Referendum Giustizia, il sondaggista sulla rimonta del No: “Nel centrosinistra tanti a favore della riforma”

L'ultimo sondaggio sul referendum sulla Giustizia non mostra la sperata rimonta de fronte del No. Per il referendum confermativo dei prossimi 22 e 23 marzo, sulla riforma Nordio che include la separazione delle carriere dei magistrati, lo sdoppiamento del Csm e la creazione di un'alta colte disciplinare, sembra prevalga al momento la posizione del Sì.
Significa che la maggior parte dell'elettorato spera che la riforma passi. Al momento i Sì sembrano crescere: secondo l'ultimo sondaggio realizzato dall'istituto Piepoli, con interviste raccolte tra il 26 e il 29 gennaio 2026, i sostenitori della riforma sono in netto vantaggio, al 59%; i No invece risultano in calo, al 41%.
Andando a guardare il posizionamento dei partiti, il centrodestra voterebbe compatto per il Sì alla riforma Nordio: il 92% dell'elettorato del centrodestra segnerà una X sul Sì; in particolare il 94% dell'elettorato di Fdi, l'84% di quello di Forza Italia e il 93% di quello della Lega. Tra coloro che sostengono la riforma ci sono anche molti elettori del centrosinistra: il 36% di chi sostanzialmente alle urne vota per il Pd andrà a votare Sì. Spaccato l'elettorato del M5s, dove i No superano di poco i Sì: il 45% dell'elettorato pentastellato si dichiara a favore della riforma, mentre il 55% dice di essere contrario. In calo anche l'affluenza prevista, ora al 43%: la quota dei votanti stimati scende del 2%, rispetto al sondaggio effettuato a gennaio.

Secondo il sondaggista Livio Gigliuto, presidente dell'Istituto Piepoli, che ha iniziato a sondare le intenzioni di voto sul referendum da dicembre, non c'è stato un avvicinamento tra le percentuali del No e quelle del Sì: "Parlerei per ora di oscillazioni: non c'è un trend significativo, almeno nelle nostre rilevazioni, che vada in una direzione. il Sì non sta prendendo il largo, però per il momento i dati mi dicono che non c'è una rimonta del No".
È la spiegazione secondo il sondaggista, è semplice: "L'elettorato del centrodestra è saldamente e nettamente per il Sì, con dati superiori al 90%. È granitica la posizione della maggioranza di governo, mentre nel mondo del centrosinistra la posizione non è altrettanto granitica. Anzi, nella nostra ultima rilevazione, c'è un terzo dell'elettorato del centrosinistra, che vuol dire soprattutto del PD, che in questo momento voterebbe Sì", ha detto Gigliuto a Fanpage.it.
"Tra l'altro anche nell'elettorato del Movimento Cinque Stelle, non abbiamo un nettissimo vantaggio dell'orientamento verso il No. Addirittura nelle settimane precedenti, anche perché ancora la campagna elettorale stenta a partire, addirittura la maggioranza degli elettori del M5s erano orientati sul Sì. Ora questo non sta succedendo più: una leggerissima maggioranza dei pentastalleti dice che voterà No. Però se la maggioranza sta tutta dalla parte del Sì e le opposizioni sono tendenzialmente spaccate, con un leggero vantaggio dei No, alla fine abbiamo una situazione di vantaggio per i sostenitori della riforma".
"Il No non ha un partito trainante, mentre il Sì ha una coalizione trainante, il centrodestra, che graniticamente andrà a votare Sì". Cosa può succedere? Significa che è finita? "No, anche se ovviamente la campagna elettorale non è lunghissima. Abbiamo sostanzialmente un mese e mezzo di campagna elettorale prima del voto. Tutti questi mesi di campagna elettorale sono stati abbastanza soporiferi, la pre-campagna elettorale on è mai partita. Non abbiamo mai visto uno scontro muscolare tra i leader dei principali partiti, abbiamo sentito delle posizioni un po' sfumate. Forse anche perché il Pd si trova un po' costretto dal fatto di avere un elettorato composito. L'unica cosa che può portare a un aumento del fronte del No questa è una politicizzazione del dibattito", ha spiegato Gigliuto a Fanpage.it.
"Abbiamo posto una domanda agli intervistati: ‘qual è il motivo per cui andrai a votare Sì e il motivo per cui andrai a votare No?'. Quelli che andranno a votare No hanno dato soprattutto una motivazione più politica: l'obiettivo è mandare un segnale politico, un segnale di dissenso nei confronti del governo. Anche perché il contenuto specifico del referendum in realtà spingerebbe anche un pezzo di elettorato di centrosinistra ad andare a votare Sì. Quindi se si vuole convertire i Sì verso un No, forse la via più semplice è il significato politico del referendum. E non c'è niente di male: per moltissimi referendum, ad esempio quello di Renzi, in molti sono andati a votare No proprio per mandare un segnale politico".