Referendum giustizia, il No sale e supera il Sì: chi andrà a votare secondo i sondaggi

Mancano poche settimane al referendum giustizia 2026. L'affluenza stimata dal sondaggio di Nando Pagnoncelli si aggira attorno al 42%, ma l'analista si spinge a ipotizzare che possa raggiungere il 49%. La mobilitazione maggiore si registra soprattutto tra gli elettori dell'opposizione, mentre nel centrodestra la propensione al voto è minore. Tra i due schieramenti, il No passa in vantaggio, con il 52,4%, nel caso di una partecipazione più bassa. Lo stacco torna ad accorciarsi invece, con un'affluenza più elevata. Vediamo nel dettaglio che cosa emerge dall'ultimo sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera.
Quanti andranno a votare al referendum giustizia 2026
La consultazione del 22 e 23 marzo non sembra attrarre a sé grande interesse. Complici gli ultimi sviluppi internazionali, che hanno catalizzato l'attenzione degli italiani sulla crisi in Iran e la scarsa copertura da parte dei media tradizionali, ora il referendum sulla giustizia pare essere passato in secondo piano. Stando ai numeri attuali, solo il 42% degli intervistati è disposto a recarsi alle urne. Questa percentuale potrebbe toccare il 49% ma sul dato inciderà l'evoluzione del dibattito attorno alla riforma nei giorni che precederanno il voto.
Chi vince tra il Sì e il No al referendum
Sulla base delle stime sull'affluenza la rilevazione dà conto di due scenari differenti. Un primo, con la partecipazione al 42%, in cui il No supera il fronte avversario con il 52,4%. In quel caso il Sì si fermerebbe al 47,6%. Un secondo, con la partecipazione al 49%, in cui la partita si giocherebbe sul filo del rasoio. La distanza tra i due schieramenti sarebbe minima, di appena due decimi, con il Sì avanti al 50,2% e il No subito dopo, al 49,8%. In entrambi gli scenari resta una discreta quota di incerti, al 7,3% nel primo, al 9,2% nel secondo.
Quanto agli schieramenti di voto, il centrodestra è abbastanza compatto attorno al Sì, con la percentuale più alta all'interno di Fratelli d'Italia, dove nei due scenari ipotizzati gli elettori pronti a schierarsi a favore della riforma si aggirano rispettivamente, attorno al 98% e 97%. Anche la propensione alle urne è più alta tra chi vota FdI.
Nel centrosinistra invece emergono alcuni distinguo. Gli elettori Pd sono in larga parte schierati per il No, tra il 93% e 91%. La percentuale scende tra gli elettori pentastellati, tra il 78% e il 75%. Le differenze sono minime invece nella propensione alle urne: 71% tra i dem, al 66% tra chi vota il Movimento 5 Stelle.