Separazione delle carriere dei magistrati: se si votasse oggi, metà degli italiani voterebbe Sì

A pochi mesi dal referendum sulla riforma della giustizia, gli italiani mostrano un'opinione netta ma allo stesso tempo ancora molto frammentata. Secondo un sondaggio dell'Istituto Noto realizzato per Porta a Porta, poco più della metà degli italiani, il 53%, dichiara infatti che si recherebbe alle urne se il voto si tenesse oggi; un dato significativo, che conferma come la riforma della giustizia sia uno tra i temi più sentiti e dibattuti nel Paese. Non solo, se si votasse oggi, emerge chiaramente una maggioranza favorevole: il 56% degli intervistati confermerebbe la legge sulla separazione delle carriere dei magistrati così come approvata dal Parlamento, mentre il 37% sceglierebbe di abrogarla.
Per separazione delle carriere si intende che i magistrati che indagano e perseguono i reati (pubblici ministeri) non possono fare carriera come giudici che emettono sentenze, e viceversa, così da garantire, nella teoria, maggiore autonomia e imparzialità dei diversi ruoli. Questa soluzione solleva però numerosi dubbi: potrebbe infatti rendere le carriere più rigide e i percorsi professionali meno flessibili, limitando lo scambio di esperienze tra magistrati senza garantire automaticamente maggiore indipendenza. Non solo, la creazione di due Consigli superiori separati e di un nuovo organo disciplinare rischia di generare tensioni istituzionali e di indebolire l'autonomia della magistratura, con possibili conseguenze negative per la tutela dei diritti dei cittadini e per l'equilibrio complessivo dei poteri.
Il Sì trainato dai partiti di centrodestra
I dati rivelano come il sostegno al Sì sia schiacciante tra gli elettori di Fratelli d'Italia, con il 90% che si dichiara favorevole, e molto forte anche tra quelli della Lega, con l'88% di consensi. Anche Forza Italia mostra un'ampia maggioranza favorevole, seppur più contenuta, con il 72% degli elettori pronti a confermare la riforma; un sostegno consolidato che indica come il centrodestra stia riuscendo a trasformare il consenso politico in un chiaro orientamento referendario.
Sul fronte opposto, invece, il No domina tra gli elettori di centrosinistra e del M5S. L'83% dei sostenitori del Partito Democratico voterebbe infatti per l'abrogazione della legge, così come il 58% degli elettori del Movimento 5 Stelle. Ancora più netta la contrarietà tra gli elettori di Alleanza Verdi e Sinistra, il 98% dei quali sceglierebbe di cancellare la riforma. Una polarizzazione che rende evidente come il referendum non sia solo una questione tecnica, ma anche, e soprattutto, un terreno di confronto politico netto.
Il sorteggio dei magistrati: consenso cauto e indecisione
Ma la riforma non si limita alla separazione delle carriere. Uno dei punti più discussi riguarda infatti l'introduzione del sorteggio per i membri dei due nuovi Consigli superiori della magistratura, uno per i pubblici ministeri e uno per i giudicanti. Il sorteggio consiste nel scegliere a caso i membri dei Consigli invece di farli eleggere, con l'obiettivo di ridurre le influenze interne e garantire maggiore imparzialità; questo metodo solleva però alcuni dubbi: potrebbe scegliere magistrati meno rappresentativi delle diverse sensibilità della magistratura, oppure persone con poca esperienza per un ruolo così delicato, e rompe con la tradizione consolidata delle elezioni tra colleghi, generando possibili insicurezze sulla gestione della giustizia. Su questo tema, gli italiani sembrano non per niente più cauti: il 49% si dichiara favorevole, mentre il 29% è contrario e il restante 22% non sa cosa scegliere: un dato che racconta di un Paese che riconosce la necessità di innovare la giustizia, ma che resta ancora molto incerto davanti a soluzioni che stravolgono tradizioni consolidate.
Alta Corte disciplinare: metà degli italiani favorevole
Un altro nodo della riforma riguarda poi l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare, composta anch'essa da magistrati sorteggiati. Anche qui emerge un sostegno non trascurabile: il 50% degli intervistati è favorevole, mentre il 29% si oppone e il 21% è indeciso. Ancora una volta, la maggioranza c'è, ma è relativa, segno che le novità sul funzionamento interno della magistratura restano percepite come complesse e non immediatamente comprensibili a tutti.
Italia ancora divisa
Nel complesso, insomma, il sondaggio disegna un'Italia spaccata lungo linee politiche nette, con una maggioranza relativa favorevole alla riforma della giustizia, almeno per ora, e ai suoi cardini istituzionali. Se il voto si tenesse oggi, il Sì partirebbe con un chiaro vantaggio, ma il risultato finale rimane legato comunque all'affluenza e alla capacità dei diversi schieramenti di mobilitare i propri elettori. La partita, insomma, resta ancora aperta, e conferma come la giustizia continui a essere uno dei temi più sensibili e discussi della politica italiana.