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Referendum sulla giustizia 2026

Referendum giustizia, dopo gli attacchi alle toghe ora Meloni dice che “qualcuno vuole la lotta nel fango”

Dopo gli attacchi ai giudici degli scorsi giorni, la premier dice di non voler politicizzare il referendum sulla giustizia – “non è un voto sul governo” e accusa “qualcuno” di volere “la lotta nel fango”. E sul richiamo di Mattarella afferma: “Parole giuste e doverose, no a toni apocalittici”.
A cura di Giulia Casula
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Per Meloni quello del 22 e 23 marzo non sarà un voto sul governo. Dopo gli attacchi ai giudici degli scorsi giorni, la premier dice di non voler politicizzare il referendum sulla giustizia, invitando gli italiani a votare "con coscienza, non per me o contro di me".

In un'intervista a Sky Tg24, Meloni ha commentato l'intervento straordinario del presidente della Repubblica in apertura dei lavori del Csm, sceso in campo per placare le tensioni tra toghe e governo. "Ho trovato le parole del presidente Mattarella giuste, direi anche doverose. Giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni, giusto anche il passaggio nel quale il presidente della Repubblica dice che è importante che un'istituzione come il CSM si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica", ha detto.

Meloni sul referendum: "Votate per la giustizia, non per me"

Rispetto al dibattito sul referendum, ha aggiunto: "Dico di più, io penso che sia molto importante che questa campagna elettorale referendaria rimanga sul merito di quello di cui stiamo parlando. Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango, tentativo che interessa più quelli che hanno difficoltà ad attaccare una riforma che, in passato, hanno per varie parti sostenuto e proposto. Credo che sicuramente non convenga a chi come noi ritiene di aver fatto banalmente una riforma di buonsenso, non una riforma di destra o di sinistra. E lo dimostra proprio il fatto che è stata negli anni e nei decenni proposta dalle più svariate componenti politiche".

Sui contenuti della riforma, ha detto: "È una semplice riforma di buonsenso che consente di avere una giustizia più giusta, che consente di liberare i magistrati anche dal gioco delle correnti e che stabilisce un principio, secondo me banale ma molto importante, cioè che anche il magistrato, quando dovesse sbagliare verrà giudicato da un organismo terzo. Queste sono le cose che fa la riforma e io penso che sia importante stare sul contenuto di questa riforma e non cercare di trasformarla in altro, cioè in una polarizzazione, in un referendum sul governo. Questo interessa a chi non può stare nel merito. Non interessa a noi perché io penso che questa riforma e la sua conferma possano semplicemente fare del bene all'Italia".

La premier ha difeso la riforma della giustizia ma ha evitato di lanciarsi in un invito agli elettori a votare sì. "Qualsiasi sia la decisione che gli italiani prenderanno – ha detto – inciderà sulle loro vite molto oltre la durata di questo governo. Quindi, il consiglio che ho da dare io agli italiani è: andate a votare, ma votate con coscienza, guardando a quello per cui state votando e non ad altro. E votate per voi, non per me, contro di me, perché non c'entra niente". Una mossa, quella di Meloni, che segnala una certa preoccupazione rispetto all'esito del voto, che la premier vuole evitare il più possibile di trasformare in un test per il governo.

La replica a Macron: "Ingerenze? Diceva che avrebbe vigilato su di noi"

Nell'intervista, Meloni ha colto l'occasione per replicare alle frasi di Emmanuel Macron. Infastidito dal commento della presidente nel caso di Quentin Deranque, l'attivista di estrema destra ucciso in un pestaggio a Lione, il presidente francese aveva invitato la leader a evitare di "commentare quello che succede negli altri Paesi".  "Francamente mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l'aspettavo. Perché la mia riflessione non è nello specifico della Francia, io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico. Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti", ha risposto la premier.

"Ho commentato anche l'omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché ci sia volontà di ingerire nei fatti altrui, ma perché credo sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l'Italia ha vissuto molto bene e che tra l'altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio", ha proseguito.

"Mi dispiace che Macron la viva come un'ingerenza", ha detto prima di chiudere, lanciando una stoccata al capo dell'Eliseo: "Penso che l'ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice ‘vigileremo sull'applicazione dello Stato di diritto', quella è ingerenza: intervenire tra l'altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza"

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