Sondaggi Referendum Giustizia, chi vincerà e quali sono le ragioni per votare Sì o No

Il referendum sulla riforma della giustizia si avvicina: le urne apriranno il 22 e 23 marzo e per il momento, secondo i sondaggi, il Sì è ancora avanti. Il vantaggio si è decisamente ridotto rispetto a un mese fa, ma tutto può ancora cambiare nelle prossime settimane. Il 25 gennaio il divario era di quasi trenta punti: 63% a 37%. Se si votasse oggi invece finirebbe 53% a 47%, stando al nuovo sondaggio Human Data-Emg. Che ha rilevato anche quali ragioni spingono i sostenitori e gli oppositori della riforma a votare in un modo o nell'altro.
Chi vince tra Sì e No al referendum sulla giustizia 2026
La rilevazione riporta come è cambiata la posizione dell'elettorato nell'ultimo mese. Circa quattro settimane fa, il 26 gennaio, il Sì era al 64% e il No seguiva al 36%. Circa due terzi degli elettori intenzionati ad andare alle urne sosteneva la riforma della giustizia e sembrava che ci fosse poca speranza per il No.
Da allora è evidente che le cose sono cambiate. A metà febbraio si è avuto il momento di maggior vicinanza: Sì al 51%, No al 49%. Non un vero e proprio sorpasso ma, considerando che ogni misura statistica ha un margine di errore, una specie di ‘pareggio' di fatto.
Nelle ultime due settimane il Sì è tornato a crescere leggermente, e oggi è al 53%. Come spiegato da analisti esperti a Fanpage.it, probabilmente si tratta anche di una parte delle persone che prima erano intenzionate a votare Sì, poi sono diventate ‘indecise' a causa della forte politicizzazione del referendum; ora qualcuno sta tornando a sostenere il Sì, mentre altri si indirizzeranno al No.
Perché gli elettori scelgono il Sì o il No
È interessante anche capire perché alcuni elettori scelgano di schierarsi in un modo o nell'altro. Il sondaggio ha chiesto quali siano le ragioni principali dietro il voto. Tra i sostenitori del Sì, uno su quattro afferma che è per la separazione delle carriere e la terzietà del giudice. Il 20% dice che è perché vuole più tutela per gli imputati, mentre il 18% vuole che i magistrati si prendano più responsabilità. Meno sentito il tema dello "strapotere delle correnti" della magistratura, al 16%.
Nel No, la fa da padrone il rischio del controllo politico sui pm: è ciò che spinge il 31% a opporsi alla riforma. Un altro 21% fa riferimento alla politicizzazione del referendum, e quindi vede il No come un voto contro il governo Meloni. Un 17% pensa che il sorteggio sia un modo inadeguato per scegliere i componenti del Csm.
L'importanza del dibattito sui social
Il sondaggio mostra, in ogni caso, che il risultato al momento è incerto. Anche perché mancano diverse settimane in cui, con tutta probabilità, la politica si mobiliterà al massimo per coinvolgere i propri elettori. Finora nella campagna referendaria sui social network è il No che ha più presa: la rilevazione ha misurato 21,7 milioni di interazioni nell'ultimo mese, contro i 17,7 milioni del Sì.
Tra i personaggi ‘social' più rilevanti nel dibattito, sempre per numero di interazioni, ci sono l'ex 5 stelle Alessandro Di Battista e il comico Giovanni Storti, entrambi per il No, seguiti dall'avvocato Giuseppe di Palo, la pagina Welcome to favelas e lo youtuber Andrea Lombardi, schierati per il Sì. Anche le tre figure pubbliche che vengono citate più spesso – il magistrato Nicola Gratteri, il professor Alessandro Barbero e il giornalista Marco Travaglio – fanno tutte riferimento al No.