Fino ad oggi gli stranieri erano rimasti esclusi dall'assegno. Da oggi è stata sbloccata la procedura per l'erogazione del Reddito di cittadinanza alle famiglie di extracomunitari che ne hanno diritto. Lo ha fatto sapere l'Inps spiegando che il decreto del ministero del Lavoro di concerto con gli Esteri ha definito l'ambito di applicazione della norma sui documenti da produrre per ottenere la carta Rdc.

Solo i cittadini provenienti da 19 Paesi dovranno produrre la documentazione aggiuntiva mentre per gli altri, se ci sono i requisiti, si sblocca la domanda e arriva la carta. Con cadenza quindicinale arriveranno anche gli arretrati.

La questione era stata sollevata anche da alcune associazioni lo scorso settembre. Dopo la partenza del sussidio, nell'aprile del 2019, l'istituto di previdenza, con la circolare n. 100 del 5 luglio, aveva infatti bloccato l’esame di tutte le domande dei cittadini stranieri. Per questo Asgi, Avvocati per Niente, Fondazione Guido Piccini, e Naga, dopo aver sollecitato l'Inps senza successo, avevano presentato un ricorso al Tribunale di Milano, denunciando la grave discriminazione ai danni dei cittadini stranieri.

La vicenda partiva dall"emendamento Lodi‘, introdotto in sede di conversione del decreto legge n. 4/19 che ha dato il via al reddito di cittadinanza. L'emendamento prevedeva l'obbligo per tutti i cittadini extracomunitari di produrre, non solo l'attestazione ISEE come i cittadini italiani e europei, ma anche una certificazione "rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall'autorità consolare italiana" che dimostrasse la situazione reddituale e patrimoniale all’estero nonché la composizione del nucleo familiare. Una documentazione difficile da reperire.
Per le associazioni di trattava di una richiesta già di per sé illegittima, perché l'ISEE viene già rilasciato dopo le verifiche dell'Agenzia delle entrate alla quale sia italiani che stranieri devono denunciare redditi e patrimoni esteri. In ogni caso presentare i documenti richiesti era molto complicato, vista l'inesistenza, nei Paesi di provenienza, di un adeguato sistema di certificazione.
La norma sul Rdc prevedeva comunque che un successivo decreto ministeriale stabilisse i Paesi per i quali è "oggettivamente impossibile" procurarsi tale documentazione, ma il termine per l'emanazione del decreto era scaduto il 18 luglio scorso e il decreto non era stato più emanato.