione di Foffo
La svolta nella scomparsa di Luca Varani è arrivata a sole ventiquattro ore dal suo omicidio, con la confessione di Foffo. Proprio lui ha raccontato in caserma di aver partecipato all'omicidio del ventitreenne insieme all'amico Marco Prato. Gli investigatori hanno raggiunto l'appartamento della famiglia Foffo e all'interno hanno trovato il cadavere di Varani. Foffo è stato immediatamente arrestato per omicidio, mentre Prato è stato rintracciato e bloccato, si trovava in un hotel al centro di Roma. Tutti e due sono stati portati in carcere, dove Prato si è suicidato.
Il suicidio di Prato in carcere

Marco Prato al momento della confessione di Foffo si trovava in un hotel del centro storico di Roma, dove si era rifugiato dopo il delitto. I carabinieri lo hanno trovato e fermato. Tracce biologiche, testimonianze, e tabulati lo collocano pienamente nella dinamica dell’omicidio. Prato però non ha mai ricevuto una condanna, perché si è suicidato nel carcere di Velletri il 20 giugno 2017, pochi giorni prima dall’inizio del processo, inalando il gas di una bomboletta da cucina e stringendosi un sacchetto in testa.
Il processo e la condanna a trent'anni di carcere

Il processo a carico di Foffo è cominciato nel 2017 davanti alla Corte d’Assise di Roma. La difesa ha cercato di ridurre la pena puntando sull’alterazione dovuta alle sostanze. Le perizie psichiatriche hanno stabilito che Foffo era capace di intendere e volere quando ha ucciso Luca Varani. I giudici nelle motivazioni hanno definito il delitto Varani di "inaudita ferocia". Foffo a luglio del 2017 è stato condannato in primo grado a trent'anni di carcere.
Pena confermata nel 2018 dalla sentenza della Corted'Assise d'Appello, riconoscendo l’assenza di qualsiasi elemento che possa giustificare una riduzione della pena, la crudeltà e la durata dell’aggressione. I giudici hanno respinto la richiesta di derubricare il reato o di riconoscere attenuanti generiche. La condanna a trent'anni di carcere è diventata poi definitiva con la sentenza della Superema Corte di Cassazione nel luglio del 2019: un omicidio volontario e aggravato.