Valditara chiede verifiche su par condicio nei dibattiti scolastici sul referendum, studenti: “Preoccupati”

Più verifiche nelle scuole per controllare che venga osservata la par condicio durante i dibattiti sul referendum. È la richiesta recapitata dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara agli Uffici scolastici regionali, incaricati di effettuare i dovuti riscontri nel caso in cui arrivino segnalazioni di mancato rispetto della par condicio negli incontri scolastici sul referendum sulla giustizia che si terrà domenica e lunedì prossimi.
Gli studenti di Rete della Conoscenza: "Siamo preoccupati"
La decisione ha attirato le critiche degli studenti di Rete della Conoscenza, che hanno accusato il ministro di utilizzare strumentalmente la questione del contraddittorio per avvantaggiare il Sì e sfavorire il No. "Guardiamo con preoccupazione a questi provvedimenti presi a una settimana dal voto", hanno dichiarato. Solo pochi giorni prima Validata aveva inviato una circolare agli istituti sottolineando la necessità di un contraddittorio durante gli incontri.
"Sono mesi che la questione del "contraddittorio" viene strumentalizzata dal ministro, che pretende di fare discutere nelle scuole solo ciò che gli conviene ", ha affermato Carlotta Scognamiglio, dell'Unione degli Studenti. "Valditara ha dichiarato che le segnalazioni riguardano principalmente il fronte del No, eppure solo qualche giorno fa a Napoli si è svolto un dibattito sul referendum completamente schierato per il Sì, all'insaputa di studentesse e studenti, che hanno deciso legittimamente di protestare lasciando la sala", ha ricordato.
A Napoli il convengo solo per il Sì, 150 studenti lasciano la sala in protesta
Il riferimento è all'evento di qualche giorno fa organizzato dalla Lega presso la biblioteca di Castel Capuano (Napoli) e dedicato alle scuole. Dopo essersi accorti che il convegno era presidiato esclusivamente da rappresentanti del Sì, tra cui il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, i 150 studenti presenti hanno protestando lasciando la sala.
"Tra l'altro, è da giorni che sui profili pubblici social del Ministro compaiono reel e interviste dove afferma le ragioni del "Sì": riteniamo particolarmente incoerente il comportamento di una figura pubblica che predica costantemente sulla necessità di un contraddittorio, per poi fare l'esatto contrario sui suoi canali pubblici", ha aggiunto Scognamiglio.
Non è la prima volta che Valditara interviene sui dibattiti scolastici. "È già capitato in passato che il ministero abusasse delle ispezioni nelle scuole per censurare incontri relativi a questioni di attualità: è accaduto in Toscana con le scuole che hanno ospitato la relatrice Onu Francesca Albanese", ha ricordato Tommaso Martelli, coordinatore nazionale dell'Unione degli Studenti. "La presunta "apoliticità" della scuola pubblica viene sventolata come bandiera dal governo Meloni per impedire lo sviluppo di un pensiero critico da parte di studentesse e studenti, noi pretendiamo invece una scuola realmente solidale, che ci fornisca strumenti adatti ad affrontare la complessità del mondo in cui viviamo".
Valditara: "Propaganda a senso unico non può essere tollerata". E minaccia provvedimenti disciplinari
Dal canto suo il ministro, intervistato oggi da Il Giornale, insiste che la propaganda politica "a senso unico" nelle scuole non può essere tollerata e minaccia provvedimenti disciplinari contro i docenti responsabili di fare propaganda. "Laddove vi siano state segnalazioni circostanziate siamo intervenuti con richieste di chiarimenti", spiega. "Se gli Uffici scolastici regionali riscontreranno atteggiamenti incompatibili con il dovere di correttezza di un docente, come per esempio distribuzione di volantini in classe o lezioni di propaganda, gli organi deputati valuteranno verosimilmente l'avvio di procedimenti disciplinari".
Il caso della Cgil Lazio
Valditara cita in particolare il caso dell'assemblea regionale delle scuole indetta dalla Cgil Lazio per il 17 marzo sulla riforma della giustizia a cui sono invitati docenti e personale non docente. "La Cgil ha esercitato un diritto riconosciuto dal contratto su cui non mi voglio pronunciare", premette. "Giudicheranno poi le famiglie e gli studenti se è stato opportuno privare gli studenti di tre ore di lezione per un'iniziativa molto politica di propaganda per il no, che si sarebbe potuta svolgere fuori dall'orario di servizio senza penalizzare la didattica", conclude.