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Referendum sulla giustizia 2026

Referendum giustizia, ora il governo cerca l’appoggio della Chiesa, Mantovano: “I cattolici voteranno sì”

Ieri il sottosegretario Mantovano ha detto che i cattolici “voteranno sì” al referendum perché la riforma è “coerente con i principi della dottrina sociale della Chiesa”. La replica di Bachelet (Comitato per il No): “Maldestro tentativo di millantare un appoggio inesistente”.
A cura di Giulia Casula
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I sondaggi sul referendum giustizia non sono buoni, i due schieramenti sono più vicini di quanto previsto e ora il governo corre ai ripari, cercando l'appoggio della Chiesa. Ieri il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano, ospite del convegno Un sì per più giustizia e più libertà, ha dichiarato che i cattolici "voteranno sì" perché "puntano alla realizzazione della giustizia coerente con i principi della dottrina sociale della Chiesa".

Secondo il sottosegretario la riforma sposa i valori della Chiesa. "Va certamente in questa direzione individuando un giudice terzo e imparziale e dando una percezione e una realtà di merito e di professionalità dei magistrati", ha aggiunto.

Mantovano, come Meloni, è tornato a ribadire che quello del 22 e 23 marzo non sarà un voto politico. Per sostenere la sua tesi ha tirato in ballo i nomi di noti esponenti progressisti, come il costituzionalista Stefano Ceccanti, che voteranno sì. "Quando si parla di non politicizzazione è perché gli argomenti a sostegno del sì superano i confini della maggioranza di governo. Tanti sostenitori del sì non voterebbero mai per Giorgia Meloni alle prossime elezioni, però sono sinceramente convinti della bontà dei passaggi di questa riforma", ha detto.

"Questa è una riforma che viene fuori da un disegno del governo ma si inserisce in un solco che ha attraversato diverse maggioranza. Ci sono autorevolissimi esponenti della sinistra favorevoli alla riforma. Lo sforzo che stiamo provando a fare in questa campagna referendaria è di andare più sul merito", ha proseguito ricordando che "il legame tra le sorti del governo e quello di una riforma costituzionale è stato stabilito esplicitamente dall'allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dieci anni fa ed è finita come sappiamo". Il governo invece, non intende dimettersi in caso di esito negativo. "Abbiamo ritenuto fin dall'inizio di non stabilire questo legame, non perché temiamo di perdere, ma perché riteniamo che mentre le elezioni politiche siano il luogo in cui si definisce chi governa e quale sarà la maggioranza, il referendum è il luogo in cui si stabilisce se sette modifiche ad altrettanti articoli della Costituzione sono da condividere oppure no", ha continuato Mantovano.

Le sue dichiarazioni hanno aperto un nuovo terreno di scontro con il fronte del No. "Resistiamo alla tentazione" di utilizzare "le parole autorevoli del cardinale Zuppi" (che nei giorni scorsi aveva rimarcato l'importanza di andare a votare per tutelare l'autonomia dei giudici dal potere politico, ndr) e sorridiamo "di fronte al maldestro tentativo di altri di millantare un inesistente appoggio della Chiesa italiana al Si al referendum", ha dichiarato il presidente del Comitato Società Civile per il No, Giovanni Bachelet. "Con tanta fraternità per tutti confesso che il ‘Gott mit uns' (che si potrebbe tradurre per l'occasione Dio vota per noi) mi lascia perplesso tanto nello schieramento del Si quando nello schieramento del No", ha concluso.

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