Referendum, Meloni prova a convincere gli indecisi: “Se vince il No resto qui, mi giudicherete tra un anno”

Mancano pochi giorni al voto sul referendum sulla Giustizia, e sono ore cruciali per convincere gli elettori indecisi ad andare a votare. Se si dà credito ai sondaggisti, le ultime analisi dicono che un'affluenza alta premierebbe il Sì. Per questo motivo in questa fase finale di campagna referendaria si nota una maggiore presenza di Meloni, che dopo aver chiuso l'evento giovedì scorso a Milano, descrivendo scenari apocalittici in caso di prevalenza dei No, oggi rilascia un'intervista a Rete4.
"È evidente che una vittoria del ‘No' sarebbe una legittimazione di tutto quello che noi stiamo cercando di superare, di risolvere, di combattere. Sarebbe una legittimazione appunto dei casi di magistrati negligenti che fanno carriera, della spartizione correntizia, dell'irresponsabilità, delle sentenze surreali che abbiamo visto copiosamente, particolarmente in questi mesi", ha detto presidente del Consiglio, ospite di Quarta Repubblica, in onda questa sera.
"Nelle leggi di applicazione di questa riforma costituzionale della giustizia, noi ci dobbiamo mettere anche una norma che impedisce a chi ha fatto politica, almeno per un periodo di tempo, di andare al Csm: incompatibile, almeno per un tot di tempo. Perché io non voglio un Csm e una giustizia, oggi controllati dalla politica, che domani siano controllati da un'altra politica, ha detto ancora, rilanciando una norma contro le cosiddette porte girevoli, il fenomeno che descrive il passaggio rapido e frequente dei magistrati da ruoli giudiziari a cariche elettive o governative e viceversa.
Meloni elenca i nomi di alcuni degli ultimi vicepresidenti del Csm: "David Ermini, parlamentare del Partito democratico, responsabile giustizia del Partito democratico; Michele Vietti, parlamentare con Casini; Giovanni Legnini sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Renzi e parlamentare del Pd, come se io ci mettessi Mantovano; Nicola Mancino era stato ministro degli Interni col governo Amato, parlamentare della Dc. Non mi pare che la politica non ci fosse".
"Io sto facendo una riforma, noi stiamo facendo una riforma che vuole togliere il controllo della politica sul Csm e sulla magistratura. E quello che molti nel fronte del no non possono dire è la verità, e cioè ‘ci state togliendo un potere di condizionamento al quale noi non vogliamo rinunciare'".
Quindi l'appello al voto: "Io invito i cittadini ad andare a votare guardando il merito della riforma, perché questa non è una riforma di destra o di sinistra: è una riforma di buonsenso, e tutte le persone di buonsenso che siano di destra o di sinistra devono cogliere l'occasione di modernizzare questa nazione. Io intendo arrivare alla fine della legislatura e farmi giudicare dagli italiani sul complesso del lavoro che ho fatto, quindi non avrebbe senso che io mi dimettessi, anche nel caso di vittoria del No. Se tu oggi voti No per mandare a casa la Meloni, ti ritrovi la Meloni che rimane al suo posto e pure una giustizia continua a non funzionare: non mi sembra un grande affare", ha ribadito, ripetendo lo stesso concetto già esposto a Milano.
"Io non sono preoccupata dal fatto che crolla tutto, perché questa opposizione ce lo dice tutti i mesi che sta crollando tutto. In 4 anni e non è crollato niente. Mi pare, diciamo, che abbiano più difficoltà loro a compattare questo famoso campo largo. Ma io non sono qui perché ho paura di quello che accade di me dal lunedì prossimo. Io sono qui perché mi dispiace se l'Italia perde la straordinaria occasione di fare una riforma epocale attesa da decenni", ha detto ancora.
"Quando tu lasci le cose sempre identiche a come sono, quando vuoi per forza difendere lo status quo, perché ogni volta che si è provato c'è la deriva liberale, si scivola il fascismo, eccetera, eccetera, poi ti ritrovi che in quello status quo si annidano privilegi, stratificazioni, degenerazioni e il sistema non funziona. Siamo d'accordo sul fatto che il sistema non funziona? E allora perché non lo dovremmo cambiare? Perché in questa nazione dovremmo avere paura di essere moderni?".
La replica a Conte: "Se vendo fumo, lui è una ciminiera"
La premier ha poi mandato un messaggio al leader M5s Conte: "Se io vendo fumo, intanto Conte è direttamente una ciminiera". Il riferimento è alle critiche ricevute dalla presidente del Consiglio per gli allarmi sugli stupratori che tornerebbero in libertà, in caso di vittoria del No.
Meloni sulla guerra in Iran: "Presenza militari italiani ridotta"
Per quanto riguarda l'impegno dell'Italia nella guerra in Iran, Meloni ha detto che "Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso", mentre l'invio di navi "nello stretto di Hormuz chiaramente è più impegnativo perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento". Per Meloni "da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner, ma intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento".
"C'è un tema di monitoraggio, di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell'area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait, anche se i militari che sono rimasti sono stati ridotti, sono rimasti sono quelli strettamente necessari a far camminare missioni che dobbiamo ricordare essere importanti, che sono missioni contro il terrorismo, internazionali, perché è molto importante secondo me la nostra solidarietà in questo momento e la nostra presenza per i paesi del Golfo che sono nostri partner strategici e perché noi in quella zona, in quell'area abbiamo decine di migliaia di italiani".
"Dopodiché chiaramente lavoriamo per una de-escalation, cioè per fare in modo che diciamo la guerra possa terminare, possa tornare la diplomazia".