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Referendum sulla giustizia 2026

Referendum 22 e 23 marzo sulla giustizia, cosa dicono i sondaggi: quanti italiani andranno a votare

Lo scenario, a un mese dal referendum sulla giustizia, è ancora aperto. A quanto dicono i sondaggi, l’affluenza potrebbe anche superare il 50%. E il numero di persone che andranno alle urne potrebbe essere determinante: se l’affluenza è molto alta, il Sì risulta in vantaggio; se è bassa, è il No che passa in testa. Lo rileva il sondaggio di Youtrend.
A cura di Luca Pons
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Manca quasi esattamente un mese al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Le urne si apriranno tra poco più di quattro settimane e, al momento, i sondaggi mostrano un sostanziale equilibrio tra i Sì e i No. Mentre la politica si prepara allo sprint della campagna referendaria – che potrebbe vedere anche l'ingresso in campo di Giorgia Meloni – un dato sembra emergere in tutte le rilevazioni: se l'affluenza è alta, è in vantaggio il Sì; se è bassa, il No. Lo conferma anche il nuovo sondaggio realizzato da Youtrend per Sky Tg24.

Qui ci sono due ipotesi. La prima è che vada a votare solamente chi ha dichiarato che "sicuramente" andrà alle urne. In questo caso, l'affluenza sarebbe del 48%. Poco meno degli elettori parteciperebbe al referendum (che, vale sempre la pena di ricordarlo, non ha un quorum e quindi sarebbe comunque valido).

In questo scenario di affluenza bassa, i No rappresenterebbero il 51,5% dei voti mentre il Sì si fermerebbe al 48,5%. La riforma della giustizia del governo Meloni sarebbe bocciata, con tutte le conseguenze politiche che ne deriverebbero (conseguenze che comunque i rappresentanti dell'esecutivo hanno minimizzato: no a una crisi di governo, no alla spaccatura della maggioranza).

Questo risultato mostra la rimonta che il No ha effettuato nelle ultime settimane. Infatti, rispetto al sondaggio svolto l'11 febbraio, il fronte di chi si oppone alla riforma è cresciuto dello 0,4%, mentre i Sì hanno perso lo 0,4%. Il divario, quindi, si è allargato di otto decimi.

Come detto, però, le cose cambiano se l'affluenza sale. Secondo il sondaggio, se si recassero a votare tutti coloro che hanno detto che ci andranno "sicuramente" o "probabilmente", l'affluenza arriverebbe al 59,6%. Un dato cresciuto dell'1,1% in una settimana. L'interesse nei confronti dell'appuntamento referendario sta salendo.

In questo scenario, la riforma passerebbe. I Sì vincerebbero con il 51%, il No sarebbe sconfitto con il 49%. Certo, si parla di distanze molto risicate in entrambi i casi. E soprattutto, in questo momento il trend premia chi vuole bocciare la riforma: rispetto a una settimana fa, i Sì sono scesi di ben l'1,6% mentre i No hanno guadagnato la stessa percentuale. Insomma, il distacco era di circa cinque punti e in pochi giorni è diventato di due.

Nelle prossime settimane il No continuerà a crescere, fino a superare i Sì anche nei casi di affluenza più alta? Oppure il Sì vedrà un ‘ritorno di fiamma', guadagnandosi un vantaggio più rassicurante? La risposta a queste domande potrebbe dare un'indicazione importante su come andrà, effettivamente, il referendum.

Molto avrà a che fare anche con le mosse della politica. È innegabile, infatti, che ormai il voto sulla riforma sia diventato anche uno scontro tra partiti per molti elettori. Non è un caso che, nel sondaggio, oltre il 75% dei sostenitori del centrodestra si schierino per il Sì; dall'altra parte, quasi l'80% degli elettori del campo largo sono intenzionati a votare No. I sostenitori di altre forze politiche sono più divisi, anche se tendono a essere più favorevoli al Sì.

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