Sei manifestanti dei Movimenti per la casa rischiano di andare a processo per istigazione a delinquere. Il motivo? Aver modificato le parole di ‘Azzurro', la celebre canzone cantata da Adriano Celentano e prima in tutte le classifiche nel lontano 1968, e averle cantate con un megafono a un sit in del 13 ottobre 2018. Il testo, che ha fatto scattare le indagini della Procura di Roma, è questo qui: "Cerco una casa tutto l’anno e all’improvviso eccola qua…/La serratura dove sarà…/Dico che famo piano piano, ma non c’è verso / tocca sfonna’…/ frullino, piede di porco… tutte le case annamo ad occupa'/ Mi sono portata il letto ed il comodino/ A Roma ci stanno tante case sfitte, occuperemo pure le soffitte".

Nel capo d'imputazione il pubblico ministero ha scritto che i sei manifestanti "mediante l’utilizzo di microfono e di adeguato sistema di amplificazione posto su un furgone in testa al corteo di manifestanti, incitavano i presenti alla commissione di delitti, e segnatamente a violazioni di domicilio ed occupazioni abusive di edifici". Un'accusa singolare quella della Procura di Roma, che non sembra avere precedenti. Eppure i sei, difesi dall'avvocato Francesco Romeo, ora rischiano davvero di andare a processo per aver modificato la canzone di Adriano Celentano. Non c'è prova che successivamente i manifestanti abbiano occupato delle abitazioni, ma per il pm quella canzone è ‘promozione' di un reato. A decidere sul futuro dei sei manifestanti, la prossima settimana, sarà il giudice per le indagini preliminari. Che dovrà stabilire se aver cantato la versione modificata di ‘Azzurro‘ costituisca davvero il reato di istigazione a delinquere o meno.