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Omicidio Stefania Camboni a Fregene

Delitto di Fregene, il figlio di Stefania Camboni: “Volevo andare subito dai carabinieri ma Giada ha esitato”

Giada Crescenzi è l’unica imputata nel processo per omicidio volontario della suocera Stefania Camboni. Ieri la deposizione del figlio della vittima in aula.
Francesco Violoni a lavoro come guardia giurata all’aeroporto di Fiumicino
Francesco Violoni a lavoro come guardia giurata all’aeroporto di Fiumicino
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"Trovai mia madre morta in mansarda, Giada non voleva chiamare i carabinieri". È quanto riferito ieri da Francesco Violoni, figlio della donna di 58 anni uccisa in una villetta di Fregene, sul litorale romano, nella notte tra il 14 e il 15 maggio 2025. Stefania Camboni è stata assassinata con 34 coltellate mentre dormiva nel suo letto e l'uomo, ieri giovedì 21 maggio, è stato ascoltato nell'Aula bunker del carcere di Rebibbia durante la terza udienza del processo in corso. In questa fase anche i dettagli contano, compresi quelli contenuti nella frase pronunciata da Violoni davanti ai magistrati, riportata dal Messaggero: l'uomo ha insistito per recarsi subito dai carabinieri a denunciare l'accaduto, ma la sua ex compagna trentaduenne, Giada Crescenzi, avrebbe esitato.

"Violoni — ha commentato il suo avvocato, Massimiliano Gabrielli — è quattro volte vittima: per aver perso la madre, per aver portato l'assassina in casa, per aver perso la sua compagna di vita e per essere stato dalla stessa accusato. La Crescenzi l'ha trucidata per un pezzo di pizza e per il volume alto della televisione". Il procedimento, al momento, vede la donna come sola imputata. I due convivevano nell'abitazione insieme alla vittima e per lei l'accusa è quella di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione.

La finta rapina e il tentativo di depistaggio

La deposizione è stata richiesta dal pubblico ministero, con l'obiettivo di acquisire elementi utili alla ricostruzione del profilo psicologico dell'ex nuora di Camboni, di cui ieri è stata ascoltata anche la madre. A fare notizia, però, è la testimonianza rilasciata ieri da Violoni: "Dissi a Giada ‘Andiamo dai carabinieri' e lei mi rispose ‘Sei sicuro di quello che stiamo facendo?' E io le dissi ‘Certo che sono sicuro, è entrato qualcuno'", ha dichiarato il trentunenne.

Al centro, c'è quella simulazione di una rapina finita male che è apparsa subito grossolana ai militari della Compagnia di Ostia, intervenuti sul posto poco dopo la scoperta del delitto: la casa a soqquadro e l'assenza di segni di effrazione sulla porta, l'auto della vittima che viene trovata poco distante dalla villa, in una cunetta contro una recinzione con il finestrino aperto, il suo portafoglio gettato in strada.

L'alibi di ferro del figlio della vittima

La tesi della procura di Civitavecchia è che Crescenzi abbia fatto tutto da sola nella villetta dove coabitava con il compagno e la suocera, compreso il tentativo di depistaggio definito "maldestro" dagli inquirenti. Dopo il ritrovamento, martedì 17 giugno 2025, in un bosco vicino alla villetta di una busta contenente un coltello, una maglietta insanguinata, guanti in lattice e il cellulare della vittima, anche Violoni era stato inserito nel registro degli indagati per consentire accertamenti scientifici irripetibili, come il test del Dna e la ricerca di impronte digitali. Ma la sua posizione era stata definitivamente archiviata il 29 gennaio di quest'anno.

L'uomo ha un alibi di ferro: alle 22 di quella notte, il figlio della vittima era già al lavoro, ripreso in entrata e in uscita dalle telecamere di sorveglianza dell'aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, dove fa la guardia giurata. Le telecamere dello scalo ne attestano la presenza continuativa sul posto di lavoro fino alle 6 del mattino successivo. Camboni alle 23.30 era ancora viva e ha inviato un messaggio vocale ad un'amica. Secondo l'accusa l'omicidio è avvenuto proprio in quella fascia oraria, dunque era materialmente impossibile per Violoni trovarsi sul luogo del delitto.

In base a quanto ricostruito dalle indagini dei militari, Crescenzi sarebbe stata l'unica nella villetta al momento dell'uccisione e da sola avrebbe preso un coltello da uno scatolone in cantina, colpito più volte la vittima — anche dopo la morte — e ripulito tutto, cercando anche su internet come smacchiare un materasso sporco di sangue: nella cronologia del telefono della donna, i carabinieri hanno trovato ricerche compromettenti, nelle ore e nei giorni a ridosso del delitto. Infine, da sola Crescenzi sarebbe uscita per gettare via l'arma e simulare una tentata rapina. All'esame del luminol, sono state trovate macchie di sangue riconducibili alla vittima, sulle ciabatte e sul pigiama della donna.

I possibili attriti tra le due donne e la battaglia legale

Giada e Francesco si sono conosciuti nel 2022 su un sito di incontri. Dopo le prime frequentazioni hanno scelto di andare a convivere prima a Fiumicino, dove lui lavora nella sorveglianza notturna, poi, per problemi economici, a casa della madre di Violoni, nella villetta di Fregene: "Il nostro rapporto è nato così, per me era impensabile che potesse essere stata lei, anche in caserma le domandai ‘hai fatto qualcosa?' e lei mi rispose ‘non saprei fare del male a una mosca'", ha racontato l'uomo ai magistrati.

Doveva essere una fase transitoria e tra le due donne non sembravano esserci particolari attriti, a parte piccole scaramucce per il volume di telefonino e tv tenuto troppo alto la notte dalla vittima e un litigio nato dal fatto che Camboni avrebbe preso un pezzo di pizza di Crescenzi, lasciato incustodito sul tavolo della cucina. Più rilevanti potrebbero essere i post sui social in cui l'imputata cercava disperatamente una nuova sistemazione, definendo la convivenza una "situazione critica".

Ad oggi, le rispettive difese risultano contrapposte: gli avvocati di Violoni puntano a "far riconoscere altre due aggravanti finora non contestate, la crudeltà e i futili motivi", come spiegato da Gabrielli, mentre quelli di Crescenzi sarebbero intenzionati a presentare una perizia psichiatrica di parte volta a dimostrare un grave disturbo dissociativo della donna.

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