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Bocciata in Regione Lazio la mozione sulla tutela del consenso: “La destra dovrà spiegarlo alle sue elettrici”

Respinta in Regione Lazio la mozione per la tutela del consenso nei casi di violenza sessuale presentata dalle consigliere dem Bonafoni e Mattia. “Uno schiaffo alle lotte delle donne”, dicono a Fanpage.it chiamando la mobilitazione.
A cura di Beatrice Tominic
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Ancora una volta il Lazio volta le spalle alle donne. È quanto accaduto oggi in Regione durante la discussione della mozione presentata da Eleonora Mattia e Marta Bonafoni con cui il presidente della Regione e la Giunta Regionale venivano chiamati ad esprimere una posizione chiara a sostegno del principio del consenso libero, attuale ed esplicito quale elemento centrale nella definizione dei reati di violenza sessuale, in coerenza con la Convenzione di Istanbul.

Non soltanto: la mozione presentata aveva lo scopo di sollecitare il Parlamento e il Governo "affinché il testo di riforma della normativa sulla violenza sessuale non venga modificato in senso restrittivo rispetto al riconoscimento del consenso dall'Aula del Senato evitando arretramenti sul tema fondamentale della tutela delle vittime" e di "dare massima diffusione alla presente mozione allo scopo di coinvolgere gli enti locali anche attraverso l'ANCI Lazio, affinché adottino nei rispettivi organi consiliari analogo atto". Arretramenti che, però, sembrano inevitabili ora che la mozione non è passata.

"Questa bocciatura non è soltanto all'opposizione di oggi, ma è una bocciatura alla storia della lotta delle donne, è uno schiaffo in faccia alle donne italiane, comprese quelle del Lazio e anche a quelle che fanno parte dell'elettorato dei partiti di destra", ha spiegato a Fanpage.it Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale del Partito Democratico e consigliera regionale del Lazio.

"Invece di essere tutelate, spesso le donne sono obbligate a dimostrare la violenza subita. Indebolire il riferimento al consenso esplicito nella definizione dei reati di violenza sessuale è un arretramento culturale e giuridico rispetto agli standard internazionali e ai principi sanciti dalla Convenzione di Istanbul", ha fatto sapere invece la consigliera Eleonora Mattia.

Una bocciatura annunciata: "Ennesima speculazione sul corpo delle donne"

La discussione sulla mozione, presentata il 5 febbraio 2026, è arrivata in aula nella giornata di oggi, 25 febbraio 2026. "Oggi in aula si è consumata l’ennesima speculazione politica sul corpo delle donne, un obolo che la destra usa per tamponare le proprie lotte intestine: questo è il vergognoso dato politico consumatosi, prima a livello nazionale, con il tradimento, su pressione della Lega, dell’accordo tra la premier Meloni e la leader del Pd, Schlein, sul ddl Bongiorno – hanno scritto in una nota condivisa le due consigliere dem – Un dato emerso anche oggi in Regione Lazio con il voto contrario della destra alle mozioni delle opposizioni che impegnavano il Consiglio regionale a tutelare il consenso esplicito nella definizione dei reati di violenza sessuale".

Mozione sul consenso, Mattia: "Un passo indietro"

La mozione, come anticipato, avrebbe dovuto rappresentare la possibilità di tutelare donne e ragazze. "Pensiamo ad esempio al caso di una ragazzina che rimane bloccata dalla paura dinanzi a un abuso o a una donna minacciata, con pressioni di tipo fisico, psicologico o verbale, sotto anestetizzanti o altre sostanze, o in altra situazione di vulnerabilità, che invece di essere tutelata viene obbligata a dimostrare la violenza subita – dichiara la consigliera regionale Pd del Lazio, Eleonora Mattia, ambasciatrice di Telefono Rosa – Indebolire il riferimento al consenso esplicito nella definizione dei reati di violenza sessuale è un arretramento culturale e giuridico rispetto agli standard internazionali e ai principi sanciti dalla Convenzione di Istanbul. Significa cioè non solo depotenziare gli strumenti legislativi per contrastare la violenza di genere ma anche implicitamente delegittimarne il riconoscimento agli occhi dell’intera società".

