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Ridistribuzione obbligatoria dei migranti: la richiesta di cinque Paesi (tra cui l’Italia) all’Ue

Una lettera inviata da Cipro, Grecia, Italia, Malta e Spagna all’Ue chiede che venga introdotto un meccanismo di ricollocazione a carattere obbligatorio e automatico che comporti la distribuzione fra tutti gli Stati membri dei migranti, anche di quelli che arrivano con operazioni Sar. Ci sarebbero circa 20mila stranieri in partenza dal Nord Africa.
A cura di Annalisa Cangemi
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"Per la prima volta cinque Paesi mediterranei dell'Unione europea hanno presentato alla Commissione una proposta politica in vista dell'imminente elaborazione di una nuova strategia comune e solidale sull'immigrazione e l'asilo". Lo ha annunciato la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese al termine del Consiglio Affari Interni che si è svolto lo scorso 5 giugno in video conferenza. "È un passo importante, tra l'altro per il riconoscimento della specificità delle frontiere marittime esterne dell'Unione e della obbligatorietà delle procedure di ricollocamento dei migranti tra i partner della Ue". Il documento è stato presentato da Cipro, Grecia, Italia, Malta e Spagna.

Nella lettera vengono indicati alla Commissione nove punti da valorizzare nell'agenda della Ue, in vista dei prossimi negoziati per l'annunciata definizione di una nuova strategia migratoria in Europa: "Il riconoscimento della specificità della gestione delle frontiere marittime; la ricollocazione obbligatoria tra tutti gli Stati membri dei migranti che sbarcano a seguito di operazioni Sar; l'adozione di un sistema comune europeo per i rimpatri; l'individuazione di Linee guida per l'attività di ricerca e soccorso in mare da parte delle imbarcazioni private; il superamento del criterio della responsabilità del Paese di primo ingresso stabilito dal regolamento di Dublino; l'introduzione di un meccanismo obbligatorio ed automatico per la ridistribuzione pro quota delle richieste di asilo; l'adozione di un sistema di asilo che tuteli i diritti ma che consenta, allo stesso tempo, di prevenire gli abusi; la previsione a carico del Paese di primo ingresso soltanto delle procedure di pre-screening per i necessari accertamenti sanitari e di sicurezza; il rafforzamento delle politiche di collaborazione con i Paesi Terzi, in particolare con quelli del Nord Africa e del Medio Oriente".

Ricollocazione obbligatoria delle quote

Il passaggio più importante riguarda l‘ingresso in Ue di coloro che sono sbarcati nel territorio di uno Stato membro a seguito di operazioni Sar, e quindi con il salvataggio effettuato per esempio da navi delle ong: questo non può essere considerato alla stregua di altri ingressi irregolari, perché tali arrivi, viene specificato nella lettera, "sono conseguenza dell'adempimento di un obbligo di diritto internazionale marittimo e non il risultato di inefficienze nei controlli alle frontiere. Nel caso in cui gli Stati membri frontalieri del Mediterraneo siano sottoposti ad una sproporzionata pressione migratoria, dovrebbe essere proposto un porto sicuro alternativo". Pertanto va stabilito un meccanismo di ricollocazione a carattere obbligatorio e automatico che comporti la distribuzione fra tutti gli Stati membri dei migranti che arrivano anche a seguito di operazioni Sar. Nella lettera si legge inoltre che "a carico del Paese di primo ingresso devono rimanere le sole procedure di pre-screening che garantiscano i necessari accertamenti sanitari e di sicurezza".

L'esigenza di una nuova strategia comune per i migranti nasce anche dalle notizie, rese note dalla nostra intelligence, secondo cui ci sarebbero circa 20mila stranieri pronti a salpare dalle coste del Nord Africa per attraversare il Mediterraneo. Una volta finito il lockdown, dicono gli esperti dei Servizi, i viaggi di migranti dalla Libia potrebbero riprendere a ritmi elevati. E infatti l'ultimo bollettino del Viminale parla già di 5.461 persone approdate fino a ieri, a fronte dei 1.878 arrivate nel 2019. E ci sarebbero tra loro anche molti tunisini, che arrivano con gommoni e pescherecci.

Come ha ricordato il Corriere della Sera, il decreto in vigore sul Covid-19, consente di tenere i porti ancora chiusi, ma il ritorno in mare delle navi delle ong, secondo il Viminale, potrebbe portare a una nuova impennata negli sbarchi. Lamorgese è per questo intenzionata a portare avanti una trattativa con Libia e Tunisia per controllare le partenze, e parallelamente un negoziato con l'Ue per gestire gli arrivi.

Salvini attacca: "Governo ci mette in pericolo"

Il leader della Lega Matteo Salvini, a seguito delle ultime notizie sul possibile incremento delle partenze dei barconi, ha commentato così: "I nostri servizi segreti lanciano l’allarme invasione, con almeno 20mila immigrati pronti a partire per l’Italia. Questo senza dimenticare la sanatoria nel caos, con l’ombra del racket pronto a comprare e offrire documenti, i porti spalancati alle Ong, l’aumento delle spese per l’accoglienza, con numerose questure che segnalano irregolarità e anomalie. I dati parlano da soli: 1.878 sbarchi dal primo gennaio al 5 giugno di un anno fa, diventati 5.461 nello stesso periodo di quest’anno. Eppure l’Italia annuncia di aver scritto all’Europa per chiedere la redistribuzione di chi arriva: ma non c’era l’accordo di Malta, che Conte-Lamorgese rivendicavano come successo straordinario? Questo governo mette in pericolo l’Italia".

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