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Cessione Coop-Tigre, salta l’accordo sull’ultimo supermercato a Roma: 25 dipendenti senza un futuro

Lo scorso aprile, Distribuzione Roma ha deciso di vendere 54 supermercati a marchio Coop presenti sul territorio laziale al gruppo Magazzini Gabrielli con il marchio Tigre. Ma sull’ultimo store, quello di Piazza de La Salle, in zona Aurelio, è sorto un ulteriore problema e ora i dipendenti rischiano di rimanere senza un lavoro.
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A cura di Carmen Baffi
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coop aurelio

I 30 dipendenti del supermercato Coop di piazza de La Salle, in zona Aurelio, a Roma, rischiano di rimanere senza lavoro. Lo store della catena Distribuzione Roma Srl è uno dei 54 store coinvolti nell'operazione di vendita intrapresa ad aprile scorso dall'azienda controllata da Coop Alleanza 3.0.

Tutti i supermercati a marchio Coop sono infatti stati ceduti alla società Magazzini Gabrielli Spa di Ascoli Piceno, dopo aver sciolto il nodo relativo al contratto da applicare ai lavoratori. Risoluzione raggiunta dopo due tavoli – uno il 4 aprile, l'altro l'11 aprile – alla presenza dei sindacati confederati.

Tuttavia, solo dopo aver sottoscritto l'accordo e creduto di aver salvato 800 posti di lavoro, è venuto a galla un problema ulteriore che riguarda unicamente lo stabile di Piazza de La Salle: il proprietario delle mura, Oviesse, si è opposto alla cessione del contratto di affitto in ramo d'azienda. E così, i supermercati ceduti sono passati a essere 53. Nel frattempo i dipendenti attendono ancora di scoprire quali saranno le loro sorti.

Non ci danno certezze

"La situazione nel supermercato è molto difficile, perché si tratta di 30 persone con altrettante famiglie. Molti vengono da noi rappresentanti sindacali e si mettono a piangere. Ci dicono: "Ma io a 54 anni dove lo trovo un altro lavoro? Che cosa faccio? Cosa dico ai miei figli?", spiega Francesca Linardi, dipendente Coop dal 2008 e addetta alla barriera casse.

Ognuno dei dipendenti ha la propria storia. Francesca aveva programmato di sposarsi a settembre, è tutto pronto per le nozze, "ma non so nemmeno a chi devo comunicarlo, a chi chiedere le ferie matrimoniali, sembra una sciocchezza, ma no lo è", dice.

Nicola Marrone, cassiere anche lui, in Coop dal 2013, ha invece una bambina piccola e ha fortemente bisogno di questo lavoro: "Da settembre non so dove vado, con chi vado, ma soprattutto non so che lavoro farò", spiega. "Avendo una bambina piccola sto già cercando di pensare a un qualcosa che potrebbe anche non essere più Coop, sono sincero. Perché ho un mutuo da pagare, una bimba da mantenere, a me un lavoro serve", prosegue Nicola.

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Anche Davide Casella è in Coop come Nicola dal 2013: "Questa cessione, secondo noi, è stata gestita con superficialità. Perché prima di vendere, (Coop, ndr) già sapeva che si trattava di un affitto in ramo d'azienda e doveva accertarsi che il proprietario, cioè Oviesse, fosse d'accordo", afferma.

I dipendenti pretendono delle risposte: "Coop ha sempre detto che i diritti e il benessere del lavoratore sono la colonna portante della cooperativa. Ce lo dimostri allora", dice Francesca Linardi. "Noi vogliamo solo avere delle risposte certe, perché finora non ci è stata data alcuna certezza. E però devono arrivare subito, non l'ultimo giorno, perché qui stiamo impazzendo", conclude Nicola Marrone.

Da quando infatti è arrivata la notizia che Oviesse ha rifiutato di cedere l'affitto in ramo d'azienda, i dipendenti hanno continuato a lavorare. Per loro, per quanto sia difficile farlo in un limbo, "è importante".

Alla ricerca di una soluzione

Nel corso dell'ultimo incontro tra le parti, avvenuto il 26 giugno, Magazzini Gabrielli ha chiaramente detto – come rimportano sindacati e lavoratori – di non avere la volontà di prendere i dipendenti senza stabile. Dall'altra parte, Distribuzione Roma Srl non ha fornito alcuna garanzia in merito al futuro delle 30 persone che da anni lavorano per Coop.

Abbiamo provato a chiedere spiegazioni al Responsabile delle risorse umane di Coop Alleanza 3.0, Massimiliano Sciuto, presente ai molteplici incontri, ma ha dichiarato di "non sapere nulla", rimbalzandoci all'ufficio stampa ("darò loro il suo contatto e saranno loro e contattarvi", ndr) che, finora, non ci ha fornito alcuna risposta.

Nel frattempo, fanno sapere i sindacati, un nuovo incontro era stato fissato per il 19 luglio. Slittato poi all'ultimo minuto al 24 dello stesso mese, giorno in cui sarebbe stata fissata la chiusura del supermercato e, di fatto e in mancanza di soluzioni alternative, il licenziamento dei dipendenti.

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