Il numero dei contagi da Covid-19 è ancora molto alto: l'ultimo bollettino indica 34.767 nuovi casi e 692 morti. Segnali di un lieve miglioramento arrivano invece dal rapporto tra positivi e tamponi effettuati, passato da una percentuale del 15,6% al 14,6%, e la minore crescita dei ricoverati in terapia intensiva. Ma per il governo l'obiettivo a ridosso di Natale è l'indice di contagio Rt inferiore a 1 in tutte le Regioni. Solo a quel punto di potrà prevedere una mitigazione delle misure, e alcune Regioni potrebbero passare a una fascia di rischio più bassa. Dal 27 novembre intanto alcune Regioni come il Piemonte e la Lombardia potrebbero uscire dalla zona rossa.

"I primi segnali in controtendenza dopo le settimane di crescita vertiginosa del contagio si vedono, ma sono ancora del tutto insufficienti – ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza – La pressione sui servizi sanitari è fortissima", pertanto "dovremo ancora resistere. Guai a interpretare questi primi segnali come un liberi tutti".

Il monito che arriva dal governo è lo stesso: non si può abbassare la guardia. E quindi anche se con il nuovo dpcm che dovrebbe entrare in vigore allo scadere di quello attuale, e cioè il prossimo 3 dicembre, ci saranno alcuni allentamenti delle misure restrittive anti Covid per dare un po' di respiro a commercianti e ristoratori, non potrà esserci un'apertura indiscriminata dei confini regionali e di tutte le attività. Per il momento non ci sono ancora notizie ufficiali sul coprifuoco, che però potrebbe slittare di due ore, e sugli orari di bar e ristoranti, che nelle zone gialle potrebbero rimanere aperti fino alle 22.

Quando tornano le lezioni in presenza

Ma per il prossimo mese insomma le limitazioni resteranno, così come i divieti di spostamenti da e verso le Regioni più a rischio. E questo vale anche per la scuola. Al momento, anche nelle Regioni gialle, le scuole secondarie di secondo grado sono chiuse, e per i ragazzi delle superiori c'è ancora la didattica a distanza. In zona rossa poi la didattica a distanza è stata estesa anche per le seconde e terze medie. Le classi che fanno lezione da remoto, così come le università, non dovrebbero subire variazioni per tutto il periodo pre natalizio e natalizio: almeno fino al prossimo 7 gennaio non sarà possibile tornare fra i banchi.

L'appello dei presidi

Più di 3 milioni di studenti a casa "sono una sconfitta per il Paese. Con la didattica a distanza si potrà andare avanti per un po', specie con i ragazzi più grandi. Ma non è pensabile di finire l’anno scolastico così, sarebbe un prezzo altissimo", ha detto oggi a ‘La Repubblica' Antonello Giannelli, presidente dell'associazione nazionale presidi.

"Forse si arriverà a dopo le vacanze di Natale. Non vorrei essere frainteso: tutti noi vogliamo la scuola in presenza, ma questo deve avvenire senza pregiudicare la salute. Per questo dico che intanto bisogna darsi da fare, altrimenti non ci saranno le condizioni per la riapertura o finiremo per aprire e tornare subito dopo a chiusure localizzate – ha aggiunto – Partiamo da quella che compete al ministero all’Istruzione: vanno garantiti i supplenti. Bisogna comprare più mezzi e assumere autisti. E integrare il sistema pubblico con i privati che ora non lavorano, penso ai bus turistici. La sanità territoriale deve essere messa in condizione di intervenire con rapidità nelle scuole, dalle materne alle superiori".

"Ce la si può fare, ma con un cambio di mentalità. Bisogna correre e certo non con i tempi dell’ordinaria burocrazia", ha sottolineato.