Salvare le vite in mare con l'istituzione di un efficace sistema di ricerca e soccorso, gestito dall'Italia e dall'Unione europea. È questa la principale richiesta che le ong fanno al governo. Ma su questo punto non ci sono passi avanti da parte dell'esecutivo. La ministra dell'Interno Luciana Lamorgese ha ricevuto per la terza volta le organizzazioni umanitarie impegnate nei soccorsi in mare, per un confronto sull'attività di search and rescue.

Erano presenti i rappresentanti di Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ-People saving People, Sea-Watch e Sos Mediterranee. Sebbene le ong abbiano visto da parte della ministra "un'apertura al dialogo", in merito a un impegno concreto da parte delle autorità italiane ed europee per poter supportare le imbarcazioni umanitarie nella loro attività non sembra ci siano novità. Le ong hanno ribadito che il soccorso in mare non può essere in nessun caso negoziabile, e hanno chiesto il ripristino di un sistema centralizzato di salvataggio "che abbia come scopo primario quello di salvaguardare la vita umana nel Mediterraneo". 

La ministra dell'Interno dal canto suo ha sottolineato "L'esigenza immediata di una più forte solidarietà a livello europeo in materia di ricollocamenti dei migranti", chiedendo alle organizzazioni di coinvolgere i propri Paesi di riferimento e gli Stati di bandiera delle loro navi.

"Le discussioni sulle politiche migratorie non possono diventare un impedimento al soccorso in mare, obbligo giuridico oltre che morale", hanno detto i rappresentanti delle organizzazioni. L'Europa è ancora alla ricerca di una soluzione per superare il Trattato di Dublino, in base al quale i richiedenti asilo devono fare domanda nel primo Paese di arrivo, e i negoziati sono in fase di stallo. "Se è vero  – dicono le ong – che i cosiddetti ‘Stati di primo approdo' come l'Italia, devono poter contare sulla solidarietà degli altri membri della UE, l'emergenza in mare non si ferma e anzi diventa ogni giorno più letale".

Le organizzazioni hanno anche auspicato un superamento del clima ostile al soccorso civile. “Abbiamo chiesto alla ministra di riconoscere il ruolo delle organizzazioni umanitarie, colpite dalla criminalizzazione, liberando le nostre navi ancora sotto fermo" hanno affermato i rappresentanti delle organizzazioni. Al momento l'unica nave da soccorso operativa nel Mediterraneo centrale è la Aita Mari, dell'ong Salvamento maritimo humanitario, che proprio ieri ha recuperato in mare 50 migranti.

Al centro del colloquio di oggi anche gli accordi con la Libia: "Bloccare le partenze, a scapito della tutela dei diritti umani e delle continue morti in mare, non potrà mai essere la soluzione" hanno detto le ong. "Questa forma di supporto e finanziamento va interrotta il prima possibile. Vanno trovate soluzioni di medio-lungo periodo per costruire canali sicuri di accesso regolare verso l’Europa. Ma, nel frattempo, non si può continuare a lasciare che le persone muoiano in mare o vengano riportate in un Paese dove sono costrette a subire abusi di ogni genere".

Durante il meeting le organizzazioni hanno anche chiesto espressamente alla ministra Lamorgese di assumersi un ruolo di coordinamento lavorando insieme agli ministeri coinvolti, in particolare il ministero delle Infrastrutture e il ministero della Salute, per la gestione dei fermi amministrativi delle navi da soccorso e per le quarantene dei migranti.

L'incontro con le ong, fa sapere il Viminale, ha offerto l'occasione per un'analisi dei flussi migratori irregolari nell'area del Mediterraneo centrale e per un esame delle difficoltà tecniche e logistiche nella gestione dell'accoglienza, alla luce anche delle difficoltà generate dalle misure sanitarie dovute alla pandemia. Il ministro Lamorgese ha sottolineato che "una chiave per meglio regolare i flussi migratori e per contrastare il traffico di essere umani è certamente rappresentata da un'intensificazione dei corridoi umanitari con la Libia in modo da consentire innanzitutto l'evacuazione di nuclei famigliari e di soggetti vulnerabili, garantendo allo stesso tempo, attraverso la preziosa opera dell'Unhcr e dell'Oim, il rispetto dei diritti umani nei centri allestiti nel Paese nordafricano".

Cosa ha detto Di Maio dopo la visita in Libia

Proprio oggi il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il suo omologo maltese e il commissario Ue per il Vicinato e l'Allargamento, Olivér Várhelyi, hanno avuto un incontro a Tripoli con le autorità libiche per impostare una politica migratoria che abbia come fine il contenimento delle partenze e un accordo di tipo economico, per sostenere il Paese nordafricano e aiutarlo nel processo di stabilizzazione: "La Guardia costiera deve essere una parte strategica della lotta al fenomeno e non una soluzione", ha detto la ministra degli Esteri libica Najla El Mangoush. Durante la riunione è stato deciso che l'Ue aiuterà la Libia a proteggere i confini meridionali, zona di transito dei migranti dal Sahel.

"Pace, stabilità politica e ripresa economica sono i punti cardine su cui stiamo sensibilizzando anche l'Europa", ha detto il ministro Di Maio di ritorno dalla missione, ribadendo che lo scopo è bloccare "i flussi migratori irregolari", lavorando però "sul fronte economico", aprendo anche "nuove opportunità per le nostre imprese" in Libia.