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Riforma della giustizia

Referendum Giustizia, Bachelet: “Meloni ha paura, se perde le passerà la voglia di premierato”

La raccolta firme di iniziativa popolare per la riforma della Giustizia ha raggiunto il traguardo delle 500mila firme. Giovanni Bachelet, presidente del Comitato della società civile per il No, a Fanpage.it: “Fake news dire che il Tar abbia affossato il ricorso. Nordio parla di ‘modestissime mazzette’? Non tocchi le intercettazioni dopo aver spiato con Paragon”.
Intervista a Giovanni Bachelet
presidente del Comitato della società civile per il No
A cura di Annalisa Cangemi
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Riforma della giustizia

Dopo il raggiungimento, con largo anticipo rispetto alla scadenza del 30 gennaio, delle 500mila firme per richiedere un referendum di iniziativa popolare sulla riforma della Giustizia, obiettivo che si era prefissato il comitato dei 15 giuristi guidato dall'avvocato Carlo Guglielmi, abbiamo intervistato Giovanni Bachelet, presidente del Comitato della società civile per il No.

Bachelet, professore di Fisica ed ex deputato Pd, è il figlio di Vittorio, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, assassinato nel 1980 dalle Brigate Rosse in un agguato all'Università "La Sapienza" di Roma.

Professore, il ministro Nordio ha detto che il ricorso è "inutile" perché secondo la Costituzione basta che faccia richiesta di referendum un quinto dei membri di una Camera. Tecnicamente è così?

Se è inutile lo deciderà il Tar del Lazio. Il bello della divisione dei poteri è che non lo decide Nordio.

Perché secondo lei era necessario che il governo aspettasse il termine della raccolta delle firme di iniziativa popolare?

Non so se fosse necessario, era certamente opportuno perché tutti i governi precedenti in occasione di referendum costituzionale hanno concordato la data del voto con le opposizioni e hanno aspettato che l'ultimo soggetto titolato avesse finito di raccogliere le firme. Quindi è una situazione inedita, anche perché per la prima volta il governo, oltre a impedire emendamenti in Parlamento, ha impedito che qualcuno dei comitati del Sì raccogliesse le firme. Tutte le altre volte i comitati dei cittadini erano due e qui avevano interesse ad aspettare la fine della raccolta delle firme. Adesso sembra una bizzarria la raccolta delle firme per il No, solo perché i sostenitori del Sì, per la prima volta dissuasi evidentemente con argomenti convincenti dal governo, non hanno fatto altrettanto.

Al ritmo attuale, superate in poco più di tre settimane le 500mila firme, al 27 gennaio le firme raccolte potrebbero essere un milione. Vi aspettavate questa partecipazione?

Bisogna riconoscere che quelli che hanno innescato questo processo sono 15 cittadini che non coincidono con nessuno dei grandi comitati che si sono formati. Però il nostro, pochi giorni dopo questa iniziativa, vi ha aderito perché ha riconosciuto che si tratta di un'iniziativa che aiuta a moltiplicare la partecipazione popolare. Oltre a noi hanno aderito i partiti, hanno aderito gli altri comitati del No e siamo ben contenti di aver contribuito ad arrivare rapidamente a 500.000 firme. Penso che se ne aggiungeranno ancora molte altre, anche di più del necessario, prima del 27 gennaio, che è la data dell'udienza del Tar.

La maggioranza dice che il Tar ha affossato la richiesta di sospensiva urgente della delibera con cui il Cdm ha fissato la data del 22 e 23 marzo. L’avvocato Carlo Guglielmi, che ha promosso l'iniziativa, al contrario sottolinea la tempestività con cui è stata fissata l’udienza del 27. Chi ha ragione?

È una fake news dire che il Tar abbia rifiutato. In quasi tutti i casi in cui viene chiesta la sospensiva per urgenza, questa non viene concessa e si deve attendere l'udienza dell'intero consiglio. Non vuol dire che il TAR abbia rifiutato, ha semplicemente dichiarato che gli interessi contrapposti in gioco sono tali da non consentire di bloccare cautelativamente la data delle elezioni prima della Camera di consiglio. Però appunto l'udienza è il 27, quindi…Non è che ogni decisione va letta con la lente della politica: rientra nelle prerogative del Tar questa decisione, e il fatto che abbia fissato come data il 27, cioè prima della data di chiusura della raccolta delle firme che è il 30 gennaio, suggerisce che c'è un rispetto da parte dei giudici per questa raccolta.

Secondo lei il governo ha paura che si prolunghi troppo la campagna referendaria, visto che dai sondaggi sembra che si stia assottigliando la forbice tra i Sì e i No?

