A Roma i contagi da coronavirus tornano sopra quota 1000. Non succedeva dallo scorso dicembre, al picco della seconda ondata dell'epidemia. L'ultima volta che la Capitale aveva superato i mille casi giornalieri era stato lo scorso 3 dicembre, mentre il dato più alto è stato registrato il 14 novembre con oltre 1600 casi positivi diagnosticati in 24 ore. Per quanto riguarda il tasso di incidenza (quanti casi ogni 100mila abitanti in 7 giorni), a Roma città si attesta attualmente a circa 230 casi nei sette giorni compresi tra oggi, venerdì 2 aprile, e sabato 27 marzo. Il tasso di incidenza a livello regionale indicato nelle tabelle diffuse oggi dall'Istituto Superiore di Sanità (con dati che si riferiscono alla settimana compresa tra il 22 e il 28 marzo) si attesta a 207. Questo significa che in media il tasso di incidenza a Roma è leggermente più alto rispetto a quello delle altre province. Con 230, tuttavia, il valore rimane al di sotto della soglia dei 250 casi ogni 100mila abitanti, per cui scatta automaticamente la zona rossa. Attenzione, quindi, alle prossime rilevazioni, perché se questo dato dovesse salire, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, potrebbe anche decidere di inserire la città di Roma in zona rossa. In ogni caso l'indice Rt si mantiene a 0.98 e quindi sotto alla soglia di guardia fissata a quota 1, seppure di pochissimo. Questo significa che i contagi giornalieri dovrebbero leggermente diminuire nelle prossime settimane. Un Rt a 0.98 significa, esemplificando, che 100 persone ne contagiano 98 e questi 98 a loro volta ne contagiano 96 e questi 96 ne contagiano a loro volta 94 e così via.

Ricoveri ancora in crescita

Come ha raccontato il responsabile del pronto soccorso del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, Francesco Franceschi, ai microfoni di Fanpage.it, i ricoveri ospedalieri sono ancora in aumento: "Abbiamo avuto un aumento del flusso Covid come ci aspettavamo, in questo momento siamo al picco, avremo altri sette o dieci giorni di incremento degli accessi e speriamo che poi ci sarà una discesa". La differenza con le altre ondate dell'epidemia, però, non sta tanto nel flusso in arrivo dei pazienti Covid o sospetti Covid, "quanto in quello degli altri cosiddetti ‘standard'. Il numero dei pazienti Covid è stabile e in linea alle precedenti ondate, mentre il flusso dei pazienti non Covid ha mostrato un aumento del 50/60 per cento. Questo è un bene perché i cittadini che hanno bisogno di recarsi in pronto soccorso per altre necessità ne usufruiscono, anche se ciò mette maggiormente in difficoltà gli ospedali".