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Quando anche Pertini scelse di presiedere una seduta del Csm a difesa delle istituzioni come ha fatto oggi Mattarella

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha presieduto una seduta del Consiglio superiore della magistratura in un momento di forte tensione politica, richiamando il rispetto tra istituzioni. Il gesto richiama quello di Sandro Pertini nel 1980, quando la sua presenza al Csm difese l’autonomia della magistratura in un periodo di terrorismo e violenza.
A cura di Francesca Moriero
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Esistono passaggi in cui la forza di un atto istituzionale non sta tanto nelle parole pronunciate, quanto nel luogo scelto e nel momento in cui si decide di pronunciarle. L'ingresso di questa mattina del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al plenum del Consiglio superiore della magistratura, avvenuto a sorpresa, appartiene a questa categoria. Non era mai accaduto, nei suoi undici anni di mandato, che il capo dello Stato presiedesse una seduta ordinaria del Consiglio: lo ha ricordato lui stesso, quasi a sottolineare la straordinarietà della decisione.

Il contesto è quello di uno scontro politico che si è fatto via via più aspro, alimentato dalle parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che appena pochi giorni fa ha definito "paramafioso" il sistema delle nomine del Csm. Dichiarazioni che hanno contribuito a irrigidire il confronto in vista del referendum sulla giustizia del 22 e del 23 marzo, trasformando la dialettica tra poteri in un terreno scivoloso, dove il rischio di delegittimazione reciproca è davvero concreto.

È in questo clima che Mattarella ha scelto di sedersi al tavolo del Consiglio, non per intervenire nel merito della polemica, né per blindare l'organo da ogni critica, ma per riaffermarne il rilievo costituzionale e per ricordare che il rispetto tra istituzioni non è una formula retorica ma una condizione di equilibrio democratico. Ha parlato di "necessità e desiderio" di ribadire il valore del Csm e, soprattutto, di richiamare "particolarmente le altre istituzioni" a manifestare rispetto nei confronti dell’organo di autogoverno della magistratura. Un passaggio calibrato, che non cancella certo la legittimità delle critiche, perché anche il Csm, come ha riconosciuto, può avere difetti, lacune ed errori, ma che pone però un argine alla delegittimazione.

Un richiamo alla storia della Repubblica

Non è la prima volta però che un Presidente compie un gesto simile. A ricordarlo è stato Giovanni Bachelet, presidente nazionale del Comitato ‘Società Civile per il No', intervenendo questa mattina a Teramo, a margine della presentazione del Comitato. Il riferimento è a una delle ultime sedute del Csm prima dell'assassinio di suo padre, Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio del Consiglio superiore della magistratura, ucciso dalle Brigate Rosse nel febbraio 1980. In quei giorni, un parlamentare aveva attaccato duramente la magistratura, arrivando a definire Magistratura Democratica "fiancheggiatrice delle Brigate Rosse".

In quel contesto, Sandro Pertini decise di presiedere personalmente il Csm. Non si trattò solo di un gesto simbolico: in un Paese scosso dal terrorismo e dalla paura, la sua presenza mandò un segnale chiaro di difesa dello Stato, della legalità e dell'autonomia della magistratura. Il Consiglio approvò una dichiarazione unanime di solidarietà e tutela dell'indipendenza dei magistrati, dimostrando che l'istituzione repubblicana poteva resistere anche di fronte alla violenza. Quel gesto è rimasto nella memoria collettiva come esempio di presidio morale e istituzionale, quello di un Presidente che interviene per proteggere le regole e il funzionamento dello Stato, ribadendo che la magistratura è un pilastro della democrazia.

Il parallelismo con Mattarella

Le stagioni non sono certamente sovrapponibili: il 1980 era segnato dal terrorismo e dal sangue, il confronto di oggi si muove in un conflitto politico acceso ma comunque pienamente interno alle regole democratiche. Ma il parallelismo ricordato da Bachelet, però, racconta un punto comune, e cioè che quando l'equilibrio tra poteri appare incrinato, il Presidente della Repubblica può scegliere di rendere visibile la propria funzione di garante, assumendo in prima persona la presidenza del Csm per difendere l'equilibrio della Costituzione. Non si tratta di un intervento contro il governo, né a favore di una parte della magistratura. Serve solo a ricordare come devono funzionare le istituzioni. Lo dimostra anche la reazione di Nordio, che ha detto di "apprezzare e condividere" il richiamo al rispetto reciproco, impegnandosi a mantenere la discussione sul referendum nei limiti di una contrapposizione pacata.

Come fece Pertini in una stagione infinitamente più drammatica, anche oggi il Capo dello Stato ha scelto di sedersi al tavolo del Consiglio per ricordare che l'autonomia della magistratura non è una questione di parte, ma un pilastro dell'intera architettura costituzionale.

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