Direi che non c'è altra spiegazione. Tutta questa fretta, che non c'è mai stata in tutte le precedenti consultazioni di referendum costituzionali, suggerirebbe una gran paura da parte del governo che finisca male, ma questo a noi sembra un elemento incoraggiante.

La presidente Meloni continua a ripetere di non voler personalizzare il referendum. È credibile, visto che è di fatto l’unica riforma su cui il governo sta puntando in questa legislatura?

Con tutto il rispetto per alcuni predecessori di Giorgia Meloni, perlomeno lei è abbastanza furba da cercare di parare il colpo. Altri hanno detto ‘o con me o contro di me' e si sono fatti molto male. Però la presidente del Consiglio cerca di attenuare il significato politico del referendum, ma è difficile che non vi siano conseguenze sul governo. E comunque non credo che le faccia piacere se perde il referendum. Può darsi anche che non si dimetta, perché questo non l'ha mai detto, ma penso che comunque il risultato porterà a una riflessione sull'arroganza con cui si è imposto al Parlamento un provvedimento di una simile importanza. Quindi se non altro le farà passare la voglia del premierato.

Visto che lo stesso governo ammette che la riforma non renderà la giustizia più veloce né più efficiente, a chi serve davvero separare le carriere dei magistrati, per altro già separate? Del resto lo stesso Nordio ha detto ingenuamente che “questa riforma gioverebbe anche a loro nel momento in cui andassero al governo”, riferendosi alla sinistra e al Pd.

Come ho già avuto modo di dire, con una battuta, a Nordio potrebbe far comodo che rimanga una magistratura indipendente e autonoma se va all'opposizione. Quelle del ministro sono parole rivelatrici dello scopo ultimo di questa riforma. Del resto la vera novità non è la separazione delle carriere, ma è appunto la completa ridefinizione e scombinamento del vecchio Csm in tre organi, dei quali nessuno ha più i poteri di prima. Quindi lo scopo è trasparente: è lo spostamento dell'equilibrio dei poteri da quello giudiziario a quelli legislativo ed esecutivo. Poi naturalmente loro fanno una campagna parlando di tutt'altro, per esempio della famiglia del bosco, ma io spero che grazie al tempo che ci sarà riusciremo a far capire qual è la vera posta in gioco.

Quando qualcuno obietta che non c'è scritto da nessuna parte nel testo della riforma che il pm passerà sotto il controllo della politica, cosa rispondete?

Il punto è che si può continuare a proclamare che la magistratura è autonoma e indipendente, come del resto c'è scritto anche nelle costituzioni della Russia, dell'Iran, di Cuba e della Corea del Nord, e al tempo stesso, cambiando la struttura del Csm, si può indebolire la posizione dei magistrati rispetto ai politici. Per esempio, nell'Alta Corte (uno dei tre nuovi organi previsti) i collegi giudicanti potrebbero essere formati da due politici e un magistrato, cosa che finora è esclusa dall'attuale Csm che è sempre composto da 2/3 di magistrati e 1/3 di politici. Oppure il fatto che i nuovi organismi non sono eletti, ma sono sorteggiati, è un notevole indebolimento politico della componente dei magistrati rispetto a quella eletta dal Parlamento. È vero, è un fatto indiretto, ma si pongono le premesse perché i magistrati siano più soli davanti ai poteri forti, perché siano spinti a perseguire soprattutto i casi in cui è certo ottenere la condanna – le persone più fragili, gli immigrati — e non pestino i piedi ai politici che potrebbero nell'Alta Corte rivalersi con provvedimenti disciplinari. Naturalmente occorre studiare oppure fidarsi dei propri rappresentanti e leader nell'interpretazione del senso di una riforma costituzionale, fatta comunque senza emendamenti, sulla quale l'opposizione parlamentare non ha potuto apportare nemmeno un piccolo miglioramento.

Nordio ieri ha dichiarato che dopo il referendum il governo metterà mano alle intercettazioni. Nel suo ultimo libro scrive che “se il Pm ravvisa l'ipotesi anche di una modestissima mazzetta può chiedere e ottenere l'utilizzo di questo meccanismo diabolico". Ma non dovrebbe essere proprio il ministro della Giustizia a fare la guerra alla corruzione?

A me pare che il governo abbia usato Paragon per spiare al di fuori di ogni controllo della magistratura un certo numero di persone. Quindi se fossi il ministro non so se parlerei di intercettazioni, perché rischierei di farmi male. Però certamente l'allusione alla mazzetta come un reato minore la dice lunga su chi verrebbe avvantaggiato dalla riduzione delle intercettazioni con questo nuovo provvedimento, di cui non abbiamo ancora letto il testo.

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