Referendum giustizia, Di Pietro: “Non è la riforma che voleva Berlusconi, vi spiego perché voto sì”

L’ex pm di Mani Pulite e due volte ministro, Antonio Di Pietro, un tempo contrario alla separazione delle carriere, spiega a Fanpage.it cosa gli ha fatto cambiare idea e perché voterà sì al referendum sulla giustizia 2026.
Intervista a Antonio Di Pietro
Ex magistrato e due volte ministro (dei Lavori sotto il governo Prodi I, delle Infrastrutture nel Prodi II)
A cura di Giulia Casula
5 CONDIVISIONI
Immagine

Per Antonio Di Pietro l'equazione è semplice. Gli arbitri  – cioè i giudici – devono fare gli arbitri, i giocatori – cioè i pm – devono fare i giocatori. Non possono stare nella stessa squadra. L'ex pm di Mani Pulite e due volte ministro (dei Lavori nel Prodi I, delle Infrastrutture nel Prodi II), un tempo saldamente contrario alla separazione delle carriere, spiega a Fanpage.it cosa gli ha fatto cambiare idea e perché voterà sì al referendum sulla giustizia 2026.

Partirei con una sua dichiarazione: "la separazione delle carriere è il primo passo per far finire i pm sotto il controllo dell’esecutivo, una proposta gravissima che farebbe crollare l’autonomia della magistratura". Oggi lei è favorevole a separare le carriere, cosa le ha fatto cambiare idea?

Inizialmente quando il ministro Vassalli fece la riforma del sistema inquisitorio e accusatorio ero favorevole alla separazione delle carriere perché mi sembra la logica conseguenza di quel che è previsto nella Costituzione. Chi giudica fa parte degli arbitri, chi indaga fa parte dei giocatori e non può l'uno far parte della stessa carriera dell'altro. Poi è arrivato Berlusconi, che con la scusa di completare il progetto che voleva un partigiano, un ministro di sinistra, una medaglia alla Resistenza, ci ha inserito ambiguamente il tentativo di sottoporre l'esecutivo all'esecutivo. Quello non mi andava bene e non mi andrà mai bene. Questa riforma, a prescindere da chi la propone e dalle intenzioni che ha, non solo rende più indipendente, anzi allo stesso modo indipendente, il pubblico ministero e il giudice dalla politica ma soprattutto li rende più autonomi al proprio interno dal sistema delle correnti. Purtroppo il caso Palamara ha dimostrato come nel Csm ci sia stato una grande un grande abuso di correntismo per individuare chi dovesse occupare un posto, chi l'altro, chi dovesse essere promosso e chi punito. Questa riforma aiuta il magistrato, non lo debilita.

Qualche mese fa lei ha detto che gli attacchi dei politici nei confronti dei giudici hanno contribuito a far accrescere la sfiducia nella giustizia. Non crede che il governo con questa riforma stia facendo lo stesso nel momento in cui parte dal pregiudizio che i giudici non sono indipendenti e si fanno condizionare?

Per me, carta canta. Questa riforma la voleva il centrosinistra, la bicamerale di D'Alema, l'abbiamo coltivata noi quando stavamo all'interno dell'Ulivo. Poi ci ha messo il cappello il berlusconismo e la si vuol far passare come una conseguenza del sistema di Berlusconi. Non lo è, questa riforma è la naturale conseguenza del sistema accusatorio. Io ritengo che sia meglio votare sì perché si riesce finalmente a dividere la squadra degli arbitri dalla squadra dei giocatori. Dopo questa riforma il pubblico ministero rimarrà ugualmente indipendente, ma soprattutto lo sarà il giudice per le indagini preliminari, cioè quel giudice che sta nella fase di indagini preliminari, dove non c'è la difesa, una sorta di triangolo isoscele con il giudice a capo e le parti in ragione di parità come prevede l'articolo 111 della Costituzione. Piaccia o non piaccia, in quella fase il pubblico ministero chiede al giudice delle indagini preliminari le misure cautelari, le intercettazioni, i sequestri… Poi però quello stesso giudice dovrà passare l'esame del pm ai consigli giudiziari e al Csm. Questa riforma di fatto e di diritto crea le condizioni perché ci sia un Cms per i giudici uno per i pm e che l'uno non dipenda dall'altro per il tramite della madre di tutta la magistratura, ossia l'Associazione nazionale magistrati. Che è una sorta di associazione privata, ma in realtà racchiude il quarto potere dello Stato. Questa anomalia va troncata.

