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Cambiamenti climatici

Attivista Ultima Generazione fermato dalla polizia mentre esce dall’albergo: “Stava andando alla Rai”

Un attivista del movimento contro i cambiamenti climatici Ultima Generazione è stato fermato questa mattina dalle forze dell’ordine all’uscita dell’albergo dove risiedeva. Era diretto in uno studio della Rai per un’intervista sull’azione di imbrattamento del Senato. Oggi l’udienza per tre degli attivisti arrestati ieri.
A cura di Valerio Renzi
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Un attivista di Ultima Generazione è stato fermato questa mattina a Roma mentre usciva dall'albergo diretto a uno studio televisivo dove era atteso per un'intervista nel corso della trasmissione Agorà di Rai Tre. Le forze dell'ordine, da quanto si apprende, lo hanno intercettato per portarlo negli uffici della questura. Ancora non è nota la ragione del fermo.

Nella tarda mattinata di oggi è prevista l'udienza per direttissima per tre dei cinque attivisti, fermati ieri dopo aver imbrattato con delle vernice il portone e la facciata esterna di Palazzo Madama, sede del Senato. Piazzale Clodio è presidiata dalle forze dell'ordine che stanno procedendo a identificazioni: questa mattina proprio all'esterno del Tribunale di Roma è previsto un sit in di solidarietà con gli attivisti per la giustizia climatica.

Ultima Generazione: blitz con la vernice al Senato

Gli attivisti di Ultima Generazione si sono fatti conoscere in questi mesi in Italia per le loro azioni di disobbedienza civile e di azione non violenta, per portare l'attenzione della politica e dei cittadini sul cambiamento climatico e sull'urgenza di agire per fermare la dipendenza dai combustibili fossili, intraprendere una vera transizione energetica e mitigare gli effetti del cambiamento climatico prima che sia troppo tardi. Blocchi stradali, azioni nei musei con lancio di vernice sulle opere d'arte tra le più famose del mando, blitz in luoghi simbolici fino a ieri, quando con estintori carichi di vernice lavabile hanno imbrattato la facciata del Senato puntando direttamente il dito contro la istituzioni e la loro inerzia. Raggiunti da una condanna pressoché unanimedelle forze politiche (si è espressa addirittura la premier Giorgia Meloni) c'è chi ha paventato la necessità di "inasprire le pene" verso alcune azioni di protesta come il ministro della Cultura San Giuliano.

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