Referendum Giustizia, in vantaggio il no: decisiva l’affluenza per l’esito

Il referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia del 22 e 23 marzo si preannuncia ancora molto incerto. Secondo l'ultimo sondaggio YouTrend per Sky TG24, infatti, l'esito dipenderebbe in modo decisivo dall'affluenza: con una partecipazione bassa vincerebbe il "No", mentre con un'affluenza più alta passerebbe il "Sì" alla riforma voluta dal governo, che introduce, tra i punti centrali, la separazione delle carriere dei magistrati.
L'effetto affluenza
Nell'ipotesi di un'affluenza intorno al 46,5% il "No" sarebbe in lieve vantaggio con il 51,1%, contro il 48,9% del "Si". Uno scarto insomma minimo, ma sufficiente a bloccare la riforma. Lo scenario cambierebbe invece in caso di maggiore mobilitazione: con un'affluenza vicina al 58-59%, il "Si" salirebbe al 52,6%, lasciando il "No" al 47,4%. Una dinamica, insomma, che suggerisce come la partita si giochi soprattutto sulla capacità dei partiti di portare gli elettori alle urne.
Una frattura politica netta
Il sondaggio evidenza poi anche una polarizzazione quasi totale tra gli schieramenti. Tra gli elettori di centrodestra, oltre il 90% si esprime a favore della riforma in entrambi gli scenari ipotizzati. Al contrario, nel cosiddetto "campo largo" di centrosinistra il "No" prevale con percentuali attorno all'85-86%. La riforma, dunque, si colloca come un vero e proprio spartiacque politico, con un voto che assume anche un significato di conferma o bocciatura dell'azione dell'esecutivo.
Sicurezza: un Paese diviso
Accanto al referendum, il sondaggio misura anche il clima sull'azione del governo in materia di sicurezza: secondo il sondaggio solo il 34% degli intervistati giudica efficace l'approccio dell'esecutivo, che ha puntato su nuovi reati, pene più severe e misure restrittive sull'immigrazione, mentre il 48% lo considera poco o per nulla efficace. Una quota non trascurabile resta ancora una volta indecisa.
Tra le singole misure, il fermo preventivo di 12 ore per i manifestanti ritenuti a rischio ottiene un consenso ampio (63%), con un sostegno quasi plebiscitario tra gli elettori di centrodestra. Più divisivo invece è il tema dei ricongiungimenti familiari per cittadini stranieri: un 42% di favorevoli e un 40% contrari, con una netta contrapposizione tra i due blocchi politici. Molto condivisi invece il divieto di vendita di coltelli ai minorenni (approvato dall'87%) e l'esclusione dalle manifestazioni di chi è già stato condannato per lesioni a pubblico ufficiale (78% di favorevoli).
Sul corteo per Askatasuna, l'opinione pubblica si divide in quattro blocchi quasi equivalenti: c'è chi sostiene le ragioni della protesta anche in presenza di violenze, chi le condivide ma prende le distanze dagli scontri, chi non è d'accordo ma difende il diritto a manifestare pacificamente e chi invece avrebbe vietato la mobilitazione. Una quota significativa resta indecisa.
Anche sul tema della gestione dell'ordine pubblico le opinioni si distribuiscono tra chi chiede un approccio più morbido, chi vuole mantenere l'assetto attuale e chi invece invoca una linea ben più dura, con maggiori poteri e uno "scudo penale" per le forze dell'ordine.
Intenzioni di voto: FdI primo partito, ma crescono Pd e M5S
In questo contesto si inserisce il quadro sui partiti. Sul piano elettorale, infatti Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni resta il primo partito al 28,9%, pur in lieve flessione. Ma la novità è che il Partito democratico di Elly Schlein sale al 21,2% e il Movimento 5 Stelle all'11,8%. La Lega scende invece al 6,2%, mentre la nuova formazione di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, si attesta ora al 3,9%, erodendo consensi soprattutto al Carroccio.
Quello che però colpisce, ancora una volta, è il dato su astenuti e indecisi, che raggiungono il 35,3%: una platea davvero molto ampia che potrebbe incidere, anche qui, proprio sull'esito del referendum.
Per quanto riguarda il giudizio complessivo sull'esecutivo, poi, questo resta prevalentemente negativo, parliamo di un 59%, a fronte di un 32% di valutazioni positive. La fiducia su Giorgia Meloni sale però al 35% e con lei quella per Conte e per Tajani. Ma la figura istituzionale più apprezzata tra tutte è ancora una volta quella del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.