Andiamo sui contenuti del referendum. Io ora le dirò tre affermazioni che riguardano la riforma. Lei dovrebbe dirmi se sono vere o false e spiegare perché. La prima: non serve separare le carriere perché nei fatti sono già. Vero o Falso?

Falsa perché sono separate le funzioni, non le carriere. Funzioni separate vuol dire che io faccio il giudice, lei fa il pubblico ministero. Lei accusa e cerca chi ha commesso il reato, io giudico quel che ha fatto lei. Se l'ha fatto bene o male. Questa è la separazione delle funzioni, che già c'è. Tant'è vero che difficilmente uno passa da una funzione all'altra. La separazione delle carriere vuol dire che il giudice fa la carriera del giudice e il pm del pm. Il Csm oggi si occupa di promozioni, trasferimenti, di decidere a chi far fare o non fare il procuratore di Roma piuttosto che a Canicattì, Mondovì o Montenero. C'è una bella differenza. A Roma, nell'ultima Procura della Repubblica ci hanno messo sette mesi per individuare il procuratore, sa perché? Perché non si mettevano d'accordo le correnti all'interno dell'Associazione nazionale magistrati. Una sorta di mercato delle vacche, che già si usa in politica, trasferito nella magistratura. Non mi sta bene. La separazione delle carriere è una cosa totalmente diversa da quella delle funzioni e torno a ripetere, era prevista dai nostri Padri Costituenti. Il sistema accusatorio, che oggi con questa riforma si completa, chiude totalmente il modello fascista basato sul modello inquisitorio dove chi indagava e chi giudicava erano la stessa persona. Ai miei tempi c'era il pretore: lui e faceva le indagini e poi si guardava allo specchio e si diceva "ho ragione o ho torto". Il ministro Vassalli ha chiarito che gli arbitri devono fare gli arbitri e i giocatori i giocatori. Personalmente non giocherei una partita sapendo che l'arbitro viene scelto di un'altra squadra, quella con cui mi sono confrontato.

Creare tre nuovi organismi, i due Csm e l'alta corte, triplicherà i costi dello stato. Vero o Falso?

Moltiplicano i costi a carico dello Stato gli errori giudiziari. Lei sa quanti centinaia di milioni si pagano per gli errori in magistratura? Per risarcire i danni nei confronti delle persone che vengono ingiustamente messe in carcere o indagate senza alcuna ragione? La riforma mette in condizione il giudice per le indagini preliminari di porre un freno. Si dice spesso che la separazione di fatto c'è perché poi in dibattimento vengono assolti almeno il 50% degli imputati. Il grave sta nel fatto che in quel dibattimento non ci dovevano nemmeno andare. Ci vanno perché molto spesso il giudice per le indagini preliminari, quello che decide se chiuderla lì o se andare in dibattimento è della stessa famiglia del pubblico ministero. Costa molto di più l'errore giudiziario che far funzionare la giustizia in modo più trasparente. Non può la riduzione della spesa giustificare il fatto si perda di fiducia verso i magistrati. Ai miei tempi quasi il 90% dei cittadini era a favore del magistrato, oggi meno della metà. Questo perché? Perché molto sistema politico e anche imprenditoriale invece di difendersi nel processo si è difesa dal processo, cercando addirittura alla "Berlusconi maniera" di farsi le leggi per non farsi processare. Ma anche perché il sistema dell'informazione si è molto ghettizzato da una parte e dall'altra. Il cittadino si è spaesato. C'è voluta l'intercettazione di Palamara per sapere cosa succedevaall'interno del ConsiglioSuperiore della Magistratura e cosa succede all'interno dell'Associazione nazionale magistrati. Chissà quanti altri Palamara avremmo potuto scoprire se avessimo intercettato anche gli altri. Questo è il male e lo dico avendo vissuto l'esperienza da magistrato, poliziotto, avvocato, testimone, pubblico ministero, parte lesa, ho indossato tutte le giacchette. Credo che al cittadino dia più tranquillità entrare in un'aula di giustizia sapendo che il giudice sta lì e il pubblico ministero non ha nulla a che spartirvi. Se ci entra ora, sentirà il giudice dire: "LEI avvocato cosa fa? TU Pm che mi dici? Tra lei e tu c'è una bella differenza.