Respingere la mozione rappresenta una battuta d'arresto su quanto fatto fino ad ora: "È un passo indietro per i diritti delle donne, in un momento in cui dati sulla violenza di genere e i drammatici fatti di cronaca imporrebbero invece che lo Stato prendesse una posizione ancora più netta e forte al loro fianco".

Bonafoni: "La destra rinnega quanto fatto finora"

Una posizione critica anche quella di Bonafoni,  che parla a Fanpage.it di un vero e proprio schiaffo alla storia della lotta delle donne. "“Si tratta di una bocciatura all’opposizione, ma anche al voto che le stesse forze di maggioranza avevano espresso in autunno alla Camera, dopo un accordo tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Un voto favorevole che era poi diventato unanime, grazie anche al lavoro della relatrice di maggioranza di Fratelli d’Italia, Carolina Varchi, in Commissione Giustizia. È una bocciatura anche rispetto al voto del 15 febbraio 1996, quando il Parlamento approvò pressoché all’unanimità la nuova legge sulla violenza sessuale".

La mozione respinta in Regione Lazio arriva a tre decenni di distanza da quella data storica: "È uno schiaffo in faccia alle donne italiane, comprese quelle del Lazio che oggi, qualora, come noi auspichiamo non avvenga, il DDL Bongiorno proseguirà il proprio iter, vedranno fare un passo indietro di 30 anni alla legislazione che le difende, le tutela dalla violenza sessuale degli uomini", continua Bonafoni.

La mobilitazione di sabato 28: "Mobilitazione in tutta Italia"

Nel frattempo l'Italia non si arrende: "C'è una mobilitazione in tutta Italia che si schiererà e ci vedrà a fianco delle associazioni dei centri antiviolenza contro un iter che prosegue e che noi speriamo, al netto del voto di oggi in consiglio regionale, abbia invece la meglio sulle ultime notizie", aggiunge. Dopo il presidio del 15 febbraio scorso, l'appuntamento è per sabato prossimo, il 28, alle ore 13 in piazza della Repubblica.

"Ancora una volta le donne italiane prenderanno in mano il destino dei propri corpi auspicando che questa classe dirigente dell'attuale destra italiana sia all'altezza anche dei suoi predecessori – spiega ancora Bonafoni – Giorgia Meloni si presenta come la nuova forza moderata del Paese, ma le forze moderate negli anni Ottanta e Novanta furono tutte schierate, grazie alle donne di quei partiti, a favore delle leggi di avanzamento dei diritti delle donne, mentre oggi sono recalcitranti rispetto alle grandi tradizioni della democrazia e delle istituzioni italiane". Una situazione di contraddizione per queste forze politiche.

"Sono gli eredi anche di una tradizione istituzionale e democratica del nostro Paese, ma se insistono nel far regredire questa legge si schierano contro la sua storia istituzionale e contro i diritti delle donne – aggiunge ancora – Trentuno anni fa violare il corpo di una donna, esercitare violenza su di lei era un reato contro la morale e non contro la persona. Loro stanno riportando indietro quelle lancette della storia e io credo che le prime a ribellarsi saranno le donne della destra civile e sociale. Uno scenario, è bene non dimenticarlo, che si palesa mentre al Governo c'è la prima Presidente del Consiglio donna. Non a caso, meno di una settimana fa, una mozione simile è stata presentata a Palermo, dove governa il centrodestra. Ma in quel caso è passata con i voti di tutte le forze politiche", ricorda.

In Regione Lazio, invece, stavolta soltanto passi indietro. Ma il testimone viene passato alle piazze: sabato prossimo, 28 febbraio, l'appuntamento è a piazza della Repubblica per il corteo. Per fare in modo che cittadine e cittadini possano far sentire la propria voce ed evitare che vengano cancellate le lotte degli ultimi decenni.

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