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Slitta la tassa da 2 euro sui piccoli pacchi extra Ue: perché l’imposta sarà sospesa e quando scatta

La correzione potrebbe arrivare nel decreto Milleproroghe: si va verso un rinvio della tassa da 2 euro sui mini pacchi di provenienza extra Ue, per contrastare l’espansione di rivenditori online cinesi come Temu e Shein. È possibile che slitti in attesa dell’entrata in vigore del nuovo dazio doganale di 3 euro su cui il Consiglio Ue ha già raggiunto un accordo per l’applicazione a partire dal prossimo 1 luglio.
A cura di Annalisa Cangemi
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La discussa tassa sui pacchi cambia ancora. Secondo quanto scrive il Sole 24 Ore, dovrebbe essere quasi certamente rinviata la misura relativa al contributo applicato ai mini pacchi di provenienza extra Ue, introdotta nella manovra 2026, con l'intento di riequilibrare il mercato, colpendo colossi del commercio online come Shein e Temu, che non sono soggetti a controlli e restrizioni previsti dalle normative dell'Ue.

Il governo ora sta valutando di rinviare l'applicazione della nuova tassa su tutte le importazioni di valore dichiarato inferiore a 150 euro provenienti dai Paesi fuori dell’Unione, per attendere il nuovo dazio doganale di 3 euro su cui il Consiglio Ue ha già raggiunto un accordo per l’applicazione a partire dal prossimo 1 luglio. La modifica dovrebbe arrivare all’interno del decreto Milleproroghe, ora all’esame della Camera in prima lettura.

L'Agenzia delle Dogane con una circolare aveva già chiarito che la tassa non sarebbe stata a regime fino al 1 marzo. Con la circolare 1/2026 è stato infatti stabilito un regime transitorio per le importazioni effettuate dal 1 gennaio al 28 febbraio 2026, in base al quale i contributi dovrebbero essere riepilogati e versati entro il 15 marzo 2926. A partire dal 1 marzo dovrebbe scattare invece il vero e proprio contributo ordinario.

Chi deve pagare la tassa sui piccoli pacchi extra Ue

In teoria, come abbiamo spiegato su Fanpage.it il contributo deve essere versato da chi presenta la dichiarazione in dogana, quindi teoricamente è un costo che pesa sui venditori. Tuttavia in molti casi c'è chi ha provato ad aggirare il balzello. Come ha spiegato l'economista Lucia Visconti Parisio a Fanpage.it, infatti, se l'importazione del pacco avviene "alle frontiere italiane, i due euro vanno versati. Se invece avviene in Francia, e poi dalla Francia quel pacco è spedito in Italia, il contributo non si paga più". L'escamotage adottato dai venditori è quindi quello di dirottare le spedizioni su un altro Paese europeo, dove la norma non è ancora in vigore, e poi da lì effettuare il trasporto in Italia con camion o altri mezzi.

Perché il pagamento della tassa è slittato e cosa potrebbe cambiare

Per questo la proposta avanzata da Forza Italia con un emendamento al nuovo decreto Milleproroghe è stata quella di far slittare l'imposta al 1 luglio 2026, quando partirà ufficialmente anche una tassa europea sui piccoli pacchi (del valore di 3 euro) in modo da uniformare le norme italiane a quelle degli altri Paesi Ue, ed evitare così che la tassa risulti inefficace, per effetto dell'asimmetria normativa. Se scatterà la modifica con il Milleproroghe perderà valore la circolare dell'Agenzia delle Dogane, facendo partire il dazio da 3 euro anche in Italia direttamente dal 1 luglio, in concomitanza con la partenza a livello Ue.

Quindi chi farà acquisti online da Cina, Usa o Regno Unito, non dovrebbe cambiare nulla nell'immediato. La tassazione da 2 euro resterebbe congelata se passasse l'emendamento, che ricordiamo venerdì scorso non si trovava tra i segnalati da Forza Italia: il testo che spostava l'entrata in vigore della tassa al primo luglio non era presente nel fascicolo degli emendamenti che i gruppi dovevano segnalare in vista dell'avvio delle votazioni nelle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera.

Se effettivamente arriverà la correzione nel Milleproroghe, da luglio scatterà comunque il balzello europeo da 3 euro su tutti i piccoli pacchi, con inevitabile aumento dei prezzi per gli acquirenti, che dipenderanno dalle valutazione dei venditori e dei corrieri, che inevitabilmente scaricheranno gli aumenti sui clienti. La conseguenza attesa è un calo delle importazioni di prodotti di basso valore: trattandosi di una quota fissa, l'imposta non si farà sentire su acquisti da 150 euro, mentre peserà di più su importi più piccoli.

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