Stipendi 2025: in Italia crescono più dei prezzi ma il potere d’acquisto resta sotto i livelli pre-pandemia

Nel 2025 i salari contrattuali hanno continuato a crescere, segnando un aumento medio del 3,1% come già avvenuto l'anno precedente, mentre l'inflazione si è fermata all'1,7%. Significa che, per il secondo anno consecutivo, gli stipendi sono saliti più rapidamente del costo della vita, permettendo ai lavoratori di recuperare una piccola parte del terreno perso negli anni dell'impennata dei prezzi. Questo riequilibrio, però, è ancora incompleto. Se si guarda al periodo che va dal 2022 a oggi, infatti, l'aumento complessivo dei prezzi supera di gran lunga quello delle retribuzioni: il costo della vita è cresciuto di oltre il 17%, mentre le buste paga si sono fermate attorno al 10%. Il risultato è che la capacità di spesa reale resta inferiore di più di sette punti rispetto ai livelli precedenti alla pandemia, una distanza che gli aumenti recenti hanno solo in parte ridotto.
Contratti rinnovati a metà
Alla fine del 2025, poco più della metà dei lavoratori dipendenti aveva un contratto collettivo nazionale aggiornato che prevede aumenti salariali recenti. Nel settore privato la situazione è migliore: circa tre quarti dei lavoratori hanno contratti aggiornati, con punte particolarmente alte in agricoltura e industria. Nella pubblica amministrazione, invece, tutti i contratti sono formalmente scaduti, e gli aumenti salariali si riferiscono ancora agli accordi del triennio precedente.
Negli ultimi mesi dell'anno sono stati firmati diversi nuovi accordi, e i tempi medi di attesa per i rinnovi si sono accorciati a meno di diciannove mesi: restano però milioni di lavoratori in attesa di un nuovo contratto, suddivisi quasi equamente tra pubblico e privato, a dimostrazione che la copertura contrattuale è ancora molto disomogenea.
Settori a velocità diverse
Per quanto riguarda invece la crescita delle retribuzioni, è stata diversa a seconda del settore. Nel complesso dell'economia l'aumento medio è stato del 3,1%, ma nel privato si sale leggermente sopra questa soglia grazie alla spinta di agricoltura e industria, mentre nei servizi gli incrementi sono più contenuti. Nel pubblico impiego l'aumento si fermava sotto il 3%, limitato agli effetti dei rinnovi già recepiti. Guardando più indietro nel tempo il quadro si fa ancora più netto: dai primi mesi del 2020 i prezzi sono infatti saliti di circa un quinto, mentre gli stipendi sono aumentati di poco più di un decimo. Anche con gli scatti degli ultimi due anni, il potere d'acquisto medio di un lavoratore resta quindi significativamente più basso rispetto all'era pre-Covid.
Piccoli segnali mese per mese
Negli ultimi mesi del 2025 gli aumenti sono proseguiti con variazioni moderate ma diffuse: a trainare sono stati alcuni comparti della pubblica amministrazione, come ministeri, forze armate e vigili del fuoco, mentre altri settori, ad esempio telecomunicazioni e farmacie private, sono rimasti sostanzialmente fermi. Parallelamente l'occupazione continua a crescere, ma le imprese mostrano prudenza: le ore autorizzate di cassa integrazione aumentano, anche se poi ne viene utilizzata solo una parte limitata.
È una sorta di rete di sicurezza tenuta pronta più che realmente attivata, indice di incertezza più che di crisi conclamata.
Commercio estero e servizi più dinamici dell’industria
Nel corso dell' anno poi l'industria ha visto il fatturato arretrare leggermente, mentre i servizi hanno continuato ad espandersi. Sul fronte degli scambi con i Paesi extra-UE, invece, le importazioni sono cresciute più delle esportazioni, riducendo l'avanzo commerciale, soprattutto per il peggioramento del saldo con gli Stati Uniti. Questo contesto più debole per la manifattura contribuisce a spiegare perché, nonostante il recupero salariale, il sistema produttivo resti cauto nelle prospettive.