Quindi è falsa, insomma.

Assolutamente sì.

Sorteggiare i membri del Csm ridurrà il peso delle correnti: Vero o Falso?

Assolutamente vero. Perché certamente chi sarà sorteggiato potrà far parte di una delle correnti ma non avrà più quel cordone ombelicale per cui deve rendere conto alla corrente che l'ha eletto. Andrà al Csm a prescindere da chi rappresenta anche perché chi sta al Csm non rappresenta e non deve rappresentare. Il Consiglio Superiore della Magistratura non è un organo di rappresentanza dei magistrati. Un condominio elegge il suo amministratore ma non il Csm. È un organo di alta amministrazione. Al Csm è stato tolta anche la possibilità, con questa riforma, di occuparsi in via disciplinare dei magistrati proprio perché col sistema delle correnti è capitato in tutti questi anni che stando nell'una o nell'altra corrente al Csm si decideva se fosse più opportuno punire o assolvere disciplinarmente un magistrato che si sospettava non aver fatto il proprio dovere.

Lei era nel pool di Mani Pulite. Con queste nuove regole l'inchiesta sarebbe potuta andare diversamente?

Assolutamente no, anzi. Vede per definizione il magistrato ha l'obbligo dell'azione penale. Ce l'aveva allora, ce l'ha adesso e ce l'avrà domani. Anche con questa riforma nessuno può fermare il magistrato che vuol fare il suo dovere. Manco il Padre eterno. Il magistrato che vuol fare il suo dovere ieri, oggi e domani lo può fermare solo un quintale di tritolo o un altro magistrato. Se non lo vuol fare, è cosa diversa ma non c'è bisogno di questa riforma in quel caso. Oggi alcuni magistrati si sono appisolati appresso la politica ma un magistrato vale 1000 politici. L'idea che il magistrato in questo modo va sotto la politica è totalmente falsa, rappresentata falsamente per parlare alla pancia dei cittadini senza farvi riflettere. A me dispiace molto che questa falsa rappresentazione della realtà lo faccia il magistrato. Perché è un magistrato merita rispetto e non si può usare verso i magistrati per raccontare una falsità ai cittadini, per indurla a un voto che altrimenti non farebbero se non fosse così.

Mettiamo che io sia ancora indecisa su cosa votare, le chiedo di provare a convincermi, di dirmi brevemente, con una sola frase, perché dovrei votare sì.

Lei oggi ha davanti ai suoi occhi una magistratura zoppa, una magistratura a due velocità.  Il fascicolo,  nella fase delle indagini preliminari, è un fascicolo che sta nel dominio di un gruppo pubblici ministeri e il giudice per le indagini preliminari, che fanno parte dello stesso gruppo, della stessa famiglia. Ognuno dovrà poi giudicare l'altro sul piano disciplinare, delle promozioni, dei trasferimenti. Io mi sento più tranquillo se queste due realtà sono divise fra di loro. Mi sento più sereno se quando entro in aula di giustizia da parte offesa, da testimone, da imputato so che non c'è un legame di sangue fra chi accusa e chi giudica.

Le chiedo un'ultima cosa, se al referendum passasse il no, cosa cambierebbe in concreto per il cittadino? Quale sarebbe alla fine, il rischio peggiore?

Che tutto rimane com'è e che quella curva di fiducia, che dal 97% di noi magistrati del pool si è ridotta a meno del 50%, continuerà a scendere. Nelle piazze sento dire ai cittadini che sono insoddisfatti di questa giustizia, allora meglio tentare di cambiarla piuttosto che lasciarla com'è.

5 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views