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Referendum sulla giustizia 2026

Referendum sulla Giustizia, nei sondaggi i Sì sopra il 50%, ma cresce la fetta di indecisi e sale l’affluenza

Secondo la Media sondaggi fatta da Bidimedia per il referendum sulla Giustizia, i Sì sono ancora avanti rispetto ai No. Ma aumenta in modo netto la quota degli indecisi, con un balzo di quasi 7 punti.
A cura di Annalisa Cangemi
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Continua la campagna per il referendum sulla Giustizia e i due fronti, a favore e contro la riforma Nordio, analizzano le intenzioni di voto per pesarsi e per provare a prevedere l'esito del voto.

La consultazione era fino a ieri fissata per i prossimi 22 e 23 marzo. Poi la Corte di Cassazione ha ammesso il nuovo quesito referendario per la riforma della Giustizia, proposto dai 15 giuristi del comitato del No, promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini, facendo ripartire l'iter del referendum. Significa non solo che il vecchio quesito, quello ammesso nell'ordinanza dello scorso 18 novembre, è stato sostituito da quello nuovo, ma anche che in teoria riparte il conteggio dei 50 giorni di campagna referendaria previsti prima delle votazioni: per legge la data del referendum va fissata in una domenica compresa tra il 50esimo ed il 70simo giorno successivo alla emanazione del decreto di indizione. Per cui ora la data del referendum è in bilico: tutto dipenderà dall'interpretazione dell'ordinanza depositata dai magistrati dell'Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione. Se dovesse arrivare un nuovo decreto, la data del 22 e 23 marzo slitterebbe sicuramente di almeno un paio di settimane, escludendo la domenica di Pasqua, in cui non sarebbe possibile andare al voto.

Chi voterà Sì farà passare la riforma Nordio; chi metterà una croce sul No chiederà di respingerla. Non essendo previsto un quorum, in linea di massima l'affluenza non sarà dirimente. Secondo alcuni analisti però i Sì, attualmente in vantaggio, potrebbero essere meno motivati ad andare alle urne, dando per scontato l'esito. Mentre gli elettori che voteranno No potrebbero mobilitarsi proprio come segno di protesta, per dare un segnale al governo. Ma è ancora presto per trarre conclusioni.

Basandosi su quanto emerge dalla sondaggi realizzata da Bidimedia, i Sì sono avanti, al 54,5%. Mentre i No sono al 45,5%. Ma quello che è interessante notare è la variazione dei due blocchi, rispetto al 22 gennaio: i Sì sono in calo (-3,6%), a beneficio dei No, che salgono appunto del 3,6%. Cresce anche al quota di indecisi, che sale del 6,9%: gli elettori che non sanno ancora per chi votare sono adesso il 24,7%. In aumento pure l'affluenza stimata, che come dicevamo potrebbe avvantaggiare i No: al momento risulta che andrebbe a votare il 48% degli aventi diritto, con un balzo in avanti del 5% rispetto al 22 gennaio.

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Scorrendo i sondaggi pubblicati nell'ultimo periodo, Eumetra (29 gennaio), Emg (29 gennaio), Demopolis (30 gennaio), Piepoli (1 febbraio), Ipsos (3 febbraio), Only Numbers (5 febbraio), risultano costantemente avanti i Sì, ma quasi sempre in calo rispetto alle percentuali sondate in precedenza. In particolare, secondo Eumetra, i Sì sono al 51,%% (-0,7%) e i No salgono al 48,5%. Per Emg i Sì calano dell'1,7% e arrivano al 46%, mentre i No sono dati al 30,6% (-1,5%). In quest'ultimo caso però cresce la fetta di indecisi, con un significativo 23,4% (+3,2%). A conferma del fatto che le due posizioni non sono affatto cristallizzate.

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Per Demopolis i Sì e i No sono ancora più vicini: i primi sono al 39% e i secondo al 35%, con la quota di indecisi che arriva addirittura al 26%. Secondo l'istituto Piepoli non ci sono variazioni rilevabili: i Sì sarebbero fermi al 59% e i No inchiodati al 41%. Ipsos la vede male per i Sì, con una perdita percentuale del 3,1%: i favorevoli alla riforma restano comunque sopra il 50%, al 50,9%; i No inseguono in questo caso al 49,1% (+3,1%). Infine per Only Numbers i Sì sono in netto calo, al 52,5%, con un -6,2%; punti percentuali guadagnati dai No, che passano al 47,5%.

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